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Asinara: le ombre di ieri, la luce di oggi

L'Asinara di oggi è figlia di quasi un secolo e mezzo di isolamento: ecco la sua storia, da colonia agricola penale a parco nazionale. 

  • Claudia Reali
  • Settembre 2021
Lunedì, 20 Settembre 2021
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Nelle foto, paesaggi e attività nel Parco nazionale dell'Asinara | Foto G. Pilo e archivio Ente parco Nelle foto, paesaggi e attività nel Parco nazionale dell'Asinara | Foto G. Pilo e archivio Ente parco

 

Nell'agosto del 1985 in una foresteria di mattoni rossi a Cala d'Oliva, sull'Isola dell'Asinara in Sardegna, di fronte a un mare turchese e nel silenzio rotto quasi solo dal vento, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino scrissero parte delle 8mila pagine dell'ordinanza-sentenza per il cosiddetto Maxiprocesso, che rinviò a giudizio 476 indagati per mafia. I due "servitori dello Stato" qualche anno più tardi, nel 1992, pagarono con la morte il coraggio di aver messo nero su bianco nomi, fatti e circostanze di una delle organizzazioni criminali più efferate del mondo.

All'Asinara i magistrati ci arrivarono "senza preavviso": vennero trasferiti a notte fonda con i loro familiari per sfuggire alla furia omicida di Totò Riina. In quel tempo l'isola era interdetta alle persone comuni perché qui si ergeva un carcere di massima sicurezza. «Per capire l'Asinara, la sua bellezza e le sue criticità, bisogna conoscere la sua storia», ci racconta Vittorio Gazale, direttore del Parco Nazionale dell'Asinara. «L'isola è grande 52 chilometri quadrati e vanta 110 chilometri di perimetro costiero. È molto prossima alla Sardegna: dista solo 4 miglia marine interrotte peraltro dall'isola Piana. L'area protetta si estende anche alla zona marina circostante.
L'Asinara di oggi è figlia di quasi un secolo e mezzo di isolamento, da quando cioè nel 1885 lo Stato italiano sancì l'esproprio delle terre per i circa 500 abitanti dell'isola per istituirvi una colonia agricola penale». La stessa legge stabilì anche la costruzione di una Stazione Sanitaria Marittima Quarantenaria, una struttura dove ospitare gli equipaggi delle navi sospettate di trasportare viaggiatori affetti da malattie contagiose. Nonostante un flusso costante di malati civili e militari infetti da colera, peste bubbonica, meningiti, la situazione restò sotto controllo, fino alla Grande Guerra quando sull'isola vennero deportate migliaia di prigionieri austro-ungarici (si arrivò alla spaventosa cifra di 24mila persone di cui 7mila morirono qui) e l'isola si trasformò in un campo di prigionia. Passati i conflitti mondiali cessò l'attività della Stazione Sanitaria e l'Amministrazione carceraria riprese il controllo dell'isola organizzando una colonia agricola penale, all'interno della quale si coltivavano cereali, ortaggi e vigneti, e dove i carcerati erano dediti anche all'allevamento. «La fisionomia dell'isola cambiò», continua Gazale. «Vennero introdotti animali domestici come cavalli, capre e asini e si diede spazio a un'agricoltura intensiva. Poi negli anni Settanta il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa decise il nuovo destino dell'isola: farla diventare un carcere di massima sicurezza». Correvano i cosiddetti Anni di Piombo e qui vennero detenuti i brigatisti Renato Curcio, Alberto Franceschini e i nappisti Giuliano Naria e Roberto Ognibene. Intanto iniziò a crescere un movimento d'opinione favorevole alla "liberazione" dell'isola dalla colonia penale. La lunga battaglia politica durata tre decenni, durante i quali l'Asinara ospitò "personaggi" come Totò Riina e Leoluca Bagarella, portò finalmente all'istituzione del parco nel 1997.

