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Le invasioni silenziose

La comunità scientifica studia, in tutta Europa, i fattori che favoriscono le invasioni di specie animali e vegetali estranee al territorio. In un convegno milanese si è fatto il punto sul pericolo di sopravvivenza delle biodiversità locali aggredite dai "nuovi arrivati"

  • Pia Bassi
  • novembre 2009
  • Martedì, 10 Novembre 2009
  • Stampa

Con il convegno Le specie alloctone in Italia. Censimenti, invasività e piani di azione tenutosi a Milano all'inizio del 2009, si è fatto il punto sul pericolo di sopravvivenza delle biodiversità locali i cui areali sono aggrediti dai nuovi arrivati. Oltre alle conseguenze di tipo ecologico, le ripercussioni sono di carattere socio-economico e sanitario.

Per questo motivo la comunità scientifica studia, in tutta Europa, i fattori che favoriscono le invasioni di specie animali e vegetali estranee al territorio. Uno di questi fattori è stato individuato nell'espansione dei centri urbani di grandi e medie dimensioni, con l'estendersi della rete stradale in territori vergini e le nuove tecniche agricole. I maggiori vettori responsabili delle introduzioni volontarie o accidentali sono i mezzi di trasporto: terrestri, aerei e nautici; per questo il problema sta diventando sempre più grave in quanto è legato all'aumento dei movimenti delle popolazioni e alle loro attività commerciali di import-export. Il guaio è che una volta introdotta una nuova specie animale o vegetale, o semplici microrganismi, è difficile estirparla, soprattutto se la sua sopravvivenza è favorita dall'effetto serra.

È stato stimato che in Europa negli ultimi anni si sono introdotte 11mila specie aliene delle quali 1500 in Italia. Almeno 100 sono le specie introdotte volutamente in passato senza valutarne le conseguenze. L'elenco è lunghissimo, citiamo fra tutte l'introduzione in Italia di tre specie di scoiattoli esotici: il ben noto scoiattolo grigio originario del Nord America, che introdotto in Piemonte negli anni '40 come animale da compagnia, è scappato dalla cattività e si è velocemente diffuso in natura occupando i territori dello scoiattolo europeo dal mantello rosso. Un altro roditore, la nutria, importato dal Sud America per ricavarne il famoso "castorino", è stato liberato negli anni '50 dagli allevatori perché non più remunerativo. L'animale ad alta prolificità – quattro cucciolate all'anno - ha invaso il Centro e il Nord Italia e anche i confini svizzeri creando seri problemi all'agricoltura, alle reti di irrigazione; poiché distrugge i luoghi umidi dove nidificano il tarabuso e il falco di palude, ha messo in pericolo la loro presenza in diverse zone. Anche il gambero rosso della Louisiana, introdotto quale allevamento economicamente remunerativo, minaccia gli ecosistemi acquatici del Piemonte e della Lombardia facendo sparire gli autoctoni gamberi di fiume; lo stesso discorso vale per la gambusia, un pesce introdotto nelle risaie piemontesi per distruggere le larve delle zanzare.

Per non parlare del pesce siluro del Po, antagonista dello storione e di tanti altri piccoli animali che vivono lungo le sponde del fiume. Né vogliamo trascurare di segnalare l'invasione di testuggini acquatiche alloctone dei fiumi piemontesi, dimostrazione di faciloneria degli abitanti che, vista la longevità, se ne disfano abbandonandolo come fanno anche con cani e gatti.

In Italia fra gli uccelli alloctoni ci sono almeno 110 specie di cui 8 sono ormai naturalizzate. L'ultima "acquisizione" è il Paradoxornis un piccolo passeriforme (panuro) di origine asiatica dal piumaggio rossastro che si è diffuso velocemente nel 1995 nelle vicinanze della Riserva naturale regionale Palude Brabbia (VA), dopo essere stato liberato da un commerciante di animali. Dagli iniziali 150 individui ora sono migliaia gli esemplari che si stanno diffondendo nelle valli vicine delle Prealpi.
Non si conoscono ancora le conseguenze di questi nuovi insediamenti, ma va registrato il fatto che un "alloctono" non si ferma nel territorio di arrivo ma diventa un veloce migrante che colonizza in breve tempo i territori circostanti, addirittura ibridando le specie autoctone. In Europa il gobbo rugginoso è minacciato dal gobbo della Giamaica per ibridazione, stessa sorte tocca al raro visone europeo, minacciato dal visone americano. Mentre la zanzara tigre Aedes albopictus non sembra sia antagonista della europea zanzara Culex, ma si è aggiunta nella convivenza, purtroppo per noi.

Anche il mondo vegetale ha i suoi invasori e spesso il responsabile è anche il giardino di casa nostra, oltre le serre di fioristi e i tanti giardini botanici che coltivano specie per scopo scientifico. Una pianticella esotica decorativa può riprodursi a notevole distanza dai siti di introduzione delle piante madri. La flora alloctona italiana è di 1023 entità di cui 40 dubbie e presenti soprattutto nel nord. Le piante esotiche invasive diventate dominanti lungo i fiumi padani sono: Sicyos angulatus, Amorpha fruticosa, Humulus scadens, Solidago gigantea, Oenothera biennis, Ambrosia artemisiifolia, Robinia pseudoacacia, Quercus rubra, Prunus serotina. Una radicazione favorita dal riscaldamento globale, che ha effetti anche sulla conformazione dei boschi che da caducifogli diventano sempreverdi. Il processo denominato di "laurofilizzazione" è in svolgimento in vaste aree boschive della Svizzera e nel territorio Insubrico tra il Verbano e il Garda.
In pratica al nord c'è un'avanzata di piante mediterranee che trasformeranno la composizione tipica del sottobosco a piante caduche e dei suoi abitanti. Il 20 % dei boschi della provincia di Varese è minacciato dalla laurofilizzazione. Persino la palma Trachycarpus fortuneiimportata importata nell'Ottocento in Olanda dal Giappone, e per anni relegata a pianta ornamentale nei giardini di ville lacustri, si trova ora invasiva sulla collina di Torino, nell'Ossolano, in Svizzera e in Lombardia occidentale.

A Piero Genovesi dell'Istituto nazionale per la fauna selvatica è stata posta la domanda: «Quale politica per rispondere alle invasioni biologiche?».
E la risposta è stata: «Innanzitutto bisogna prevenire nuove introduzioni e in un secondo tempo eradicare i nuclei prodotti quando la prevenzione fallisce, con il controllo e il contenimento geografico della specie naturalizzata quando opportuno. La Convenzione di Berna ha predisposto una strategia pan-Europea che è stata approvata formalmente dai paesi europei e dalla Commissione Europea per l'ambiente del dicembre 2003, secondo la quale i paesi europei devono adottare una strategia comune per arginare il fenomeno e sviluppare strategie nazionali per raggiungere l'obiettivo di contenimento entro il 2010. La risposta alle invasioni deve essere rapida affinché sia efficace».

Per saperne di più:
www.europe-aliens.org

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