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Quando la prateria è curata dal parco

Il personale delle Aree protette dell'Appennino Piemontese ha terminato i lavori di mantenimento delle praterie e dei prati pascolo di interesse comunitario, oggetto di importanti progetti di ripristino e miglioramento di habitat di interesse comunitario.

  • Lorenzo Vay
  • Dicembre 2020
Sabato, 2 Gennaio 2021
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Nella foto, esemplare di Zerynthia polyxena  e il guardiaparco Maurizio Ferrando, impegnato nel lavoro sul campo | Foto arc. Ente parco Nella foto, esemplare di Zerynthia polyxena e il guardiaparco Maurizio Ferrando, impegnato nel lavoro sul campo | Foto arc. Ente parco

 

Siamo nel territorio del Sito Natura 2000 e Parco naturale delle Capanne di Marcarolo. Le aree interessate dagli interventi hanno una importanza strategica sia da un punto di vista agronomico sia per la conservazione della biodiversità.

Il personale operaio e i guardiaparco dell'ente quest'anno hanno provveduto alla trinciatura delle pertinenze delle cascine Moglioni, Merigo, Pizzo e Magge a Capanne di Marcarolo nei comuni di Bosio e Casaleggio Boiro (AL) e hanno garantito il funzionamento costante dei recinti elettrici realizzati a protezione dei terreni interessati.

Negli anni, l'Ente di gestione delle Aree protette dell'Appennino piemontese si è dotato, grazie a un finanziamento del P.S.R. (Piano di Sviluppo Rurale) e al coordinamento del Settore regionale Biodiversità e Aree Naturali, di un piccolo trattore e una trincia per svolgere in autonomia i lavori agricoli di campo e ha garantito al personale l'acquisizione dell'attestato di formazione per l'utilizzo dei mezzi agricoli e forestali. Inoltre, con le recenti assunzioni, l'ente ha potuto contare su un nuovo guardiaparco, Maurizio Ferrando, già esperto in pratiche agricole e in possesso dei requisiti per l'utilizzo del trattore e delle relative attrezzature.

Cos'è il Programma P.I.U.M.A.

Quando si parla di biodiversità è difficile comunicare l'importanza, ma anche la complessità, dei programmi e delle azioni messi in atto.

A partire dal 2000 il Parco naturale delle Capanne di Marcarolo ha avviato un programma a lungo termine di studi sulla biodiversità denominato Progetto di studio e gestione della biodiversità in ambiente appenninico che ha consentito, nel tempo, la raccolta di informazioni importanti sulle specie e sugli habitat di particolare interesse conservazionistico e sulle vocazionalità ambientali dell'Area protetta. Questa mole di dati ha portato nel dicembre 2009 alla redazione del Piano di gestione del Sito Natura 2000 "Capanne di Marcarolo", che comprende 3 Piani di Azione, i primi redatti e approvati in Piemonte, su avifauna, chirotteri e lepidotteri.

Successivamente, nel 2012, è stato approvato il programma P.I.U.M.A. (Programma di interventi unitari di miglioramento ambientale) con cui l'Ente di gestione dalle Aree Aree protette dell'Appennino Piemontese ha realizzato un importante progetto per per il ripristino di importanti habitat di interesse comunitario del Parco naturale delle Capanne di Marcarolo.

Dal 2012 fino a oggi l'ente ha continuato a garantire annualmente gli interventi di mantenimento degli habitat aperti, grazie al proprio personale e a quello del Settore Tecnico regionale di Alessandria e Asti e attraverso la convenzione con aziende agricole locali.

Gli interventi realizzati con il progetto P.I.U.M.A. hanno riguardato il recupero di praterie e prati pascolo nelle pertinenze di alcune cascine di Capanne di Marcarolo, ambienti essenziali per la conservazione delle più importanti popolazioni regionali delle farfalle Zerynthia polyxena e Euphydryas aurinia provincialis. 

L'importanza dei corridoi ecologici

Euphydryas aurinia provincialis e Zerynthia polyxena sono specie inserite rispettivamente negli allegati II e IV della Direttiva Comunitaria "Habitat" (92/43/CEE). Sono inoltre entrambe inserita fra le specie che necessitano di speciali misure per la conservazione dell'habitat dal gruppo di esperti sugli invertebrati della Convenzione di Berna.

Uno dei problemi più gravi per la loro conservazione è dato dall'abbandono delle aree prative con conseguente riforestazione. Inoltre, la capacità di dispersione degli adulti è molto bassa, pertanto le popolazioni esistenti sono confinate alle aree aperte sopravvissute e questo è un fattore negativo poiché non garantisce lo stato di metapopolazione, ovvero il mantenimento di una popolazione costituita da gruppi di individui (subpopolazioni) che vivono in isole o macchie (patch) ma con possibilità di connessione tramite fenomeni di diffusione degli individui.

Per questo è di fondamentale importanza il ripristino e il mantenimento delle aree aperte di prateria e prato pascolo, habitat di interesse comunitario, e la creazione di corridoi ecologici per garantire lo scambio genetico.

L'accertamento del successo di tale operazione è stato possibile attraverso il monitoraggio, coordinato dalla professoressa Simona Bonelli (ZooLab - Università di Torino), realizzato attraverso il metodo CMR (Cattura-Marcatura-Ricattura) il quale prevede che le farfalle adulte vengano catturate con un retino, marcate con un numero progressivo sulla pagina inferiore di una delle ali e poi rilasciate; mediante la ricattura degli individui già marcati è possibile stimare la consistenza della popolazione e studiare la propensione al movimento così come la selezione dell'habitat, fattori indispensabili per una corretta gestione.

 

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