Sulla terra e dentro il mare

«Possiamo dire che l'Asinara è isolata dal 1885. Dopo questa data non c'è più stata una comunità residente, ma dal punto di vista biologico ciò ha permesso di mantenere integre alcune aree rendendo questo territorio un patrimonio unico e di inestimabile valore a livello naturalistico. Soprattutto in mare si raggiunge una biodiversità eccezionale. Ci sono decine di specie endemiche o altre che sono rarissime altrove e qui hanno una popolazione rilevante. Tra queste la patella gigante (Patella ferruginea), un vero bioindicatore dello stato di buona salute delle acque», racconta Gazale. «Sulla terraferma, dal punto di vista floristico, sono annoverati ben 35 endemismi ma in generale l'impronta dell'uomo è più visibile. C'è un'ampia popolazione di ungulati, erede delle attività agricole e di allevamento del passato. Cavalli, asini, mufloni, cinghiali e capre vanno gestiti attentamente per mantenere un numero di esemplari consono al luogo. Ogni anno si organizzano piani di cattura e di cessione all'esterno dell'isola. Sono oltre 10mila gli animali che negli anni sono stati trasferiti in altri luoghi». La specie simbolo del parco è l'asino bianco, forma albina della popolazione di asini grigi endemica dell'isola. A oggi sono circa 120 gli esemplari. «Sono più delicati di quelli grigi e per questa ragione richiedono maggiori interventi da parte dell'uomo: la loro pelle risente del calore del sole, nelle lotte tra loro si feriscono più gravemente», spiega Gazale. Per il soccorso di questi asinelli, ma in generale di tutta la fauna dell'isola, dall'anno scorso il parco si è dotato di un nuovo mezzo fuoristrada che funge da ambulanza veterinaria e che può operare su tutto il territorio dell'isola.

Pronto soccorso H24

Il veterinario Giovannantonio Pilo ha iniziato a collaborare con l'Ente parco nel 2007. «Step by step ci siamo dotati di tutte le strumentazioni e le strutture indispensabili per la salvaguardia degli animali, considerando la complessità del territorio e la particolare fauna presente. In ultimo abbiamo allestito un automezzo con ecografo, attrezzature e medicinali di primo soccorso e un drone per la ricerca e il monitoraggio degli animali dall'alto. Inoltre non mancano i sistemi per la teleanestesia e le dotazioni essenziali per poter effettuare interventi chirurgici», racconta Pilo. «Per le tartarughe marine utilizziamo un drone subacqueo. Gli interventi più frequenti si fanno sugli ungulati che vivono allo strato brado. Soprattutto nel periodo estivo, accade che si feriscano durante le lotte per la conquista delle femmine e che le stesse ferite si infettino. Poi ci sono i parti, i problemi metabolici, gli avvelenamenti da ingestioni di piante tossiche. Quando è possibile si opera in situ, ma se necessario l'animale viene trasportato e poi curato nelle strutture del Parco». L'ambulanza è potenzialmente attiva nel parco H24. Giovannantonio è accompagnato da una squadra di 3-4 "paramedici" e da 4 biologici marini. Esiste inoltre una rete eccezionale di controllo operato dalle guide del parco che segnala eventuali problemi. «È fondamentale essere in grado di intervenire in prima battuta su ogni animale. È come essere medici di frontiera di un Pronto Soccorso, con la complessità che si tratta di specie diverse. Tra gli episodi che mi sta più a cuore ricordare c'è il salvataggio di un piccolo di muflone che stava annegando in mare. Mi sono spogliato e gettato in acqua senza esitare. Poi l'ho portato al Centro di recupero delle tartarughe marine dove è stato asciugato e coccolato. Oggi è in un centro con altri piccoli mufloni», racconta emozionato.

La visita del parco

Non sarà difficile per i visitatori dell'isola scorgere l'ambulanza di Giovannantonio che percorre in lungo e in largo le carrabili del parco. E, a proposito: per organizzare un'escursione è necessario contattare gli operatori autorizzati che svolgono attività (l'elenco è sul sito: http://www.parcoasinara.org/ ). Si può partire da Porto Torres con il traghetto Sara D o da Stintino con barche passeggeri o servizi di trasporto vari. «Ci sono oltre 60 microimprese e 350 addetti che lavorano nell'area protetta e che garantiscono il rispetto dei regolamenti», specifica il direttore. «Si va dalle attività di pescaturismo alle gite in 4x4, dal noleggio di mezzi elettrici alle semplici visite guidate. Si tratta comunque di un'apertura al turismo contingentata. Io sono conscio e orgoglioso delle peculiarità uniche di questo parco e per questo anche la gestione delle visite è basata su un atteggiamento prudenziale e responsabile». Non a caso quest'anno, dopo un lungo percorso di accreditamento internazionale, il Parco dell'Asinara ha ottenuto il prestigioso riconoscimento della Carta Europea del turismo sostenibile delle aree protette insieme ad altre 7 realtà europee, entrando ufficialmente a far parte della federazione pan-europea Europarc.

 

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