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Metti una Salamandrina al Festival di Sanremo

La Salamandrina dagli occhiali, o Salamandrina di Savi, è un endemismo esclusivo dell'Appennino e un ottimo bioindicatore della buona qualità dell'ambiente in cui vive e delle acque in cui si riproduce. È sarà il porta fortuna di Maurizio Carucci al Festival di Sanremo.

  • Lorenzo Vay
Lunedì, 4 Febbraio 2019
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Salamandrina di Savi in atteggiamento terrifico (Foto G. Gola) Salamandrina di Savi in atteggiamento terrifico (Foto G. Gola)

 

San Remo, anno 2019, categoria 'big': quale porta fortuna può essere più efficace di una Salamandrina, per vincere il Festival della canzone italiana? Proprio lei, la salamndrina è, infatti, l'anfibio protagonista della maglietta che l'Ente di gestione delle Aree protette dell'Appenninino piemontese ha donato - tenendo tutte le dita incrociate - a Maurizio Carucci degli Ex Otago che parteciperà alla prossima rassegna sanremese.

Chi è Maurizio Carucci? Non "solo" un cantante, ma anche un contadino con la C maiuscola: con la sua compagna conduce, infatti, da una decina d'anni una azienda agricola in Val Borbera, coltivando varietà antiche di grano, fagiolane, ortaggi e, più di recente, un vigneto di uve timorasso l'antico vitigno autoctono che si sta riaffermando i questi ultimi anni nelle valli del Tortonese. È suo, dunque, il compito di portare un po' di natura di confine piemontese nella kermesse canora.

Star delle nuove t-shirt marchiate 'Aree Protette dell'Appennino Piemontese', la Salamandrina - più precisamente Salamnadrina dagli occhiali - è un anfibio dalla duplice rappresentatività: è un importante endemismo dell'Appennino italiano che unisce idealmente il tratto ligure-piemontese con il resto della catena montuosa più antica del Paese e rappresenta la nascente Area protetta dell'Alta Val Borbera, fortemente voluta sia dai residenti, sia dall'amministrazione comunale di Carrega Ligure e dal suo sindaco, in particolare, che ha visto nelle potenzialità di un parco, la possibilità di vivificare un territorio, destinato a un probabile e progressivo abbandono.

Salamandrina dagli occhiali, conosciamola meglio

Quando si parla di anfibi vengono alla mente rane, rospi e, forse, facendo mente locale, tritoni e salamandre. A essere precisi, la fauna italiana annovera ben 46 specie della classe amphibia, delle quali iNaturalist - l'app dedicata alle alla registrazione delle osservazioni naturalistiche - ne indica 27 in Piemonte.
Gli anfibi sono stati i primi vertebrati a colonizzare l'ambiente terrestre e la loro differenziazione si fa risalire a 416 - 360 milioni di anni fa, nel periodo Devoniano. Il termine anfibio deriva dal greco e indica proprio questa doppia vita (ἀμφί "doppio" e βίος "vita") legata sia alla terra sia all'acqua.
La Salamandrina dagli occhiali settentrionale o Salamandrina di Savi (nome scientifico Salamandrina perspicillata) è sicuramente una delle specie meno conosciute ma rappresenta un fiore all'occhiello dell'Italia essendo un endemismo esclusivo dell'Appennino.

ll genere Salamandrina comprende due specie distinte: la Salamandrina terdigitata (Bonnaterre, 1789) e la Salamandrina perspicillata (Savi, 1821).
Fino al 2005 si pensava fosse un'unica specie ma grazie ad approfonditi studi genetici e molecolari, si è scoperto che le salamandrine del sud Italia e quelle del centro-nord non sono identiche ma soltanto parenti: per questo motivo le prime a essere state scoperte e classificate hanno mantenuto il nome che si usava prima del 2005, cioè terdigitata (a tre dita), mentre le altre, quelle del centro nord, sono state classificate come specie perspicillata (latinizzando l'espressione "dagli occhiali"). Peraltro l'aggettivo "a tre dita" si è dimostrato non essere esatto, avendo in realtà quattro dita in tutti gli arti, a differenza degli anfibi della famiglia dei Salamandridi che ne hanno cinque nei posteriori.
Questa precisazione si deve proprio a Paolo Savi, lo scienziato che classificò per la prima volta la Salamandrina perspicillata, e oltre ad aver descritto la caratteristica macchia bianca a forma di "V" fra gli occhi che sembra, appunto, una montatura di occhiali, indicò anche il numero giusto di dita.
Ancora oggi, comunque, le due specie non possono essere distinte in base ai caratteri fenotipici morfologici o cromatici (cioè dall'aspetto fisico), ma sono necessarie approfondite analisi genetiche.

