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Ho preso un granchio... blu!

Se in Italia lo avvistate, in mare o, più difficilmente, in acque dolci interne, non esitate! Segnalate subito la sua presenza all'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) perchè monitorare la sua presenza è fondamentale per contrastare l'espansione di Callinectes sapidus, noto anche come granchio reale o granchio blu: specie alloctona delle nostre acque. 

  • Paola Viviana Trovò
  • Novembre 2021
  • Lunedì, 15 Novembre 2021
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Callinectes sapidus  | Foto Kent McFarland - CC Flikr Callinectes sapidus | Foto Kent McFarland - CC Flikr

Callinectes sapidus, meglio noto come granchio reale o granchio blu, è una specie originaria delle coste atlantiche del Continente americano, diffusa dalla Nuova Scozia fino all'Argentina settentrionale, che si spinge anche lungo i corsi dei fiumi, dove è molto apprezzato per la bontà delle sue carni.

Arrivato nel Continente europeo lungo le coste del Mare del Nord, del Mar Baltico e del Mediterraneo, sembra che la sua presenza sia stata rilevata inizialmente in Francia ai primi del '900 e in Grecia dal 1948: successivamente in Israele, Turchia, Libano, Malta, Cipro, Egitto.

In Italia è stato osservato per la prima volta negli anni Cinquanta nella Laguna di Grado. I suoi avvistamenti sono sempre stati rari ma, negli ultimi dieci anni, le segnalazioni sono aumentate in modo esponenziale.
Le popolazioni maggiormente in crescita, oltre quelle del nord dell'Adriatico, si trovano lungo le coste del Salento, in particolare negli ambienti acquatici di transizione come la Laguna di Acquatina.

Se nell'Adriatico e nello Ionio la sua presenza è oramai ben consolidata, non stupisce che la specie sia arrivata anche in Sardegna dove, già nell'ottobre del 2017, il granchio è stato ampiamente documentato negli Stagni del Sinis, così come sulle coste del Parco Nazionale del Circeo, nell'Area Marina Protetta Isole Pelagie e nel porto di Lampedusa.

Perché parlare del granchio blu?

Il granchio blu, purtroppo, è una specie alloctona che deve preoccupare. Particolarmente aggressivo, vorace e onnivoro, è caratterizzato da un tasso di riproduzione altissimo e rappresenta una minaccia alla biodiversità marina nativa, sia per predazione diretta che per competizione (in particolare con gli altri granchi), sia per l'alterazione degli habitat che colonizza in quanto, ad esempio, danneggia i letti di alghe che servono da vivai per i pesci locali.

Oltre ai problemi ambientali, il granchio blu è dannoso alla pesca professionale e può disturbare bagnanti e turisti non informati.

L'impatto della specie si nota in particolare sulle popolazioni di granchi autoctoni, come sul piccolo granchio verde estuarino (conosciuto con due denominazioni scientifiche: Carcinus mediterraneus e Carcinus aestuarii). Noto già da tempo ai pescatori della laguna costiera di Keravasta (Albania), nel giro di dieci anni, il granchietto ha visto la quasi totale scomparsa insieme con una drastica riduzione del restante pescato, costituito da spigole, orate, triglie e altro pesce di pregio.

Tuttavia, se il granchio blu da una parte danneggia la pesca, dall'altra può essere considerato una prelibatezza del pescato per il sapore delle sue carni - ricche anche di vitamina B12 - e per le sue dimensioni. E' infatti una specie i cui individui possono superare anche i 20 centimetri di diametro e raggiungere il chilogrammo di peso. Ecco quindi che, mentre c'è chi vede in questo crostaceo una risorsa economica, dall'altra, una pesca abituale può diventare uno strumento di limitazione alla sua espansione.

Reduce di un lungo viaggio

Si ipotizza che l'arrivo del granchio blu nel Mediterraneo sia stato causato dalle acque di zavorra di navi provenienti dalle coste americane: acque che vengono scaricate quando le navi arrivano a destinazione, e con loro tutto quello che c'è all'interno.

