L'Ente di gestione delle Aree Protette dell'Appennino Piemontese, tra le proprie finalità istituzionali, è impegnata da anni nella valorizzazione delle pratiche agro-silvo-pastorali tradizionali locali, attraverso la promozione dell'allevamento zootecnico di razze locali di bestiame e il recupero diretto di prati pascolo e prati da sfalcio.
La Fiera del bestiame delle antiche razze locali di Capanne di Marcarolo
In questo contesto viene organizzata ogni anno la Fiera del bestiame delle antiche razze locali di Capanne di Marcarolo a Bosio (AL) che quest'anno si terrà domenica 27 luglio. L'obiettivo è, nell'ambito del piano di sviluppo socio-economico, incentivare un'economia locale alternativa, in grado di competere sul mercato con l'alta qualità e la tipicità ma anche promuovere i prodotti locali, molto più ecosostenibili di quelli puramente commerciali.
Senza dimenticare il valore storico, culturale e folcloristico delle varietà agricole e delle razze zootecniche locali, che possono contribuire alla valorizzazione e alla promozione del territorio dell'Appennino Settentrionale. In occasione della Fiera si promuovono le razze bovine del territorio appenninico "delle quattro province" (Alessandria, Genova, Pavia, Piacenza) ma, più in generale, le razze locali in pericolo di abbandono del Piemonte. Nell'ambito della manifestazione i visitatori possono visitare anche un'ampia area stand con numerose bancarelle di prodotti tipici e di artigianato locale e diversi punti ristoro che offrono piatti tipici della zona. Sono previste inoltre dimostrazioni di lavoro agricolo e forestale come la tradizionale trebbiatura, il trasporto a basto di legname, l'uso di carri agricoli a trazione animale, taglio della legna e realizzazione di manufatti in legno. Per i più piccoli verranno organizzate attività didattiche e creative legate al mondo rurale. Da non perdere, infine, la mostra fotografica "Ritratti in fiera", con foto di Marco Tiso, frutto di un progetto di promozione e valorizzazione realizzato in collaborazione con Piemonte Parchi. La fiera sarà servita da un servizio di bus navetta gratuito per il trasporto dei visitatori dai parcheggi agli ingressi della manifestazione.
La razza "Montagnina" dell'Appennino delle quattro province
Fino agli Anni '60 la Fiera del bestiame di Sant'Isidoro era l'evento più importante del territorio di Marcarolo. Organizzata tradizionalmente il 23 luglio di ogni anno, vedeva la partecipazione di centinaia di capi di bestiame bovino portati da allevatori provenienti da tutto il territorio dell'Appennino ligure-piemontese. A quel tempo la razza più diffusa nel territorio appenninico delle quattro province era la "Montagnina" (per i registri anagrafici razza "tortonese-varzese"), una razza molto rustica, considerata a triplice attitudine (latte, carne e lavoro).
Il suo aspetto è il tipico mantello fromentino (color frumento) con le corna a forma di lira dirette verso l'alto e ripiegate all'indietro e la taglia è media con un'altezza al garrese nei tori di 130-145 cm e nelle vacche adulte di 120-135 cm. Si tratta di una razza estremamente longeva, che può arrivare ad essere produttiva, in casi non poi così rari, fino all'età di 20 anni. Oggi, viene allevata sia per la buona produzione di latte (da 1.500 a 3.100 kg di latte all'anno) sia per l'ottima carne considerata di particolare sapidità, mentre l'utilizzo da lavoro è relegato ad attività dimostrativa e folcloristica.
La caratteristica peculiare del latte della 'Montagnina' è la maggior ricchezza di grassi e proteine rispetto a quello di altre razze (in media il 4% di grasso, il 3,5% di proteine ed il 5% di lattosio), mentre la dimensione dei globuli lipidici è minore, cosicché risulta più digeribile. La presenza inoltre di K-caseine di tipo B rende il suo latte particolarmente adatto alla caseificazione e alla produzione di ottimi formaggi. La sua capacità di pascolamento anche in zone impervie, la rende adatta a essere allevata sull'Appennino, anche in zone dove i foraggi sono tipicamente "poveri".
L'importanza delle razze locali
Al giorno d'oggi l'allevamento industriale si fonda su un ristrettissimo numero di razze selezionate per la loro alta produttività e la capacità di adattarsi alle dinamiche degli allevamenti intensivi. Questo approccio mette in serio pericolo le razze locali, che rischiano di estinguersi rapidamente e in modo del tutto innaturale.
Eppure, proprio queste razze autoctone rivestono un ruolo fondamentale sotto molteplici aspetti: si adattano meglio a climi differenti e a territori anche impervi, frutto di un processo di selezione maturato nel tempo; risultano inoltre generalmente più resistenti a malattie ed epidemie rispetto alle razze commerciali, ma questo fattore sicuramente è dovuto anche alla tipologia di allevamento, praticato secondo pratiche estensive, biologiche e più attente al benessere animale e all'equilibrio ecologico. Ne derivano di conseguenza anche prodotti di qualità superiore e un impatto ambientale nettamente inferiore rispetto alle sicuramente più impattanti produzioni intensive.