Un endemismo esclusivo dell'Appennino

La Salamandrina dagli occhiali è il più piccolo urodelo (anfibio con la coda) europeo ed è una vera meraviglia naturalistica. La forma del corpo ricorda quella di una piccola lucertola, con dimensioni che non superano i 134 millimetri (le femmine sono generalmente più grandi dei maschi) e ha una aspetto esteriore molto particolare: il dorso è mimetico con colore bruno e aspetto legnoso, mentre il ventre è rosso brillante disseminato di chiazze bianche. Questa colorazione, scientificamente, è definita "aposematica" (che in greco significa "segnale esteriore") e serve all'animale per avvertire i potenziali predatori della propria pericolosità, reale o presunta; questo spiega il perché la Salamandrina, in caso di necessità, si finge morta mettendosi a pancia in su, oppure inarca la schiena mostrando la colorazione vivace del ventre, del sottocoda e delle zampe nel tipico atteggiamento "terrifico".

La nostra salamandra non è facile da vedere in natura: trascorre, infatti, la giornata sotto i sassi, sotto mucchi di foglie o sotto le cortecce ed esce soltanto di notte o, eccezionalmente, dopo le piogge. Gli adulti hanno abitudini prevalentemente terrestri e soltanto le femmine possono essere osservate vicino a pozze d'acqua, nel periodo della deposizione delle uova.
Le larve, quando nascono, misurano appena un centimetro e sono caratterizzate da creste dorsali e ventrali sul tronco e sulla coda. Con la metamorfosi, che dura 2 o 3 mesi, la forma del corpo diventa sempre più simile a quella degli adulti: crescono gli arti, non sono più visibili le creste dorsali e ventrali e spariscono le branchie, non più necessarie per la vita terrestre.
Altro comportamento interessante della specie è il corteggiamento: una sorta di "danza nuziale" in cui il maschio e la femmina girano in tondo, avvicinandosi progressivamente, e agitando la coda; così facendo la femmina raccoglie, nella propria cloaca, lo sperma lasciato a terra dal maschio per la fecondazione delle uova. Infine, la dieta della Salamandrina si basa su anellidi e insetti acquatici, che vengono catturati tramite la lingua estroflettibile.

Un ottimo bioindicatore

La Salamandrina di Savi è un ottimo bioindicatore, per cui la sua presenza sul territorio indica una buona qualità dell'ambiente in cui vive e delle acque in cui si riproduce. Un eccessivo prelievo idrico e uno sfruttamento troppo intenso delle risorse boschive possono compromettere la specie: analogamente, i cambiamenti climatici non si sa ancora quali impatti potranno avere sulle popolazioni di questo delicato anfibio. Queste motivazioni hanno contribuito a inserire la specie tra quelle protette dalla Convenzione di Berna del 1979, ratificata dall'Italia con Legge n.503/1981, così come dalla Direttiva Habitat 92/43/CCE e da molte Leggi regionali.

Negli ultimi anni, il Settore Biodiversità e Aree naturali della Regione Piemonte ha istituito presso l'Ente di gestione delle Aree protette dell'Appennino piemontese il Centro di referenza regionale per l'Erpetofauna, in associazione con l'Ente di gestione delle Aree Protette del Po vercellese-alessandrino e, sulla base di un programma delle attività per il triennio 2017-2019, il Centro ha l'obiettivo prioritario di redarre un Libro bianco sui dati bioecologici relativi a distribuzione, vocazionalità ambientale, stato di conservazione, buone pratiche, criticità e azioni prioritarie per la conservazione di rettili e anfibi in Piemonte, tra cui la 'nostra' Salamandrina.

 

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