Le acque di zavorra sono - per il Mar Mediterraneo - come un "taxi", ovvero una porta d'ingresso per: uova, gameti, spore, organismi unicellulari e specie adulte che possono trovare un ambiente favorevole e riuscire quindi a insediarsi. Del resto, la tropicalizzazione delle acque marine, conseguenza del riscaldamento globale, favorisce la proliferazione di alcune di queste specie.

Progetti per contenere la specie 

Considerato l'impatto che il granchio blu ha sull'ecosistema, sono in corso progetti per contenerlo, sia in Italia (come al Parco Nazionale del Circeo), sia in altri paesi affacciati sul Mediterraneo (come Grecia, Albania e Tunisia).

Un altro progetto interessante, il Po Feamp Catchupfish, guidato da Lucrezia Cilenti, ha individuato, ad esempio, una soluzione per abbassare il suo tasso riproduttivo e tenere sotto controllo la popolazione.  Nonostante l'eradicazione in ambiente marino sia difficile, sono possibili accorgimenti per una gestione e una mitigazione della specie anche se, il punto di partenza per contrastarlo, resta comunque una costante e rapida individuazione della sua  presenza ed eventuale espansione.

Anche ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale - ha avviato un progetto in cui invita le categorie maggiormente interessate, come pescatori professionali e sportivi, subacquei, consumatori ma anche chiunque catturi o avvisti un granchio blu a fotografare l'esemplare e segnalare l'osservazione (inviando una email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure tramite il gruppo Facebook Oddfish). 
Per conoscere meglio il granchio blu e a supporto del progetto di ISPRA, c'è anche il blog Il Giornale dei Marinai che ha redatto un interessante opuscolo informativo.
"L'opuscolo nasce per informare sulla invasione vera e propria del granchio blu in Mediterraneo mentre Il giornale dei Marinai raccoglie anche dati per ISPRA, ci racconta Marcello Guadagnino, biologo marino e fondatore del blog. Le segnalazioni arrivano da tutte le parti d'italia con una percentuale maggiore in Nord Adriatico dove il granchio blu sembra vivere sia in mare che nelle foci dei fiumi. Molte osservazioni provengono da pescatori professionali che li catturano con i tramagli anche se non mancano avvistamenti subacquei o da parte di pescatori sportivi. Peraltro, dobbiamo sapere che il granchio blu è una specie eurialina e quindi sottoporta bene gli sbalzi di salinità e si adatta a vivere in acque a bassa salinità (sino ai 2g‰ ). A oggi, comunque, non si è ancora spostato nelle acque dolci interne e si pensa che il suo areale possa rimanere nelle acque costiere".

 

Carta d'identità della specie

Callinectes sapidus è una specie eurialina e può spingersi lungo i corsi dei fiumi, poiché è in grado di tollerare salinità inferiori anche al 3 per mille. Predilige acque calde e ricche di cibo tipiche delle acque costiere, estuari e lagune salmastre. Si trova sia su fondali sabbiosi e fangosi che nella colonna d'acqua, fino a una profondità massima di 35 metri e sulle pareti dei porti. Resiste, inoltre, a temperature che vanno dai 3 ai 35 °C.

I suoi predatori sono le tartarughe marine ma anche uccelli, cefalopodi e pesci.

E' una specie onnivora e si nutre di qualsiasi risorsa alimentare a cui può accedere, ponendosi ai vertici della catena alimentare nelle acque salmastre. Preda attivamente bivalvi (come cozze, vongole, telline e ostriche), gasteropodi, vermi, crostacei decapodi o anfipodi, meduse, pesci, avannotti, anfibi, insetti e piccoli rettili e uccelli. Non disdegna piante acquatiche (superiori ed inferiori) e necromasse vegetali.
Occasionalmente vengono mangiate anche rifiuti e carogne. Non sono rari fenomeni di cannibalismo, soprattutto verso esemplari che hanno appena effettuato la muta e dunque con il carapace molle.

E' considerato una specie aliena invasiva vorace e ad elevata prolificità ed è segnalato nell'elenco delle specie aliene nel progetto Life ASAP .

 

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