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Giocare è una cosa seria

Cinghiali campioni di calcio, corvi che sciano, lupi esperti di lotta, lepri che fanno break dance, bombi che si divertono con le biglie... Il gioco accomuna tutti gli animali, proprio tutti, a prescindere dalla loro specie.

  • Cecilia Dutto
  • Marzo 2026
  • Mercoledì, 25 Marzo 2026
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Giovani stambecchi durante il gioco - Foto M. Giordano Giovani stambecchi durante il gioco - Foto M. Giordano

Qualche giorno fa sono stati avvistati – e ripresi di nascosto, per evitare i paparazzi – tre nuovi "acquisti" della Capitale. Virili, possenti, barbuti e con un ottimo controllo di palla. No, non sono i nuovi calciatori della Roma: sono... cinghiali!

Un video li mostra mentre, in un campetto della città, si divertono con un pallone: lo colpiscono con il naso, lo spingono e uno dei cinghiali, probabilmente preso dall'eccitazione, inizia a roteare su sé stesso. Insomma, è un gruppo di amici che si diverte.

Il filmato è una testimonianza importante dell'esistenza del gioco - o comportamento ludico – in questi ungulati. Ma non sono gli unici mammiferi a divertirsi come pazzi.

I campioni del divertimento

Sul podio dei giocatori più assidui troviamo sicuramente le scimmie, seguite dagli animali domestici. Quante volte il nostro cane ci riporta la pallina prima di stancarsi? E quanti di noi hanno acquistato costosi topini radiocomandati per poi vedere il proprio gatto ignorarli e preferire un semplice tappo di plastica?

Ma anche animali più insospettabili, come cavalli, mucche e altre specie domestiche, sono stati osservati mentre giocavano.

E gli animali selvatici? Con tutto quello che devono fare per sopravvivere, trovano davvero il tempo per giocare? I cinghiali hanno dimostrato di sì, ma non sono gli unici!

I "re del gioco" sulle Alpi

Non solo mammiferi, ma anche uccelli: il corvo imperiale (Corvus corax) e il gracchio alpino (Phyrrhocorax graculus) sono corvidi maestri nel gioco.

Sono stati osservati mentre si lasciano scivolare sulla schiena lungo pendii innevati – un comportamento definito snow-sliding – per poi risalire e ripetere l'esperienza. Oppure sono stati visiti rincorrersi in volo e tentare di "rubarsi" pigne e sassi, mentre si esibiscono in spettacolari acrobazie aeree.

Uno studio del 2024 condotto sulle Alpi austriache ha individuato tre principali forme di gioco: il gioco solitario quando un corvo lancia, becca, trasporta, insomma gioca con un oggetto da solo; il gioco sociale quando due o più soggetti interagiscono con lo stesso oggetto, in una sorta di "tira e molla"; il gioco acrobatico quando lanciano e riafferrano oggetti in volo.

Ma perché investire tempo ed energie in un'attività apparentemente inutile?

Nei giovani il gioco sembra favorire un "apprendimento latente": manipolando oggetti di materiali diversi, gli animali ne sperimentano le caratteristiche fisiche, quali peso, resistenza e consistenza. Il gioco in volo affina invece le abilità necessarie per sfuggire ai predatori, cacciare e perfino per corteggiare.

Uno studio del 2021 ha inoltre dimostrato nei corvidi il contagio emotivo: se un individuo vede un altro giocare, viene rapidamente "contagiato" dalle sue emozioni positive e inizia a giocare a sua volta. Non si tratta di imitazione o di un ragionamento logico ma di una reazione emozionale istintiva che porta a una sincronizzazione.

Il contagio emotivo è stato osservato in diversi mammiferi, come il lupo, ma studi come questi dimostrano che si è sviluppato in maniera convergente anche negli uccelli.

Imparare divertendosi

Anche l'aquila reale (Aquila chrysaetos) mostra comportamenti ludici. I giovani rapaci amano il "drop and catch": trasportano un oggetto in quota, lo lasciano cadere e lo afferrano prima che tocchi terra. Un esercizio perfetto per simulare la cattura e il recupero di una preda.

Ma gli aquilotti sono stati anche osservati anche mentre giocano con le correnti d'aria, lanciandosi in picchiate e virate strette che non hanno uno scopo immediato di spostamento o caccia, ma permettono loro di imparare - divertendosi e in sicurezza - come padroneggiare le dinamiche del vento in ambiente montano, dove le correnti possono essere imprevedibili.

E non mancano le finte lotte tra i fratelli di una nidiata: si colpiscono con le ali o tentano di afferrarsi i tarsi a vicenda, proprio come succede nei combattimenti tra soggetti adulti. Testano così la propria forza fisica e si preparano alle future interazioni con conspecifici.

