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Val d'Ossola, una montagna accogliente per davvero

All'indomani della recente approvazione della Carta etica della montagna da parte della Regione Piemonte al fine di valorizzare l'economia locale delle terre alte, legandola a una frequentazione turistica sostenibile e socialmente inclusiva, le Aree protette dell'Ossola danno il buon esempio il buon esempio con quattro nuovi bivacchi sulle Alpi Pennine e Lepontine. 

 

  • Paolo Crosa Lenz
  • Maggio 2019
Venerdì, 17 Maggio 2019
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Scorcio dell'Alpe Veglia (Foto T. Farina) Scorcio dell'Alpe Veglia (Foto T. Farina)

Con lo scioglimento delle ultime nevi di un inverno tutto sommato asciutto, la primavera pone precocemente il tema dell'escursionismo, nodo del futuro ruolo dell'ambiente alpino nell'Europa contemporanea. Lasciamo a tecnici, politici e accademici il compito di computare costi e benefici della continuità di un modello turistico basato sui "caroselli bianchi" in tempi di repentini cambiamenti climatici. Il non farlo sarebbe come nascondere la testa sotto la sabbia. I nostri giovani, per fortuna, non lo fanno.

Ho la convinzione, radicata e profonda, che il futuro del turismo alpino si basi su tre pilastri: rispetto della natura senza violenze sull'ambiente, forte infrastrutturazione "dolce" per chi cammina (sentieri e non seggiovie), accoglienza essenziale ma accurata sui nostri monti (bivacchi escursionistici moderni e non alberghi in cima alle montagne). In sostanza: sentieri puliti e segnalati e ricoveri spartani, ma accoglienti. Per fortuna sui monti dell'Ossola, questa dimensione non è solo filosofia, ma buona pratica.

Val d'Ossola e buone pratiche 

Un esempio di come visioni futuristiche ed energie innovative stanno realizzando, è quanto accaduto nell'estate scorsa. Nel corso del 2018, con la regia delle Aree Protette dell'Ossola (parchi naturali di Veglia, Devero e Antrona) è stata possibile la rimozione di quattro "bivacchi d'amianto" sulle Alpi Pennine e Lepontine. L'iniziativa è stata realizzata con fondi PSR 2016-2020 e con la collaborazione amministrativa di Comuni e Unioni Montane. Un esempio significativo di proficue sinergie istituzionali.
La prospettiva strategica è quella di certificare le Pennine e le Lepontine come "amianto free" nei bivacchi alpinistici ed escursionistici: una dimensione che proietta le nostre montagne nel futuro di compatibilità fruitiva delle Alpi, una visione pionieristica e innovativa in Italia e in Europa e di forte valenza ambientale. Un lavoro da parco.
I bivacchi sostituiti sono stati il "Farello" in Veglia, l'Antigine e il Camposecco in Antrona e il "Lanti" in Val Quarazza. I nuovi sostituiscono gli ormai vetusti bivacchi non più consoni alle normative attuali in quanto realizzato in cemento d'amianto secondo superati modelli degli anni '70 del Novecento. Le nuove strutture, internamente in legno e grazie ad un pannello solare dotate di illuminazione e prese USB per ricaricare cellulari e computer, propongono una nuova frontiera dell'accoglienza in montagna, moderna, salutare e di nuova concezione. Hanno una forma a trapezio che richiama il nut, quel dado pentagonale che gli alpinisti incastrano nelle fessure della roccia per assicurarsi. Così come i nuts hanno rappresentato una rivoluzione nelle tecniche di progressione in arrampicata, così i nuovi bivacchi inaugurano una nuova stagione nell'accoglienza in montagna.

Una nuova accoglienza in montagna

Guardare al futuro senza dimenticare il passato. Emiliano Lanti era un pastore che trascorreva le estati a curare le pecore in Val Quarazza. Non era un alpinista. Alla sua memoria è intitolato un bivacco. Credo, lui ne sarebbe contento. Di rilievo il "nuovo" Farello (è intitolato a Beniamino Farello, guida alpina di Varzo caduto sulle Alpi svizzere). Essendo il vecchio bivacco, sul confine italo-svizzero alla Bocchetta d'Aurona tra il Passo del Sempione e l'alpe Veglia, posizionato a 15 minuti dalla "Cabane Monte Leone" gestita dal CAS con funzioni di alberghetto, in accordo con il CAI di Varzo, il nuovo bivacco è stato posizionato nella conca delle Caldaie, in un luogo quanto mai remoto e selvaggio, al fine di sviluppare l'arrampicata sportiva sulle pareti della zona e di agevolare la salita al Passo di Boccareccio e all'Helsenhorn. Un nuovo bivacco all'Alpe Lorino, in Val Divedro, agevola l'unico "tratto lungo" della GTA sulle Alpi dell'Ossola. Per molti, è un sogno che si realizza.

Analogamente, il CAI Macugnaga, dopo l'acquisizione dello storico rifugio "Sella" al Weissthor, ne sta individuando una nuova destinazione d'uso in relazione ai moderni cambiamenti della percorribilità della montagna. Se, per un secolo, l'ascensione della Cima Jazzi e la "Traversata dei camosci" sono stati uno dei principali motivi di attrazione per l'alpinismo "facile" sul versante orientale del Monte Rosa (meta ambita e frequentata da ogni amante della montagna nelle valli dell'Ossola e non solo), oggi presenta profili di pericolosità in relazione alla deglacializzazione e alle frequenti e improvvise cadute di pietre. Il Monte Rosa, anche in questo ambito, è emblematico: una montagna da "reinventare". Oggi le Alpi hanno molto da dare agli uomini d'Europa: salubrità d'ambiente, valori di solidarietà e tolleranza, coesistenza con la natura. Un patrimonio prezioso per i nostri giovani.


Nel 2019 la sezione di Domodossola del Club Alpino Italiano celebra i 150 di costituzione: fu la sesta nata in Italia e promotrice con le "quattro rosine" (le quattro sezioni a sud del Monte Rosa: Biella, Varallo, Domodossola e Intra) di una intensa azione di promozione dell'alpinismo e di difesa dell'ambiente alpino. Nel 2019 le Aree Protette dell'Ossola celebrano i dieci anni di istituzione del Parco Naturale Alta Valle Antrona. Un comune impegno per la montagna, per gli uomini che la abitano e la natura che la rende preziosa per tutti.

*Presidente delle Aree protette dell'Ossola

 

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