Recuperare le razze locali significa salvaguardare un prezioso patrimonio genetico e valorizzare i prodotti artigianali legati alla storia, alla tradizione culturale e all'economia dei territori marginali spesso svantaggiati. Supportare queste realtà vuol dire anche sostenere i piccoli produttori locali che, spesso operando in condizioni difficili, si ritrovano a fronteggiare un mercato che rende sempre più difficile la loro sopravvivenza.
Un sistema alimentare equo, sano, rispettoso dell'ambiente e del benessere animale
Il tema di un sistema alimentare equo, sano, rispettoso dell'ambiente e del benessere animale, è di estrema attualità. L'impatto negativo dell'attuale sistema industriale di produzione della carne è ormai evidente, così come anche la necessità di una transizione proteica dei nostri sistemi alimentari verso opzioni più sostenibili e vegetali, riducendo il consumo di carne. Una reale opportunità la offre il nostro recente passato attingendo dalla nostra cultura materiale e dagli aspetti virtuosi della tradizione (saperi, pratiche), che hanno saputo garantire nel tempo l'equilibrio fra uomo e natura. La soluzione probabilmente non va ricercata rifiutando l'allevamento, ma cercando di cambiarlo orientando le politiche agricole verso chi mette in atto pratiche ecologicamente e socialmente sostenibili.
In Piemonte gli interventi programmati per soddisfare le esigenze individuate nel contesto dell'obiettivo specifico 6 del CSR (Complemento Sviluppo Rurale), riguardano prevalentemente l'adozione di pratiche agricole che concorrono a migliorare la gestione del suolo, nonché tutelare e valorizzare la biodiversità e il paesaggio rurale, mentre l'obiettivo specifico 9 è quello di migliorare la risposta dell'agricoltura alle esigenze della società sull'alimentazione e salute con alimenti sani, nutrienti e sostenibili, lotta agli sprechi alimentari e tutela del benessere animale.
A livello settoriale emerge la necessità di accompagnare e sostenere sempre con maggior forza il comparto zootecnico verso modelli di allevamento più sostenibili ed etici. Tra gli interventi più significativi in termini di dotazione finanziaria figurano il pagamento per la gestione di pascoli permanenti e l'allevamento di razze animali autoctone a rischio di estinzione/erosione genetica.
Il recupero dei prati per la conservazione delle specie e degli habitat comunitari
Le aree prative sono state create dall'attività dell'uomo e sono state mantenute nel tempo grazie all'attività agricola e al pascolo. La creazione delle aree prative ha portato molte specie vegetali e animali ad adattarsi a questo habitat. Nel corso della coevoluzione molte specie sono diventate intrinsecamente unite a questi habitat diventando esclusive. Un complesso mosaico di ecosistemi e specie associate si è formato e stabilizzato. Questo sistema agroecosistemico è stato stravolto negli ultimi decenni dalla eccessiva meccanizzazione dell'agricoltura, dal sovrapascolo, dall'urbanizzazione oppure dall'abbandono delle aree agricole meno redditizie. I prati da sfalcio e i pascoli, se non utilizzati dall'uomo, tendono in maniera naturale a essere ricolonizzate dal bosco. In questo modo una grande parte di biodiversità viene persa e il territorio diviene più omogeneo ed uniforme. La banalizzazione lo rende anche più sensibile, ad esempio, ai cambiamenti climatici e alle invasioni da parte di specie aliene, soggetto ad estinzioni locali, meno fruibile e meno redditizio. Questa porzione di biodiversità è pertanto tutelata dalle normative europee ed è considerata "man-dependent" ovvero che la sua sopravvivenza dipende dall'attività dell'uomo. L'Ente di Gestione ha tra i suoi doveri quello di salvare e conservare a lungo termine gli habitat e le specie minacciati di estinzione e protetti a livello comunitario. In questo caso conservare significa agire per mantenere le aree di prato pascolo e le specie che ne dipendono. Un'agricoltura sostenibile e il pascolo opportunamente gestito sono elementi chiave, che consentono il mantenimento della maggior parte degli habitat semi-naturali.
Tra le specie animali strettamente legate ai prati vi sono molti invertebrati tra i quali i più noti sono le farfalle. Il Piemonte ospita oltre un terzo delle specie Europee e tra le specie più minacciate di estinzione troviamo in Europa le specie legate alle praterie. Sono ben sedici le specie italiane sono rigorosamente protette dalla Comunità Europea.
L'abbandono delle aree rurali o il loro degrado non genera quindi solo una perdita economica e culturale ma anche la perdita di una grossa fetta del nostro patrimonio naturale.
