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Rapaci, i grandi veleggiatori della Valle Stura

In oltre 300 ore di avvistamento è stato registrato il passaggio di oltre 8mila rapaci in migrazione, nei cieli della Valle Stura di Demonte. I più visti, Falco pecchiaiolo e Biancone.

  • Fabiano Sartirana
  • Febbraio 2019
  • Venerdì, 8 Febbraio 2019
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Esemplare di Biancone (Foto M. Giordano) Esemplare di Biancone (Foto M. Giordano)


Il Progetto Migrans, coordinato a livello regionale dall'Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime, monitora da alcuni decenni la migrazione dei rapaci nel bacino del Mediterraneo.
Il 2018 è stato il ventisettesimo anno di monitoraggio della migrazione post-riproduttiva dei rapaci diurni e dei grandi veleggiatori lungo la Valle Stura di Demonte, in provincia di Cuneo. L'attività è stata condotta dai tecnici e dai guardiaparco dell'Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime coadiuvati da tesisti e stagisti, dalle Associazioni AmicoParco, Cuneobirding e LIPU, oltre che da decine di volontari.

I dati delle osservazioni

Le osservazioni sono state effettuate in modo continuativo dal 18 agosto al 30 settembre dal sito di Madonna del Pino (Comune di Demonte), con orario 09-17 per un totale di 342 ore di avvistamento, in cui sono stati coperti i periodi di migrazione delle due principali specie target del progetto: il Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e il Biancone (Circaetus gallicus). Complessivamente durante i 44 giorni di avvistamento sono stati osservati 8639 rapaci e grandi veleggiatori in migrazione, di cui la specie più avvistata è stata il Falco pecchiaiolo con 6739 individui, seguita dal Biancone con 1627 esemplari.
Tra le altre specie si rimarcano 33 Cicogne nere (Ciconia nigra), 20 Nibbi bruni (Milvus migrans), 10 Falchi di palude (Circus aeruginosus), 9 Nibbi reali (Milvus milvus), 1 Aquila minore (Hieraaetus pennatus) e 1 Falco pescatore (Pandion haliaetus).

Le direzioni di volo

Anche nel 2018 è stata confermata come rotta principale quella che va da Est ad Ovest verso i valichi di frontiera di Collalunga, della Lombarda e della Maddalena, con il 98.86% delle osservazioni totali.
Con la migrazione post-riproduttiva le specie raggiungono le loro aree di svernamento africane, alla ricerca di prede che durante l'inverno non sono più disponibili nei loro luoghi di nidificazione europei. Infatti specie come il Falco pecchiaiolo, che si nutre prevalentemente di api e vespe e il Biancone, la cui dieta è costituita principalmente da serpenti, durante l'inverno in Europa non avrebbero risorse trofiche a disposizione e per questo si trovano costrette a migrare nella regione sub-sahariana per poi ripartire nei mesi primaverili.

Il numero di avvistamenti giornalieri è risultato essere influenzato dalle condizioni meteorologiche: in giornate serene e di alta pressione gli uccelli sono transitati a quote molto elevate, anche oltre i 4000 metri, e di conseguenza sono stati più difficili da contattare mentre in giorni coperti o successivi ad una perturbazione le osservazioni sono state più agevoli.

Perchè una rete di monitoraggio

La rete di monitoraggio internazionale, che copre diverse aree del bacino del Mediterraneo e alcuni settori alpini e prealpini, è fondamentale per conoscere l'evoluzione delle popolazioni di queste specie che per la loro ecologia sono considerati ottimi indicatori dello stato di salute dell'ambiente e che sono tutelati da leggi nazionali e direttive comunitarie.
Il monitoraggio è coordinato dall'Ente di gestione delle aree protette delle Alpi Marittime ed è inserito in una rete di rilevamenti internazionale, i cui risultati sono pubblicati a cadenza semestrale sulla pubblicazione Infomigrans, edita dall'Ente stesso.

A livello regionale fa parte di questa rete anche il Parco del Monviso, il cui personale ed i volontari osservano la migrazione che interessa la Valle Po.

Falco in volo (Foto M. Giordano)

 

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