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Cani e gatti, estetica o benessere?

Testa rotonda, occhi grandi e tondi: i nostri teneri e simpatici cuccioli sono vittime incomprese di trasformazioni messe in atto dall'uomo per renderli più simili a peluche che ad animali e che finiscono per compromettere la qualità della loro vita.

  • Chiara Piotto
  • Giugno 2023
  • Giovedì, 14 Dicembre 2023
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Un Carlino, razza molossoide originaria della Cina  - Foto Pixabay Un Carlino, razza molossoide originaria della Cina - Foto Pixabay

Negli ultimi anni i media sono diventati sempre di più il luogo per l'esibizione dei nostri amici "a quattro zampe", che finiscono sotto i riflettori per mostrare al mondo tutta la loro tenerezza e bellezza estetica. Ma davvero tutto è così come appare? I nostri cuccioli sono contenti della loro vita? 

Da sempre l'uomo è intervenuto nella selezione del cane per renderlo veloce, resistente e adatto al lavoro, successivamente però questa scelta di caratteristiche ha preso una brutta piega portando alla trasformazione dell'animale esclusivamente per motivi estetici. Lo stesso vale per il gatto, diventato un animale casalingo e da competizione di bellezza. A tal proposito si parla di maltrattamento genetico: cani, gatti, ma anche altrianimali, nascono con malformazioni importanti al punto di non poter godere di una buona qualità di vita. Paolo Guiso, Garante per i diritti degli animali della Regione Piemonte, ha sottolineato come in questo sfruttamento estetico dell'animale l'uomo si mostra indifferente al benessere e alla qualità di vita del proprio cucciolo. L'obiettivo diventa quindi recuperare un rapporto piacevole con cani e gatti, facendo un passo verso un'adozione consapevole.

L'antropomorfizzazione degli animali, un problema etico e sociale

Uno dei problemi nel rapporto fra uomo e animali è costituito dal fatto che, quando abbiamo a che fare con esseri viventi diversi da noi per caratteristiche e abitudini, tendiamo a umanizzarli, addirittura a antropomorfizzarli, e non li consideriamo per ciò che realmente sono. Questo atteggiamento ha portato alla distorsione e formulazione di stereotipi e pregiudizi e alla creazione di false rappresentazioni: testa rotonda, occhi grandi e tondi, sono solo alcuni dei caratteri neotenici, ovvero infantili, che ricerchiamo perché vengono riconosciuti dal nostro cervello.

Che si tratti di cani o gatti, entrambi gli animali essendo considerati simboli di status, pretendiamo che siano "di razza". Franco Manti, ​​docente di Etica Sociale e direttore di EtApp - Laboratorio di Ricerca per le Etiche Applicate - presso l'Università di Genova, evidenzia come agire sulla genetica porti ad un ulteriore processo di reificazione, ovvero la creazione di animali che rispondono alle nostre esigenze estetiche e sociali basate su canoni estetici.

"In realtà non è l'uomo ad attribuire valore agli animali" spiega Manti. "Essi presentano un valore in sé, sono esseri senzienti, capaci di essere protagonisti nella costruzione di ambienti".

Cosa possiamo fare per contrastare il fenomeno? "Occorre un'azione immediata che parta da ciascuno di noi, marcando la necessità di condannare e intervenire a livello sociale attraverso le istituzioni, affinché non ci sia più un mercato di questi animali. Evitare l'acquisto di queste razze sarebbe un buon punto di partenza per contrastare il fenomeno bloccandolo" conclude Manti.

Una vita dal veterinario, tra patologie e sofferenza

Altro punto dolente sono le patologie derivanti da comportamenti scorretti nella selezione delle razze che implicano considerazioni bioetiche e conseguenze legali.

Oggigiorno è l'estetica a prevalere sul benessere. Matteo Olimpo, specialista in Patologia e Clinica degli Animali d'Affezione, del Dipartimento di Scienze Veterinarie, Struttura Didattica Speciale Veterinaria dell'Università di Torino, mette in luce come le caratteristiche fenotipiche create dall'uomo entrino in conflitto con la genetica naturale dell'animale, causando diverse patologie che portano l'animale a vivere nella sofferenza.

Da una prospettiva genetica, si può riflettere a partire dall'esempio costituito dal lupo grigio, progenitore del cane: si è osservato come questi lupi avessero già in origine problemi all'apparato dentale, pur essendo una razza "pura". Con la modificazione genetica successiva, messa in atto dall'uomo per creare nuove razze di cani, questa tipologia di problematiche si è notevolmente moltiplicata.

In particolare il simbolo del maltrattamento genetico è stato individuato nei brachicefali, cani e gatti caratterizzati per l'assenza del naso. Le modificazioni anatomiche portano con sé diverse patologie, da quelle respiratorie alle patologie dermatologiche. Un esempio riportato da Matteo Olimpo e Paolo Mascaretti, veterinario, dermatologo e oculista, è quello dei cari e amati Bulldog. Quante volte al loro respiro affannato e al  simpatico russare, la giustificazione che viene dai padroni è stata "è la normalità, è un Bulldog"? Compito dei veterinari è dunque quello di spiegare al proprietario dell'animale che non è così, non si tratta della normalità, anzi la qualità e le prospettive di vita dell'animale sono estremamente basse, invitando quindi alla consapevolezza nel momento in cui si decide di adottare un nuovo "amico a quattro zampe", perchè se è vero che il cane è il migliore amico dell'uomo, siamo sicuri che l'uomo sia il migliore amico dell'animale?

Un convegno sul malatrattamento genetico

Di questo e altro si si è a lungo parlato nel convegno "Maltrattamento genetico degli animali: quando l'estetica prevale sul benessere", svoltosi quest'anno al Circolo dei Lettori di Torino (il comunicato stampa del Consiglio regionale del Piemonte a questo link). 

"Nell'ambito delle nostre competenze, metteremo in atto iniziative legislative per contrastare il maltrattamento genetico nei confronti degli animali" ha dichiarato in proposito il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Stefano Allasia, attestando una nuova stagione di interesse e impegno delle istituzioni per combattere il problema.

 

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