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La brughiera, cos'è e come tutelarla

Scopriamo insieme un habitat naturale presente nella nostra regione - che in alcuni casi può ricordare paesaggi tipici dell'Africa - che costituisce un importante ambiente per la biodiversità e per questo è tutelato dall'Unione Europea con uno specifico progetto LIFE.

  • Alice Gado
  • Novembre 2023
Giovedì, 18 Gennaio 2024
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A sinistra: Riserva naturale della Vauda (Foto: Alice Gado, Ente Parchi Reali); a destra: Masai Mara National Reserve, Kenia (Foto da Canva) A sinistra: Riserva naturale della Vauda (Foto: Alice Gado, Ente Parchi Reali); a destra: Masai Mara National Reserve, Kenia (Foto da Canva)

Ad un primo sguardo, i due ambienti della foto qui sopra possono ricordare la savana e rappresentare una scoperta inaspettata durante una passeggiata. La "landa", infatti, è un ambiente spesso pianeggiante, uno spazio aperto con terreno prevalentemente argilloso o sabbioso, dove crescono erbe e arbusti; se il brugo (Calluna vulgaris) è abbondante, prende allora il nome più specifico di brughiera. Nonostante l'aspetto povero, moltissimi insetti impollinatori, fondamentali tasselli nei cicli biologici, trovano rifugio in queste zone attraendo piccoli mammiferi e avifauna.

Si tratta di habitat che perlopiù sono il frutto di situazioni indotte da attività umane, che in condizioni naturali tendono a evolvere verso il bosco. Queste terre povere e inadatte all'agricoltura, possono essere utilizzate per decenni come pascoli o prati sfalciati e, quando questa forma di gestione è cessata, anche la brughiera ha progressivamente perso le condizioni che ne favorivano la permanenza. Tuttavia, data l'importanza di questi ambienti sotto il profilo paesaggistico e della biodiversità (tant'è che sono considerati di interesse conservazionistico a livello europeo, ai sensi della Direttiva 92/43/CEE), appare necessario mantenerne almeno una parte, adottando strategie ad hoc che consapevolmente, governino le dinamiche naturali per "contenere" l'evoluzione vegetazionale a fasi più "primitive".

Il progetto LIFE-Drylands

In questo contesto si sviluppa il progetto LIFE-Drylands, ideato e condotto dal Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dall'Università di Pavia, sotto la direzione scientifica della professoressa Silvia Assini. Il progetto ha per obiettivo la conservazione degli habitat tipici delle zone aride, mediante la produzione di linee guida per la loro tutela e gestione.

Al progetto, finanziato dall'Unione Europea e cofinanziato da Fondazione Cariplo, partecipano in qualità di partner: la Rete degli Orti Botanici della Lombardia, l'Università di Bologna, l'Ente di gestione del Parco Lombardo della Valle del Ticino, l'Ente di gestione delle Aree protette del Po Piemontese e l'Ente di Gestione delle Aree protette del Ticino e del Lago Maggiore. Recentemente, l'iniziativa ha coinvolto altri enti gestori come l'Ente di gestione dei Parchi Reali, interessati a condividere e sperimentare gli esiti dello studio nella Riserva Naturale della Vauda.

Le otto aree di intervento sono localizzate in Piemonte e in Lombardia, all'interno di siti della Rete Natura 2000, vale a dire facenti parte della rete europea realizzata per la conservazione di habitat e di specie di flora e fauna importanti per la biodiversità.

I focus del progetto 

Gli obiettivi del progetto sono sei. Ripristinare la struttura tipica degli habitat target mediante un approccio dinamico che renda possibile preservare un mosaico di vegetazione pioniera (con suolo nudo), intermedia (con erbe perenni e/o arbusti nani) e matura (macchie arbustive a contatto con le comunità forestali); controllare e ridurre le specie invasive legnose come Robinia pseudoacacia, Prunus serotina e Ailanthus altissima, maggiormente responsabili della perdita di biodiversità negli habitat target; migliorare la composizione floristica, con conseguente aumento della diversità vegetale, negli habitat target; creare nuovi patches (appezzamenti) in specifici habitat target: 1.450 mq (Ansa di Castelnovate), 10.825 mq (Confluenza Po-Sesia-Tanaro e Lame del Sesia e Isolone di Oldenico), (8.800 mq (Brughiera del Vigano e Brughiera del Dosso); produrre, trasferire e replicare linee guida per la gestione e il monitoraggio degli habitat target sulla base dei risultati del progetto, con l'obiettivo di fornire modelli di gestione in un'ottica di evidence-based conservation; sensibilizzare il grande pubblico e gli stakeholders sull'importanza degli Habitat Natura 2000 promuovendo il progetto e diffondendone i risultati, anche tramite innovativi progetti didattici.

Il futuro dell'habitat "Lande secche europee"

Per la gestione e il mantenimento di questo habitat, sarà in primo luogo essenziale la condivisione da parte degli enti impegnati nella conservazione ambientale, delle linee guida in via di stesura grazie al progetto Drylands. Nel contempo è indispensabile la sensibilizzazione dei cittadini che vivono questi territori, in modo da agevolarne un costante monitoraggio e una fruizione consapevole e competente.

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