La coesione del branco

Tra i mammiferi, un eccellente giocatore è il lupo (Canis lupus).

All'interno del branco, il gioco è una vera e propria "colla sociale". Cuccioli e adulti si rincorrono, simulano lotte, giocano con svariati oggetti come rami e resti di preda. Queste interazioni rafforzano i legami e mitigano le tensioni, aiutano a mantenere la leadership senza dover ricorrere alla violenza e – ultimo ma non per importanza – sincronizzano lo stato emotivo del gruppo. Questo contagio emotivo è fondamentale anche nei momenti di caccia o difesa del territorio.

Il gioco è anche autopremiante perché stimola infatti il rilascio di ossitocina e dopamina, generando piacere intrinseco nell'individuo.

Acrobati vs "teste dure"

Se il gioco nei lupi è una risorsa importante anche perché prepara il branco alla caccia, cosa fanno le loro prede per difendersi? Oltre al cinghiale, anche in altri ungulati è presente il comportamento ludico, sebbene sia un'attività quasi esclusiva dei giovani.

In particolar modo, nel camoscio (Rupicapra rupicapra) il gioco si esprime soprattutto nella locomozione. Corse sfrenate e salti acrobatici su pareti verticali permettono di testare i propri limiti in un ambiente pericoloso e prepararsi a fuggire dai predatori.

Se il camoscio si diverte a fare l'acrobata, lo stambecco (Capra ibex) preferisce la lotta: i capretti iniziano fin da piccoli a mettere alla prova le loro "teste dure", impennandosi e prendendosi a testate, preparando così le future competizioni tra maschi adulti.

Un'altra differenza tra le due specie è la loro reazione al disturbo umano: mentre il camoscio è molto sensibile e interrompe il gioco non appena percepisce la presenza umana, lo stambecco tende a ignorarla, mantenendo il comportamento di gioco (e non solo) anche in presenza di esseri umani – ovviamente entro certi limiti e certe distanze.

Timidi ma giocherelloni

Anche la lepre variabile (Lepus timidus) mostra comportamenti ludici. Animale schivo, durante il periodo riproduttivo o nei momenti di bassa pressione predatoria i giovani mostrano comportamenti di gioco solitario molto caratteristici: i binkies, salti improvvisi con torsione del corpo a mezz'aria.

E gli invertebrati?

Nel 2022 uno studio ha dimostrato per la prima volta l'esistenza del gioco con oggetti in un insetto: il Bombus terrestris, il bombo.

In presenza di piccole palline di legno, alcune fisse (incollate al pavimento) e altre no, i bombi tendevano a far rotolare le palline anche in assenza di una ricompensa, tornando ripetutamente e spontaneamente a interagire con questi oggetti. Alcuni individui, principalmente maschi e giovani, hanno ripetuto l'azione fino a 117 volte.

Questo studio rivoluziona la nostra visione degli insetti: dimostra che anche gli insetti provano piacere o stati emotivi positivi associati ad attività non vitali e che non serve un cervello enorme e complesso per manifestare comportamenti ludici di vario tipo.

Quando possiamo parlare davvero di "gioco"?

Il biologo Gordon M. Burghardt, nel libro The Genesis of Animal Play, ha individuato cinque criteri necessari per definire un comportamento come gioco.

Innanzitutto, non è immediatamente funzionale, non deve servire, per esempio, a mangiare o a riprodursi; in secondo luogo è piacevole e spontaneo, l'animale lo fa per sua scelta e non perché costretto. Simula inoltre un comportamento serio, ad esempio la lotta, ma lo fa in maniera esagerata, con movimenti incompleti o modificati. Solitamente è ripetitivo ma variabile, cioè viene fatto più volte ma cambiando modalità. Infine, avviene in assenza di stress, l'animale gioca solamente se è in salute, se è sazio e, soprattutto, se si sente al sicuro.

Burghardt ha dimostrato inoltre che il gioco non è un'esclusiva di mammiferi e uccelli, ma è presente anche in rettili, pesci e invertebrati.

Il gioco come investimento evolutivo

Il gioco, in conclusione, non è una "perdita di tempo", ma un investimento. Permette di imparare senza rischi, rafforza i legami sociali, sincronizza le emozioni di un gruppo, affina capacità motorie e cognitive. È una vera e propria palestra per la vita e il mondo esterno.

E forse, osservando un corvo che scivola sulla neve o un bombo che gioca con una pallina, possiamo ricordarci che anche per gli esseri umani il gioco non è mai stato qualcosa di superfluo: d'altronde si sa, giocare è una cosa seria.

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