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Bentornato merlo, sei un briccone ma sai cantare

Tra ponteggi sui tetti, pandemia e vicine di casa che strillano al telefono, un'ode al merlo e al suo canto, sperando che con l'arrivo della primavera torni a farsi vedere e a rubacchiare le fragole dal vaso sul balcone....

  • Carlo Grande
  • Febbraio 2021
  • Martedì, 16 Febbraio 2021
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Foto Pixabay Foto Pixabay

I giorni della merla sono andati - meno freddi del solito è parso - i merli no, per lo meno mi sembra di averne intravisto uno che si tuffava sotto la siepe in cortile, nonostante il via vai di operai del cantiere che smontano i ponteggi. Hanno rifatto i tetti, chissà se torneranno, anche le rondini, i loro nidi mi tenevano compagnia d'estate e durante la prima fase del lockdown, unico segno di vita tra paranoie, virus e poliziotti per strada. A larghi cerchi e cabrate e strilli in cortile dicevano che la vita continua.

Così i gorgheggi dei merli: motivetti imparati dai genitori, tramandati di generazione in generazione. A volte segnali di pericolo, linguaggi comuni a tanti "dei loro": il merlo, la cinciallegra e il fringuello emettono versi identici quando vedono un predatore; strillano alla vista di un rapace, di un gheppio, di un falco pellegrino. Quel grido, quel ritornello, è un vantaggio per i consimili, "scattano" - oggi scatta sempre tutto, il tempo non scorre beato ma ticchetta come un ordigno, che ansia - meccanismi di difesa intraspecifici, come tra gruppi di politici. E' un si salvi chi può collettivo: persino i pettirossi, in primavera, mostrano un'aggressività insospettabile per difendere il territorio.

Di merli ce n'erano almeno un paio, anzi tre, i maschi con mantello lucido e nero come la pece e la merla dal piumaggio più chiaro, nocciola, che saltava fra uno e l'altro, i due allegri compari, becco giallo come da regolamento condominiale. Ad un certo punto (di maturazione), hanno puntato le mie fragole nel vaso e mano a mano che maturavano venivano a becchettare volentieri, senza mai farsi vedere.

Chissà se torneranno sui tetti: cantavano a tutte le ore, in primavera, specialmente verso le cinque de la tarde: se la signora dell'altra scala parlava al telefono sul balcone raccontando le sue faccende a tutto il condominio loro alzavano la voce ancora di più; eccome se si facevano sentire. E appena li guardavi o cercavi di filmarli, volavano via.

Becco giallo e cerchietto sugli occhi. Ne parla anche il "Tartarino" di Daudet

Così un giorno ho lasciato la telecamera accesa sul cavalletto e puntata sul vaso e me ne sono andato. Son tornato a vedere, eccolo: beccato in pieno, filmato, documentato. Arrivava, si guardava intorno, si tuffava tra le foglie e buon appetito, coda all'aria. Poi di nuovo sul camino o sulle tegole, a cantare e farsi arruffare le penne dal vento.

"Ardlu lì 'l merlu" dicevano i nonni sabaudi. "Eccolo lì il merlo" parlando dei tipi "smart", garruli, che parlano volentieri; mia madre diceva anche "bun bec, metà vivi", avere un bel becco, un po' di faccia tosta, risolve metà dell'esistenza. Il becco più è giallo più attira le femmine. Si dice "Brau merlu", quando qualcuno fa qualche stupidaggine. E c'è una canzone popolare veneta che dice "El merlo ga perso el beco".

Caro merlo, Turdus merula, merlo comune, col tuo cerchietto giallo attorno agli occhi, chissà se tornerai. Spero non succeda come a Tarascona, sulle pagine del Tartarino, Daudet racconta che c'erano troppi cacciatori ed erano spariti gli uccelli: "Per cinque leghe intorno a Tarascona, ogni tana è vuota e tutti i nidi sono abbandonati. Nemmeno un merlo, nemmeno una quaglia, nemmeno un coniglietto, e neppure il più piccolo culbianco. E' vero che le bestie sono bestie, ma a lungo andare hanno finito per non fidarsi più. Eppure sono così seducenti quelle graziose collinette tarasconesi, tutte odorose di mirto, di lavanda, di rosmarino; e come sono appetitosi quei bei grappoli di uva moscatella, rigonfi di zucchero, tutti in fila sulla riva del Rodano... Ma ahimè, c'è dietro Tarascona; e nel piccolo mondo del pelo e delle penne, Tarascona ha una pessima fama. Gli stessi uccelli migratori l'hanno segnata con una grossa croce sulle loro carte di crociera; e quando le anitre selvatiche, nelle loro formazioni a triangolo, discendendo verso la Camargue, avvistano da lontano i campanili della città, l'anitra di testa si mette a strillare: Ecco Tarascona!... Ecco Tarascona! e tutto lo stormo cambia direzione".

