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Come ti accompagno un turista in miniera

Si inaugurano il prossimo 15 giugno, le due miniere d'oro - la M1 e la M13 - che l'Ente di gestione delle Aree protette dell'Appennino piemontese ha destinato a una fruizione turistica nell'area delle Ferriere.

  • Lorenzo Vay
Lunedì, 10 Giugno 2019
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 Foto arc. Ente parco Foto arc. Ente parco

"Saieiva 'na vêgia istöia..." (Sapevo una vecchia storia...). Iniziano tutti così, di solito, i racconti della gente dell'Appennino piemontese, legati alle antiche miniere delle Ferriere, oggi nel Parco naturale delle Capanne di Marcarolo nonché Zona Speciale di Conservazione della rete europea Natura 2000.
Storie di esploratori e ricercatori, di filoni d'oro e piccole pagliuzze, di speranze e delusioni, di grandi imprese e semplici passatempo.
Protagonista di molte di queste storie è Bartolomeo Ferrando detto Berto, l'ultimo cercatore d'oro: classe 1897, figlio di un minatore vero, era considerato il "custode" delle miniere delle Ferriere. Descritto da molti quasi come un personaggio leggendario, uscito direttamente dalle pagine di Radiosa Aurora di Jack London, era un punto di riferimento per chiunque volesse avere informazioni sull'oro delle miniere, sempre disponibile e cordiale con tutti.

Il suo cavallo di battaglia era il racconto della "grotta stellata" che pare si raggiungesse attraverso un angusto cunicolo, ormai inesistente, che richiedeva una buona dose di coraggio: di giorno il sole filtrava attraverso la volta e si rifletteva sui cristalli di quarzo delle rocce creando meravigliosi giochi di luce; di notte si potevano guardare le stelle dalle fessure della volta.
Esperto e appassionato cercatore d'oro per diletto, Bartolomeo ha raccolto anche tanti attrezzi e documenti relativi alle attività di ricerca dell'oro delle miniere delle Ferriere che la sua famiglia ha successivamente donato al Museo storico dell'oro italiano.

Altri aneddoti sulle vecchie miniere sono stati raccontati nel romanzo, pubblicato nel 2004, Il vecchio della Fuìa di Gianni Repetto, ex presidente del Parco Capanne di Marcarolo: gli stessi che hanno ispirato il cortometraggio Gaito delle miniere di Elisa Ravarino, girato interamente all'interno del Parco Naturale delle Capanne di Marcarolo e interpretato dai residenti nell'area protetta. 

Da miniere d'oro a scrigno di biodiversità

Oggi le miniere delle Ferriere sono considerate, a livello nazionale, tra le più importanti dal punto di vista mineralogico, geologico e naturalistico. L'area è caratterizzata dalla presenza di estesi e ben evidenti affioramenti di rocce particolarmente peculiari, quali le ultramafiti (rocce del mantello terrestre), di diverse varietà metamorfiche; di importanza addirittura mondiale sono gli affioramenti delle brecce serpentinitiche silicizzate con presenza di oro, indicati nella letteratura internazionale con il nome di "listwaeniti".
L'areale delle miniere delle Valli del Gorzente e del Piota sono comprese, inoltre, nel complesso ofiolitico noto con il nome di "Gruppo di Volti" il quale, benché geograficamente inserito nell'Appennino ligure-piemontese, dal punto di vista geologico, fa parte delle Alpi, sia per le associazioni litologiche, sia per i lineamenti strutturali che lo interessano.
Il definitivo abbandono dell'attività estrattiva ha consentito una graduale rinaturalizzazione delle miniere, trasformandole in un vero scrigno di biodiversità con habitat assimilabili alle grotte naturali le quali ospitano oggi una importante fauna troglofila (che vive anche in ambienti ipogei come le grotte) con diverse specie di interesse comunitario
La fauna delle miniere è, allo stato attuale delle conoscenze, costituita da 5 specie di invertebrati (un crostaceo Adroniscus sp, due aracnidi Nesticus eremita e Meta menardi, un insetto Gryllomorpha dalmatina e un mollusco Oxychilus sp) e da 5 specie di vertebrati (un anfibio Speleomantes strinatii, endemismo dell'Italia nord occidentale e quattro mammiferi Rhinolophus ferrumequinum, Rhinolophus hipposideros, Myotis daubentoni e Plecotus austriacus).

Il Museo dell'oro, polo di interpretazione delle Aree Aurifodine

L'iniziativa di valorizzazione dei siti minerari delle Valli Piota e Gorzente si inserisce in un contesto ambientale e storico di elevato interesse, afferente al territorio dell'Appennino piemontese compreso tra la Val Lemme e le Valli Stura e Orba. Il baricentro del progetto di riqualificazione delle miniere d'oro del Parco Capanne di Marcarolo è l'asse Lago della Lavagnina / Valle del Rio Moncalero sul quale è localizzata la maggior parte dei siti minerari ancora accessibili; da qui si dipartono le principali vie di accesso al complesso dei cumuli di ciottoli derivanti dalla lavorazione dei minerali pregiati, le Aurifodine, tradizionalmente attribuiti all'epoca romana.

Il percorso didattico-escursionistico delle ex miniere d'oro delle Valli Gorzente e Piota e il Museo dell'Oro, saranno pertanto i punti di referenza per le offerte di informazione didattica, culturale e turistica del territorio. Il Museo dell'Oro in particolare, costituito dal geologo Giuseppe Pipino nell'aprile del 1987 a Predosa e che si trasferirà prossimamente presso Palazzo Baldo a Lerma, si configura come Centro di interpretazione del complesso delle Aurifodine, con diverse sezioni tematiche riguardanti gli aspetti relativi all'estrazione e alla lavorazione dei minerali, le peculiarità archeologiche e storiche locali, la geologia e mineralogia dell'area.

Cosa bisogna sapere prima di entrare nelle Miniere d'oro delle Ferriere

Al fine di ottemperare gli obblighi comunitari in materia di conservazione delle specie e degli habitat, l'Ente di gestione del parco ha adottato un protocollo di regolamentazione del flusso dei visitatori alle miniere: è prevista la possibilità di visita, su prenotazione, nel periodo dal 15 aprile al 15 ottobre, in comitive di 8 persone al massimo, accompagnati da una guida specializzata che può essere un guardiaparco o una guida naturalistica.

Il cronoprogramma delle visite prevede un massimo di due visite a settimana per un massimo di quattro gruppi per ciascuna giornata, scaglionati ad almeno 30 minuti uno dall'altro. I visitatori devono essere dotati di stivali in gomma mentre l'Ente fornirà un caschetto da speleologia, una pila frontale a luce fredda rossa e un gilet arancione ad alta visibilità. All'interno delle cavità non è consentito l'uso di flash. L'accesso dei gruppi deve prevedere una fase preliminare di informazione sulle modalità di comportamento all'interno delle cavità, al fine di evitare danni alla fauna ipogea.

Info e prenotazioni: www.areeprotetteappenninopiemontese.it

Esemplare di Ferro di cavallo minore (foto arc. Ente parco)
A sinistra, Nesticus eremita e a destra, Meta menardi  (foto arc. Ente parco)
Durante un monitoraggio di pipistrelli  (foto arc. Ente parco)

Per saperne di più

• Piano Stralcio delle Aree Aurifodine (D.C.R. n. 307-52921 del 10 dicembre 2009)
• Il Parco "geologico" delle Capanne di Marcarolo - G.Pipino / La Provincia di Alessandria 1990
• http://www.areeprotetteappenninopiemontese.it 
• http://www.minieredoro.it 
• https://www.isral.it

 

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