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Gatto selvatico, una presenza in aumento

Al nord est, fino a pochi anni fa, il gatto selvatico, specie rara ed elusiva, era stato avvistato solo in Friuli e  sporadicamente in Veneto. Una recente segnalazione nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi testimonia però che il suo areale di distribuzione nelle Alpi orientali si sta espandendo verso ovest. In corso studi sull'aumento della specie anche sull'arco alpino occidentale.

  • Loredana Matonti
  • Marzo 2018
  • Mercoledì, 28 Febbraio 2018
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Cuccioli di gatto selvatico Foto L. Lapini Cuccioli di gatto selvatico Foto L. Lapini

Solitario e notturno, estremamente elusivo, un predatore affascinante si aggira furtivamente nei boschi, in cerca di piccoli roditori, spingendosi sempre più sull'arco alpino. Elusivo e inavvicinabile, circondato ancor oggi da un alone di mistero per le sue apparizioni fugaci, il gatto selvatico (Felis silvestris) è tornato in Veneto, avvistato il 23 gennaio 2018 nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Un passaggio notturno catturato da una delle foto-trappole posizionate all'interno dell'Area protetta.

La presenza della specie nella zona era nota già dal 15 luglio 2013, quando Cesare Sacchet (allora agente della Provincia di Belluno) aveva ripreso un gatto selvatico in Val Costa dei Nass (Longarone, Belluno) con una foto-trappola destinata al monitoraggio dell'orso bruno. Così, nel 2014, grazie ad un progetto di ricerca del Parco Nazionale delle Dolomiti bellunesi, realizzato in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Venezia, un altro esemplare è stato foto-trappolato, nel settore nord-orientale del Parco (bacino del torrente Maè).
Si tratta delle più recenti segnalazioni di questa specie in Veneto, assieme a quelle del Col Visentin (2015-2016) e della località Poiatte (Farra d'Alpago, Belluno), dove il 2 aprile 2017 è stato investito un maschio adulto. Le precedenti segnalazioni risalgono al 1983 (esemplare abbattuto sul monte Millifret, nel settore trevigiano del Cansiglio) e al 2002 (esemplare investito nei pressi di Vittorio Veneto).

La sua recente apparizione nel Parco Nazionale ha destato notevole soddisfazione tra i naturalisti poiché la diffusione della specie nell'Italia nord-orientale sta diventando sempre più importante. In Italia il gatto selvatico è protetto dallalegge 157/92 sulla caccia ed è inserito tra le specie di interesse comunitario che richiedono protezione rigorosa dal D.P.R. 357/97; la sua presenza conferma il buono stato dell'ecosistema, mantenuto anche grazie ai Parchi. Oltre ad essere nell'allegato IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE, è incluso anche nell'appendice II della CITES e nell'appendice II della Convenzione di Berna.

Il nuovo dato è particolarmente importante perchè indica che questa specie sta proseguendo la sua avanzata verso Nord Ovest, avendo guadagnato quasi 10 chilometri dalle località già conosciute nel Veneto orientale. Decisiva la tenacia dei tecnici del parco, aiutati dai carabinieri (ex forestali), in particolare dell'appuntato scelto Enrico Canal autore delle riprese (Stazione Carabinieri Forestali del Parco di Candaten). Il rilievo è stato effettuato nell'ambito delle consuete attività di foto-trappolaggio della fauna selvatica condotte all'interno dell'area protetta.

Riconoscimento
Come distinguere in natura, In Italia, questo elegante felino dalla razza domestica, specie dal soriano che, essendo striato, ha un aspetto simile?
Senz'altro quello selvatico ha una corporatura più robusta, ma l'unico modo per aver una relativa certezza che un fugace avvistamento si possa riferire proprio a questa specie, è aver distinto nettamente la stria nera dorsale, meglio se in abbinamento con almeno altri due caratteri della sua ornamentazione tipica, come le quattro strie nere sulla nuca, nonché la coda;grossa e con la con punta arrotondata, a larghi anelli neri, è uno degli elementi distintivi di questo felino.
Le feci e le impronte di gatto selvatico e domestico, invece, non sono distinguibili fra loro.
I maschi  sono più grossi delle femmine. La lunghezza del corpo va dai 70 a 110 cm, di cui ben 30-40 cm di coda. E' meno longevo del suo cugino domestico, potendo vivere all'incirca 8-10 anni.

