Nelle giornate limpide è sufficiente alzare il capo per scorgere una via di fuga dal clamore metropolitano. Ma le montagne, pur vicine, richiedono il pagamento di un dazio chilometrico. Un problema, rimediabile grazie a un altro privilegio del capoluogo sabaudo: il circondario, che offre paesaggio, natura e storia in quantità considerevoli. E sconosciute.
È così: per molti abitanti di Torino e comuni limitrofi il circondario costituisce al massimo un ripiego per quando andar lontano non vale la pena. Risultato? La fascia di territorio che va da Moncalieri al Monferrato conserva un rilevante margine di non-conosciuto.
Natura di prossimità: il Parco del Po torinese
"Oggi pomeriggio sono andato anche alla Colletta. Appena arrivato, ho iniziato a spulciare le anatre presenti: un'alzavola, quattro morette tabaccate, una femmina di moretta grigia. Vicino a quest'ultima mi ha subito colpito una moretta decisamente strana: testa "a pera" senza ciuffo, doppia banda bianca sul becco, fianchi grigi con la parte vicina al petto di colore bianco (...). Dovrebbe essere un maschio adulto di moretta dal collare (Aythya collaris). 4/12/2007; Francesco Di Pietra; Quaderni di birdwatching n° 10, anno 19, 2008.
La Colletta si trova alla periferia nord di Torino, nella riserva naturale omonima. Racchiusa da tre "acque", Po, Dora Riparia e Stura di Lanzo (alla loro confluenza nel Po), la zona costituisce l'ultimo lembo non edificato dell'antico "Regio Parco", l'area verde che dal Palazzo Reale di Torino si estendeva verso nord-est, quasi del tutto edificata a partire dalla fine dell'Ottocento.
Un'area apprezzata dai birdwatcher, usi a sostare sulle rive dell'invaso della Diga del Pascolo per le loro osservazioni. Perché gli uccelli, in particolare nel periodo invernale, ci sono e confermano che "natura e città è possibile".
Sempre al margine nord di Torino, lungo il Po al limite con San Mauro, si trova la Riserva naturale del Meisino e dell'Isolone di Bertolla.
Delimitato a dal Po e dal canale di IREN Energia (ex AEM), l'isolone rappresenta una vera oasi naturalistica in città. Eccezionale è la presenza sui pioppi di una garzaia di aironi cenerini, esempio unico in Italia di garzaia urbana. E non da meno è il resto della riserva: grazie anche agli interventi di rinaturazione, nonostante l'elevata pressione antropica è possibile osservare più di 100 specie di uccelli, con prevalenza di specie tuffatrici, come gli svassi ed il tuffetto.
Di là dal fiume e tra gli alberi
Dagli aironi alla Basilica. Dal Meisino alzi lo sguardo e il profilo juvarriano incombe sopra a ville e vigne. Salendo il paesaggio si fa via via più verde, perché "di là dal fiume" gli alberi ancora ci sono: grazie alla posizione geografica e alla varietà di versanti, il rilievo collinare fra Moncalieri e Chivasso presenta un patrimonio vegetale assai ricco. I popolamenti forestali più diffusi sono costituiti da boschi misti di latifoglie a prevalenza di querce e castagno, fino a pochi decenni fa coltivato per la legna e il frutto. Una vera rarità è costituita dalla cerro sughera (Quercus crenata), rarissima latifoglia che conserva il manto verde anche d'inverno. Di qui l'appellativo locale di "rul verda" (rovere verde), presente con un bell'esemplare nei pressi di Cascina dell'Abate, a breve distanza dalla Strada panoramica dei Colli, a breve distanza dai confini del Parco della Collina di Superga. Istituito grazie all'impegno di cittadini e associazioni, e anche se di superficie ridotta rispetto alle ipotesi iniziali il parco tutela un patrimonio ambientale e storico fondamentale per la città e la sua cintura.
Dal piazzale della basilica lo sguardo veleggia dall'Appennino al Monte Rosa, si distende nelle foschie sopra la città e sul crinale della collina che prosegue a oriente verso il Monferrato. Ed è sul crinale sopra Chivasso, a mezzogiorno di Castagneto, che si trova la Riserva naturale del Bosco del Vaj.
