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Chi si accontenta gode

Il vecchio adagio popolare ha radici profonde, naturali, nell'equilibrio celebrato dall'evoluzione degli esseri viventi.

  • Claudia Bordese
  • maggio 2010
  • Mercoledì, 12 Maggio 2010
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Il giusto mezzo in fondo accontenta tutti, anche quando l'equilibrio è mantenuto con le armi. Sovente infatti in natura più che di pace si parla di armistizio, un sottile e fragile confine tra la difesa e l'attacco.
Ne sono testimoni molte piante erbacee, quelle che, necessitando di impollinatori animali per riprodursi, devono rendersi allettanti e attraenti per essi, ma contemporaneamente non appetibili per gli erbivori. La soluzione, complessa ma efficace, è sovente raggiunta liberando nell'aria sostanze che attraggono i predatori degli erbivori stessi, limitandone così i danni. La situazione però si complica quando amico e nemico coincidono. È quanto si verifica con il tabacco selvatico, Nicotiana attenuata, pianta erbacea tipica ed esclusiva dei deserti occidentali del continente nord americano, le cui foglie bruciavano nei calumet degli indiani Apache. A causa della fioritura notturna, il tabacco selvatico viene impollinato da due differenti specie di falene del genere Manduca, attive proprio nelle ore in cui le corolle si aprono e inoltre attratte da una sostanza volatile rilasciata dalla pianta stessa. Durante la pronuba attività di impollinazione, queste falene depongono però sulla pianta le loro uova, dalle quali fuoriescono larve che si nutrono delle foglie della stessa.
Il numero e la voracità delle larve è tale da non permettere più di parlare di un equilibrio mutualistico, una simbiosi in cui la propagazione della pianta successiva all'impollinazione è limitata da un corretto controllo esercitato dalle larve, ma di una vera e propria attività predatrice. Per Nicotiana attenuata l'attacco dei bruchi è quindi divenuto insostenibile, e certamente non più compensato dall'attività impollinatrice. La soluzione adottata, drastica, è stata scoperta e documentata da ricercatori del Max Planck Institute, e pubblicata sulla prestigiosa rivista Current Biology. Giacché l'attività di impollinazione e ovodeposizione sono strettamente associate, la pianta ha ridotto al minimo la produzione delle sostanze che attraevano le falene e, soprattutto, ha cambiato il momento dell'apertura delle corolle, non fiorendo più nelle ore notturne ma in quelle mattutine, quando le falene non sono attive. Ovviamente questi bruschi cambiamenti comportamentali hanno sì impedito la deposizione di uova e quindi la presenza dei bruchi voraci, ma hanno allo stesso tempo chiuso le porte alla possibilità di essere impollinati dalle falene adulte. La fioritura mattutina ha però attratto altri impollinatori, i colibrì, abili pronubi attirati dal nettare, che però non si nutrono delle parti verdi della pianta.
Un abile cambio di fornitore quando il servizio non era più all'altezza, un incredibile esempio di evoluzione, a testimoniare che chi troppo vuole nulla stringe.

Per saperne di più:
Danny Kessler, Celia Diezel, Ian T. Baldwin, Changing Pollinators as a Means of Escaping Herbivores, Current Biology, Volume 20, Issue 3, 237-242

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