Biologia
Il gatto selvatico Felis silvestris é suddiviso in diverse sottospecie, afferenti a tre grandi gruppi:
1. silvestris, tipico del sub-continente europeo;
2. lybica, schiettamente africano, da cui derivano il gatto di casa e il gatto selvatico sardo;
3. ocreata, a diffusione Asiatica.

Non è facile avere la fortuna di avvistare il gatto selvatico europeo in natura. Elusivo e di abitudini notturne, si aggira nei boschi a prevalenza di latifoglie, a quote inferiori ai 1500 metri, nutrendosi in prevalenza di piccoli mammiferi, ma allo stadio giovanile non disdegna anche anfibi, pesci e grossi insetti.

Un gatto selvatico europeo occupa un territorio di caccia di grandezza variabile tra 2 e 10 chilometri quadrati e lo marca con urine e graffiature sulle cortecce, senza però che vi sia la necessità di combattimenti. Individui di sesso opposto possono frequentare lo stesso territorio.
Si riproduce una volta l'anno; proprio questo il periodo degli amori, con accoppiamenti in febbraio-marzo. Dopo 65 giorni di gestazione nascono da 2 a 5 piccoli che, a 6-8 mesi di età, diventano indipendenti.
Anche se in cattività il selvatico e il domestico sono interfertili, in libertà ci sono forti barriere comportamentali che ne limitano l'ibridazione.

Distribuzione
La specie ha un'ampia diffusione, adattandosi a climi e ambienti diversi, dall'Eurasia all' l'Africa; ad Est sino all'India e a Sud fino al Senegal.
E' evidente, quindi, che non si può definire univocamente l'habitat che più ama, visto che passa dalle savane alle foreste aperte, non disdegnando neppure le steppe.

In Italia però la sottospecie silvestris è specie tipicamente forestale, presente lungo quasi tutta la catena appenninica, in Sicilia, sul Gargano e in Maremma.Al Nord si trova alle due estremità opposte dell'arco alpino: nelle Alpi Liguri e Marittime ad ovest dove si è verificato un lungo periodo di assenza di dati che avevano fatto ipotizzare l'estensione e sulle montagne friulane  ad est.

Al nord est , fino a pochi anni fa, era stato avvistato solo in Friuli, e solo sporadicamente in Veneto. Il dato della Val Cordevole, in Veneto, è quindi particolarmente interessante dal punto di vista scientifico, perche' si tratta della segnalazione piu' occidentale nell'ambito dell'areale di distribuzione della specie sulle Alpi orientali.

"Questa nuova segnalazione – ha dichiarato il Direttore del Parco, Antonio Andrich - è di grande rilievo scientifico e corona il quotidiano lavoro di monitoraggio condotto dal personale di sorveglianza del Parco. Desidero quindi ringraziare il personale del Reparto Carabinieri del Parco, comandato dal Tenente Colonnello Marina Berto che è da sempre parte attiva e fondamentale in tutti i progetti di ricerca e monitoraggio realizzati dall'Ente Parco".

Nell'areale occidentale sono state recentemente conseguite due importanti acquisizioni di presenza: il ritrovamento di un esemplare maschio, morto per veleno, su cui sono state eseguite le analisi morfometriche e genetiche con la conclusione che si tratta di un incrocio di padre silvestris con una femmina domestica o ibrida e una femmina gravida con caratteristiche ibride, ma comunque una significativa eredità selvatica.

E in Piemonte? Le ultime segnalazioni lasciano ben sperare che prima o poi questo bellissimo felino possa aumentare anche nei nostri boschi. Si ritiene, infatti, che l'areale occidentale si sia conservato, anche se si tratta probabilmente di una piccola popolazione. Oltre a una presenza – da studiare e approfondire – un altro fattore può costituire un aiuto; si tratta della ricolonizzazione in atto in Francia dall'altro versante delle Alpi. Il fenomeno è in atto da una decina d 'anni, simile per molti aspetti a quanto si verifica in Friuli e in Veneto, e ha portato a una presenza stabile del gatto selvatico europeo nei Dipartimenti Savoia, Alta Savoia, Isère confinanti con la Valle d'Aosta e il Torinese. La popolazione francese del felide in queste zone può costituire una popolazione-sorgente per i territori italiani limitrofi. Il Cuneese è da considerare area dell'areale occidentale, in particolare per le vallate meridionali al confine con la Liguria, su queste aree è importante pianificare anche azioni di informazione utili a raccogliere segnalazioni.