Spero non sia così anche per il mio cortile. Lo chiederei al filosofo Merleau-Ponty, che si legge Merlò e che su percezione e corporeità ha pensato davvero tanto, nella sua La fenomenologia della percezione. Ha il nome giusto e studiando i manoscritti postumi di Husserl diceva che "ogni coscienza è coscienza di qualche cosa" e che "ci sono fenomeni non riconducibili alla correlazione noetico-noematica"... Lasciamo perdere.

Complicherebbe tutto, come fanno filosofi e intellettuali. Lo spiega bene Trilussa: "Appena se ne va l'ultima stella – traduciamo dal romanesco e sintetizziamo - c'è un merlo che mi becca tutte le rose della finestrella: si nasconde fra i rami della pianta, scrolla la rugiada, si rinfresca e canta. L'altra mattina scesi dal letto con l'idea di vederlo da vicino, e il merlo furbo che intuì la mia intenzione spalancò le ali e se ne andò sul tetto. <Scemo!> gli dissi <Non ti acchiappo mica> e gli buttai due pezzi di mollica. <Non è> rispose il merlo <che non abbia fiducia in te, lo so che non mi infili ad uno spiedo, che non mi chiudi in una gabbia: ma sei poeta, e la paura mia è che mi metta in una poesia. È un pezzo che ci annoi con i trilli! Per te, gli uccelli fanno solo chiucchiù, ciccì, pipì... Ti sembra onesto di farci far la parte d'imbecilli senza capire nemmeno una parola di quello che ci esce dalla gola? Nove volte su dieci il cinguettio che ti consola e ti rallegra il cuore non è un canto d'amore o inno al sole o preghiera a Dio: ma solo la soddisfazione d'aver fatto una buona digestione".

Un merletto da niente, un merluzzo da poco. Un folletto elegante sulla soglia di casa. 

Forse il merlo tornerà, non se n'è mai andato, è diventato stanziale, non emigra più. Ma è un po' che non lo sento. Gli piaceranno ancora il mio cortile, le nuove tegole e i nuovi camini? Chissà quanto l'hanno infastidito, tutti 'sti lavori. Lo vedrò ancora frullare rasoterra e correre velocissimo, rigirare le foglie e picchiettare il terreno?

Sembrava un merletto da niente, un merluzzo da poco, eppure mi manca quel folletto elegante sulla soglia di casa, quel mini-guerrigliero di poco più di una spanna e poco più di un etto, che adora frutti di biancospino, edera, sambuco, rovi, rosa canina, che ama gli insetti: scarafaggi, bruchi, cavallette, lumache, ragni, lombrichi. E anche le mie fragole sul balcone.

Gli direi "Bentornato merlo, sei un briccone ma sai cantare!". Anche se mi ha mangiato la fragola più grossa, la più bella.

Quest'anno riproverò. Con i merli e con le fragole. I ponteggi sono spariti. Ho nostalgia delle sue note chiare e melodiose e farei volentieri quattro chiacchiere con lui. Quando passavo a prendere la bici era lì, vicino al nespolo e ai bidoni dell'immondizia, i resti di cibo erano una pacchia, di sicuro mi guardava dal folto. Lo vedevo lanciarsi rasoterra con movimenti da guerrigliero, camminare rapidissimo, gobbo. I merli difendono il territorio coraggiosamente, correndo a testa bassa contro i rivali. In città ogni coppia ha poco spazio, anche le femmine combattono per difendere un nido se è una buona location.

Riproverò a filmarlo e quando mi rivedrà col teleobiettivo volerà via, pensando che lo meta in un commento. Insomma, è un poco "laseme sté", lasciatemi in pace, lo capisco. Un po' "Noli me tangere", come disse Gesù alla Maddalena dopo la resurrezione: "Non mi toccare", che meglio tradotto diventa "non mi trattenere", Μή μου ἅπτου (mê mou haptou) nel Vangelo di Giovanni, scritto in greco. Episodio noto nella storia dell'arte (è anche un romanzo di Camilleri). "Non mi trattenere, che devo salire al Padre mio".

Se anche il merlo facesse così, se ne andasse, sarebbe insopportabile.

 

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