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Pembrokeshire Coast National Park

Sulle coste del Galles un parco marino e le colline da cui provengono le famose "pietre azzurre

  • Filippo Ceragioli
  • dicembre 2014
Giovedì, 4 Dicembre 2014
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Il dolmen di Carreg Samson foto F.Ceragioli Il dolmen di Carreg Samson foto F.Ceragioli
la cappella di s.Govan
foto F.Ceragioli
la Tomba di Merlino
foto F.Ceragioli
la baia di Wthseands e l'isola di Ramsey
foto F.Ceragioli
l'antica abbazia
foto F.Ceragioli
il dolmen di Carreg Samson
foto F.Ceragioli

Il Pembrokeshire è la più occidentale delle contee che costituiscono il Galles. La sua costa, una delle più spettacolari e intatte di tutto il Regno Unito, è inclusa quasi totalmente nel "Pembrokeshire Coast National Park" (in gallese "Llwybr Arfordir Penfro i bawb"), uno dei quattordici parchi nazionali britannici. Costituito nel 1952, il parco tutela un territorio di 621 km quadrati e al suo interno vivono circa 20.000 persone. Dalla fascia costiera l'area protetta si estende alle Preseli hills, un gruppo di rilievi coperti di brughiera dai quali si dice che nelle giornate limpide lo sguardo si possa spingere fino all'Irlanda. Comprende inoltre l'estuario del Daugleddau, una suggestiva zona boscosa che si spinge molto all'interno del paese. E non vanno poi dimenticate le numerose isole al largo della costa gallese incluse nel parco: alcune di esse sono considerate dei veri e propri santuari della biodiversità e ospitano, oltre ad una ricchissima avifauna, anche importanti popolazioni di mammiferi marini come foche, focene e delfini. Uno dei modi migliori per vivere la spettacolare natura del parco è senza dubbio percorrere, in tutto o in parte, i 300 km del "Pembrokeshire Coast Path", un sentiero costiero incluso nel più lungo "Wales Coast Path" (1400 km). L'itinerario corre spesso sul bordo della alte falesie che costituiscono la costa di questo tratto di Gran Bretagna e collega tra loro più di 40 spiagge. La costa è in generale alta e selvaggia ma l'entroterra si presenta tutt'altro che disabitato ed è possibile pernottare non solo nei numerosi bed & breakfast ma anche in ostelli e lodge, più spartani ed economici. Una buona rete di autobus pubblici consente di "tagliare" le tappe che non si ha tempo o voglia di percorrere a piedi. Oltre alle aree di interesse naturalistico vengono tutelate dal parco numerose testimonianze dell'opera dell'uomo: molto interessanti sono ad esempio gli insediamenti preistorici che comprendono dolmen e cerchi di pietre neolitici e grandi complessi fortificati delle età del bronzo e del ferro. Di epoca più recente sono invece i numerosi edifici medioevali tra i quali, ad esempio, la piccola cappella di San Govan nascosta in una spaccatura della scogliera della costa meridionale oppure la cattedrale di Saint Davids, con le imponenti rovine del vicino palazzo vescovile. E poi, passando per i numerosi castelli (in alcune vecchie stanze non accessibili al pubblico di quello di Carew sono state censite nei mesi invernali più di metà delle specie di pipistrelli presenti in Gran Bretagna), si arriva a ville e giardini di epoca vittoriana e ai siti di archeologia industriale. Tra questi ultimi si può ad esempio citare il mulino di marea sul fiume Carew, nei pressi dell già ricordato Carew Castle, dove le forti variazioni di livello nell'estuario del piccolo corso d'acqua venivano utilizzate per macinare i cereali grazie a un ingegnoso meccanismo di trasferimento della forza motrice a macine, crivelli e montacarichi. Tutte le stagioni sono adatte alla visita del parco, ma il clima gallese non si può dire dei più asciutti e bisognerà quindi essere attrezzati per la pioggia e il vento anche quando apparentemente il tempo sembra stabile e soleggiato. Oltre all'escursionismo a piedi, a cavallo o in mountain bike e varie tipologie di surf, molto praticate sulle spiagge gallesi, tra le attività open door si sta diffondendo il "coastering". Si tratta di una pratica che unisce nello stesso giorno l'arrampicata su falesia con la navigazione in gommone o in canoa e i tuffi dall'alto delle scogliere ("cliff jumping"). Si tratta evidentemente di attività piuttosto rischiose e che possono richiedere, oltre che formazione, anche assistenza per aspetti logistici come il reperimento dei materiali o gli spostamenti, ed esistono in zona varie agenzie attive in questo campo.

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