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La natura che scavalca ostacoli

La cooperazione è connaturata con qualsiasi pratica coerente di gestione del territorio improntata alla cosiddetta “sostenibilità” o, quanto meno, attenta alla tutela della biodiversità.

  • Massimo Grisoli, direttore Ente di gestione delle Aree protette del Po cuneese
  • ottobre 2013
Martedì, 11 Marzo 2014
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La natura che scavalca ostacoli
Biciclettata Monviso in gioco Saluzzo - Mont Dauphin: costumi
Foto: R. Ribetto - Foto: archivio Parco
Le col agnel sans efforts!
Foto: archivio Parco
Mont Dauphin
Foto: archivio Parco
Monviso
Foto: archivio Parco
Scorcio panoramico
Foto: archivio Parco
Scorcio panoramico
Foto: archivio Parco
Scorcio panoramico
Foto: archivio Parco

A volte la natura dei luoghi stimola o facilita il superamento delle barriere amministrative, sempre eccessive quando si ha a che fare con i valori ambientali  e naturalistici. E’ il caso del Monviso e dei suoi guardiani: il “grande” Parc naturel régional du Queyras, dalla parte francese e l’apparentemente “piccolo” Parco del Po cuneese, dalla parte italiana, il cui territorio a “gestione diretta” è stato ridotto per più del 80%, dopo l’entrata in vigore della Legge Regionale n. 19/2009.

Nonostante le differenze di dimensioni e di assetto amministrativo, con un cammino iniziato nel 2009 i due enti parco hanno portato a termine un Piano Integrato Transfrontaliero (PIT) realizzato con i fondi della Comunità Europea (AlCoTra 2007-2013), per il quale il “Po cuneese” ha lavorato in qualità di capofila e che ha permesso ad una pluralità di enti ed associazioni di investire circa 10 milioni di euro in sei ambiti, identificati chiaramente dalle originali denominazioni ad essi attribuite: “SlowTourisme”, “Cyclo-Territorio”, “Le montagne produit qualità”, “Cultura des Hautes-Terres”, “Savoir Legno” e “Risorsa Monviso”.
Quest’ultimo ambito, o “sottoprogetto”, in particolare, ha visto impegnati i due parchi come cuore pulsante di un vasto territorio (oltre quattrocentomila ettari, con quasi trecentomila abitanti), per il quale essi hanno guadagnato il prestigioso riconoscimento di area MaB (Man and Biosphere) UNESCO.
Le amministrazioni delle due aree protette hanno saputo dunque “prendere per mano” ed accompagnare, nell’avventura di una valorizzazione a scala internazionale, ottantotto Comuni su due province, di parte italiana e ventidue Comuni di due dipartimenti, dal lato francese.
Tra gli altri risultati (www.monviso.eu) il “Contratto di fiume dell’Alto Po”, che si auspica possa divenire strumento d’elezione per favorire la pratica della “governance” ed il coordinamento tra le politiche di gestione del territorio, anche a livello interregionale italiano, come auspicato dall’Autorità di Bacino del fiume Po.

E, per quanto riguarda le ulteriori prospettive di collaborazione nell’immediato futuro, la realizzazione di un nuovo progetto che la Regione Piemonte ha finanziato ed affidato al Parco del Po cuneese come stazione appaltante: il recupero del “tunnel delle Traversette”, forse più noto come “Buco di Viso”, storico traforo per il passaggio pedonale tra la Valle Po ed il vallone francese del Guil.
Il cammino di cooperazione sin qui compiuto non è stato, ovviamente, una ”passeggiata”: ai limiti imposti dalle differenze prima citate, si sono aggiunte immaginabili difficoltà di ordine culturale, ma l’esperienza compiuta ha sostanzialmente confermato amministratori ed operatori degli enti parco coinvolti nella volontà di proseguire sulla strada intrapresa, rafforzando lo spirito di collaborazione e condivisione maturato.

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Regione Piemonte Parco del Po cuneese Monviso

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