Conservazione
Investimenti stradali ed abbattimenti accidentali sono la principale causa di mortalità del gatto selvatico in Italia (Lapini, 1989), anche se, al contempo, sono anche la principale fonte di dati sulla specie nel nostro paese.
Recentemente vi si è aggiunto il foto-trappolaggio, che consente di ottenere buone informazioni sulla presenza del gatto selvatico, altrimenti presenza invisibile.
Ogni singolo esemplare in natura viene sottoposto ad accurate misurazioni esterne e interne, che consentono di ottenere dati numerici di identificazione molto precisi (indici craniali e intestinali). Essi poi vengono verificati sulla base del DNA (ISPRA).
Tra le altre minacce alla conservazione della specie riscontriamo la possibilità di ibridazione con il gatto domestico, gli abbattimenti illegali, nonché, come in altri casi, la frammentazione e perdita di habitat idonei.
La sua presenza, come quella di tutti i carnivori, animali all'apice delle catene alimentari, testimonia l'elevata qualita' degli ambienti che sceglie di frequentare. Anche in questo caso l'esistenza dei Parchi, che mantengono un alto livello di biodiversità, permette così a specie molto esigenti come questa, di sopravvivere e prosperare.

Si ringraziano per la gentile collaborazione il Parco delle Dolomiti Bellunesi e il dott Luca Lapini, del Museo di Scienze Naturali del Friuli, per i dati sulla specie e sull'arco alpino orientale e la dott.ssa Patrizia Gavagnin per i dati relativi alla presenza sull'arco alpino occidentale.

 

 


Per saperne di più

Alves P. C., Anile S., Bizzarri L., Lapini L., Lyons L., Mattucci F., Oliveira R., Ragni B., Sforzi A., Vercillo F. A. & Randi E., 2013. Genetic structure of wildcat (Felis silvestris) populations in Italy. Ecology and Evolution, 2443–2458.
Gavagnin P., 2007. Il gatto selvatico nelle Alpi Liguri. Amm.ne Prov.le Imperia Finanziamento Ob2 Misura 6b. Tipolitografia Graficolor, Arma di Taggia.
Gavagnin P., Ghirardi M., Costa S. & V. Civallero in E.Randi, B.Ragni, L.Bizzarri, N.Agostini, G.Tedaldi (Eds), 2010. Distribuzione storica del gatto selvatico europeo (Felis s.silvestris, Schreber 1777) nell'arco alpino occidentale. in Atti del Convegno Biologia e conservazione dei felidi in Italia. S.Sofia (FC) 7-8 Novembre 2008. Ente Parco Naz. Foreste Casentinesi. 2008.
Lapini L., 1989. Il gatto selvatico nella regione Friuli-Venezia Giulia. Fauna, Udine, 1: 64-67.
Lapini L., 2006. Attuale distribuzione del gatto selvatico Felis silvestris silvestris Schreber, 1775 nell'Italia nord-orientale (Mammalia: Felidae). Boll. Mus. Civ. St. Nat. Venezia, 57: 221-234.
Lapini, L., Dorigo L., Glerean P. & Giovannelli M. M., 2014. Status di alcune specie protette dalla Direttiva Habitat 92/43 CEE nel Friuli Venezia Giulia (Invertebrati, Anfibi, Rettili, Mammiferi). Gortania. Botanica, Zoologia 35: 61-140.
Ragni D., Lapini L. & Perco F., 1989. Situazione attuale del gatto selvatico Felis silvestris silvestris e della lince Lynx lynx nell'area delle Alpi sud-orientali. Biogeographia, 13: 867-901.

Sitografia
http://www.dolomitipark.it/index.php
http://www.iucn.it/scheda.php?id=1810339574
http://www.dolomitipark.it/pdfuff/PNDBLdocumento-1206-2.pdf
http://www.dolomitipark.it/it/page.php?id=1206

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