Ultimi faggi sulla collina
Il Bosco del Vaj costituisce un prezioso angolo di varietà biologica vegetale sopravvissuta all'intenso sfruttamento boschivo del passato. E veri sopravvissuti sono alcuni notevoli di esemplari di faggio, una presenza ormai quasi unica negli ambienti di collina. Ragion prima dell'istituzione della riserva, i faggi ombreggiano il fresco versante all'envers del Bric. Fanno loro compagnia querce, castagni, ciliegi, frassini e aceri. Oltre alle specie arbustive tipiche della collina torinese la riserva offre rarità floreali quali il giglio martagone, il fior di stecco nonché diverse specie di orchidee.
La fauna è quella tipica delle zone collinari piemontesi. Fra gli uccelli è accertata la presenza di specie rare quali beccaccia, falco pecchiaiolo e picchio rosso minore. Per scorgerli occorrono fortuna e conoscenza dell'ambiente. Più facile, una volta raggiunta la sommità del Bric, scorgere le Alpi e il Po che viaggia nella pianura. A nord, l'abitato di Castagneto nasconde invece l'area pedemontana prossima a Torino. Il polmone verde de La Mandria.
Di là del muro. E tra gli alberi...
... si trova una delle più rilevanti realtà di tutela ambientale italiane. Un parco storico in cui vivono liberamente, o in modo semibrado, animali selvatici e domestici. A pochi passi da una grande area urbana.
Nonostante le pesanti alterazioni dovute alla passate attività agricole, La Mandria custodisce il più significativo esempio di foresta planiziale della regione. Anche se lontano da una condizione naturale, grazie alla varietà di ambienti il Parco La Mandria offre comunque una grande varietà di forme di vita, animale e vegetale. Al bosco si alternano radure, prati, brughiere, corsi d'acqua (le "basse"), zone umide, habitat dei quali approfitta un'impensabile quantità di specie animali, uccelli e mammiferi.
Ma "ambiente" a La Mandria significa anche compresenza di elementi naturali e storico-architettonici. Fra questi ultimi il Borgo Castello con gli Appartamenti Reali, Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco insieme alle altre regge sabaude. Il borgo è integrato da una ventina di edifici collocati in diverse aree del parco. Cascine, i resti di un ricetto medievale, i "reposoir" di caccia: Bizzaria e Villa dei Laghi. Ma il parco non è solo "dentro". La tutela esce dai limiti storici per seguire il corso del Torrente Ceronda nella valle omonima, nella terra che fu dei Visconti di Baratonia. Per riproporre anche qui, fuori dal muro di cinta, storia e natura a braccetto.
Boschi e storia umana (e Patrimonio Unesco) si incontrano anche al margine opposto dell'area urbana, nel Parco naturale di Stupinigi. Un altro pregevole insieme di emergenze storico-architettoniche e frazioni di bosco planiziale alternate a zone coltivate.
Di là del muro e dalle montagne...
...scende la Stura di Lanzo. E porta al Po l'acqua cristallina delle "tre valli".
Il tratto pedemontano del torrente offre spunti di paesaggio e natura davvero considerevoli e l'attuale classificazione del tratto fra Nole e Lanzo come "area contigua" al Parco La Mandria non rende davvero giustizia. In effetti basterebbero le straordinarie risorgive sulla riva destra all'altezza della Borgata Grange di Nole a rendere più coerente lo status di "riserva naturale". E che dire dei resti fossili pliocenici di Glyptostrobus europaeus? Reperti di alberi del genere Taxodium (oggi estinti) risalenti a tre milioni di anni fa, venuti alla luce grazie all'attuale fase di approfondimento dell'alveo, la cui scoperta lascia presupporre, sempre all'altezza delle Grange, la presenza di un vera e propria foresta fossile, un sito paleontologico di importanza europea.
La ri-classificazione sarebbe opportuna anche alla luce del fatto che l'area è contigua anche alla Riserva naturale del Ponte del Diavolo. Il Ponte del Roc, a Lanzo, piccola ma significativa area protetta di notevole interesse storico. Realizzato nel 1378, il ponte è costituito da un'unica arcata gotica gettata fra le due rive dello Stura nel punto di minor distanza, tra il Monte Basso e il Monte Buriasco. La dicitura "naturale" è avvalorata soprattutto dalla flora rupicola sulle serpentiniti ai lati del ponte e dalle "marmitte dei giganti", cavità circolari dovute all'azione erosiva dell'acqua (una cavità si trova a 8 metri dal livello dell'acqua).
Avigliana: zone umide di frontiera
La frontiera che separa l'intensa urbanizzazione dell'area torinese dai primi sussulti della catena alpina. Ė qui che si trovano i due laghi, Piccolo e Grande, ricordo dell'antico ghiacciaio valsusino. Cuore dell'omonimo parco naturale, sono un'occasione di sosta imperdibile per gli uccelli in uscita dall'importante corridoio migratorio della Val Susa. Folaghe, moriglioni, morette, alzavole, ma soprattutto svassi: svasso maggiore, che anima le superfici dei laghi con le parate di corteggiamento a inizio primavera.
Seppur non vasto, il parco comprende habitat diversi. I citati laghi, vicini ma diversi in quanto a doti naturali, maggiori sul Lago Piccolo grazie ai boschi che lo circondano. Poi l'area che lago non è più: la Palude dei Mareschi, a nord del Lago Grande, top del parco sotto il profilo della biodiversità.
Aree ai margini. Aree marginali?
Se lo spazio visivo, l'ampiezza degli orizzonti, fossero considerati beni dell'umanità la Vauda ne entrerebbe a far parte. Gli scorci possibili dalle strade che lambiscono la brughiera canavesana, a una ventina di chilometri da Torino, sono unici in Piemonte. Unica la loro dimensione: un giro d'orizzonte dalle Cozie alle Graie, dal Monviso alle propaggini del Gran Paradiso. E in primo piano distese di calluna e di brugo intervallati da betulle pioniere.
Nelle giornate propizie la gioia per gli occhi è assicurata. Ma la Riserva naturale della Vauda non si limita alle emozioni visive, "Vauda" deriva dal celtico "wald", ovvero bosco, e se la landa aperta di baraggia è soggetta ai limiti alla fruizione imposti dalla presenza del demanio militare non così la zona più settentrionale. Lì sono appunto i boschi prevalere, i fitti boschi che rivestono selvagge scarpate alluvionali come il Valmaggiore. Ambienti meno immediati, esclusivi, come "esclusive" sono alcune specie botaniche presenti nella riserva: la felce penna di struzzo (Matteuccia struthiopteris) e Scutellaria minor, specie erbacea caratteristica delle zone umide di brughiera, rara nell'Italia settentrionale.
Sono però gli uccelli la vera ricchezza della riserva: vi si contano più di 140 specie, molte delle quali nidificanti. Nella Vauda nidifica il gruccione e, a pochi metri dai confini, nei pressi del Torrente Malone, è stato segnalato uno dei pochi siti di nidificazione in Piemonte del raro voltolino.
Al limite più settentrionale ancora, alla baraggia e ai boschi subentra un ambiente rurale, meno ricco sotto il profilo naturalistico ma oltremodo gradevole, ideale per una fruizione tranquilla e distesa. Prati, borgate, piccoli orti, filari di vigna e frutteti. Angoli dove è la marginalità a dare un senso al paesaggio. Dove la "marginalità" può essere ricchezza.
Corona Verde = Parchi x Territorio.
La formula per lo sviluppo urbano sostenibile al 2020
Convegno - Mercoledì 9 ottobre 2013
Quale ruolo svolgono i parchi e le aree protette? Quale contributo possono dare per centrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Unione Europea al 2020? Quali linee di finanziamento definirà la nuova programmazione europea 2014-2020?
Il terzo incontro tecnico di Corona Verde sarà un'occasione di confronto per rispondere a queste domande e illustrare ai Comuni, alle imprese e alle associazioni del territorio le opportunità di "fare sistema" all'interno dell'area metropolitana del progetto.
Scarica qui il programma completo
Info:
Corona Verde
http://www.regione.piemonte.it/ambiente/coronaverde/
Parco naturale La Mandria, Parco naturale Stupinigi, Riserva naturale Ponte del Diavolo, Riserva naturale Vauda:
Ente di Gestione delle Aree protette dell'Area metropolitana di Torino
Carlo Emanuele II, Venaria (TO)
Tel: 011 4993311
www.parcomandria.it; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Parco naturale Collina di Superga, Riserva naturale Bosco del Vaj, Riserva naturale Meisino e Isolone Bertolla, Riserva naturale Arrivore e Colletta:
Ente di Gestione delle Aree protette del Po e della Collina torinese
Corso Trieste 98, Moncalieri (TO)
Tel. 011 64880
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; www.parchipocollina.to.it
Parco naturale Laghi di Avigliana:
Ente di Gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie
Via Fransuà Fontan 1, Salbertrand
Tel: 0122 854720
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