Giovedì 21 maggio 2026, a Le Vallere, Parco Po piemontese (Corso Trieste 93. Moncalieri), ore 17.30, sarà un'occasione preziosa per ascoltare Marco Blatto, una delle voci più interessanti nel panorama contemporaneo del racconto della montagna. L'incontro si configura come una conversazione aperta e informale, più vicina al clima raccolto di un rifugio alpino che a quello di una conferenza tradizionale: un momento di dialogo e confronto in cui tutti i partecipanti potranno porre domande, confrontarsi e capire come comportarsi in montagna, seguendo i consigli e le riflessioni sull'escursionismo consapevole proposti dal libro dell'autore.
In vista dell'incontro, abbiamo rivolto a Marco Blatto alcune domande per approfondire i temi al centro del libro.
Marco, nel libro che hai curato "Camminare in montagna", sottolinei l'importanza di conoscere l'ambiente e di prestare attenzione durante le escursioni. Cosa consiglieresti a chi si avvicina per la prima volta alla montagna, in termini di preparazione e consapevolezza dell'ambiente circostante?
Innanzi tutto prepararsi all'escursione cercando di acquisire, attraverso la lettura, informazioni sui luoghi dove andremo a camminare. La curiosità è la base di ogni azione e di ogni apprendimento. Oggi diventa difficile, magari, acquistare delle topo-guide dedicate, specie se si è alle prime armi, anche se sarebbe la prassi migliore, ma molte informazioni si possono acquisire in rete. Informazioni geografiche (quindi naturalistiche) e storiche. Poi, nella prima escursione, in genere, occorrerebbe concentrarsi su ciò che si osserva e portarsi dietro un quadernetto per segnare particolarità ed emozioni, fotografando ovviamente. A escursione terminata, la curiosità spinge ad approfondire. Può sembrare un esercizio banale, quasi scolastico, ma non lo è affatto. E' la prima mattonella per costruire un escursionismo consapevole e culturale, specie in un'epoca di grande superficialità come questa, in cui molti si gettano allo sbaraglio. Io conservo ancora il mio primo quadernetto degli appunti di quando avevo quattordici anni, che nel tempo è poi evoluto nelle relazioni alpinistiche o di altro genere per i miei libri.
Uno degli aspetti chiave del tuo lavoro è l'importanza di conoscere i luoghi che si visitano, l'abbigliamento e le condizioni meteo. Quali sono gli errori più comuni che i neofiti fanno in fase di preparazione e come evitarli?
Spiegato un primo approccio ai luoghi con una documentazione preventiva, anche se si è alle primissime armi bisognerebbe immaginarsi l'escursione. Consultato il bollettino meteo, considerate quota, lunghezza e dislivello, e stagione ovviamente, si può pensare di mettere insieme l'abbigliamento, il tipo di calzatura, l'idratazione e l'alimentazione necessaria. All'inizio è meglio abbondare in eccesso come quantità, pur senza esagerare. La "leggerezza" e "l'essenzialità" si acquisiscono maturando esperienze. Meglio sempre immaginarsi situazioni di emergenza. "Acqua", "riparo" e "luce" restano sempre tre pilastri dell'attrezzatura di base. Per "riparo" intendo una coperta termica di emergenza o un piccolo sacco da bivacco e per luce una buona lampada frontale a led, con le batterie efficienti. Alle prime uscite ci si dovrebbe sempre appoggiare a persone più esperte, chiedendosi sempre, però: cosa avrei fatto se fossi stato da solo? Anche la libera esplorazione, un passo alla volta e con brevi e facilissime uscite da soli, può essere un buon esercizio.
Nel libro parli anche del rapporto con gli animali selvatici. Come dovrebbe comportarsi un escursionista quando si trova di fronte a un incontro con un animale in montagna? Ci sono comportamenti da evitare?
Non voglio entrare troppo nello specifico, perché i comportamenti da adottare sono spiegati nei paragrafi dedicati. In ogni caso l'atteggiamento preventivo è quello più importante e rientra nella conoscenza dei luoghi e nella documentazione. Devo sapere dove andrò a compiere la mia escursione, se è un'area, per esempio, dove vi sono grandi carnivori come l'orso. In questi casi è meglio passare in un centro visitatori delle aree protette o dei parchi, che in genere forniscono alcune regole comportamentali. Anche dove gli incontri sono con selvatici meno "impegnativi" bisognerebbe sempre considerarci degli intrusi e comportarci di conseguenza, dunque, non disturbare o avvicinare per una foto o un selfie per esempio gli stambecchi, non avvicinare un carnivoro che sta consumando un pasto, come durante un rarissimo incontro con il lupo o lo sciacallo dorato. Bisognerebbe, inoltre, non lasciare residui del nostro cibo e neppure dare da mangiare a una volpe ormai diventata opportunisticamente domestica. Documentarsi preventivamente sulla biologia di ungulati e selvatici, per conoscerne le abitudini è una prassi indispensabile e fa parte di quella "crescita consapevole". Questo vale ovviamente per tutta la fauna e l'avifauna di un luogo. "Conoscenza" e "rispetto" sono le parole chiave.
Il camminare in montagna è anche un'occasione di riconnessione con la natura. In che modo, secondo te, l'esperienza in montagna può arricchire la nostra vita quotidiana e la nostra percezione del mondo che ci circonda?
La cosa più difficile, specie per chi vive nelle grandi città e scollegato dall'ambiente naturale, è di abbandonare durante l'escursione ogni abitudine, ogni aspettativa, ogni esigenza o pensiero che ci si porta dietro dalla normale quotidianità. Bisogna quindi disconnettersi per poi aprire una nuova connessione. Occorre innanzitutto mettere in campo i sensi di cui disponiamo. Dobbiamo imparare ad ascoltare il paesaggio sonoro, a percepire gli odori, a usare gli occhi per "vedere" e non solo per guardare. "Vedere" significa imparare a essere "visionari", cogliendo in profondità quello che accade e ciò che ci circonda. Si impara con il tempo e con l'esercizio ed io, per esempio, l'ho sperimentato in tanti anni di alpinismo, dove è indispensabile sviluppare un dialogo con materie come la roccia e il ghiaccio, che in realtà "ci parlano".
La sicurezza in montagna è fondamentale, e nel tuo libro offri anche indicazioni su come affrontare situazioni di emergenza. Quali sono le nozioni base che ogni escursionista dovrebbe conoscere riguardo al soccorso alpino e cosa fare in caso di incidenti o malori durante un'escursione?
Per imparare a essere "più sicuri" in montagna bisogna innanzi tutto non essere sicuri. Mi spiego. Oggi uno dei grandi problemi che abbiamo nel mondo della montagna è l'utilizzo di un linguaggio errato e fuorviante, e la parola "sicurezza" andrebbe del tutto cancellata dal vocabolario. Se è vero che tutti quanti, anche enti "istituzionali della montagna", tra cui il club alpino, i professionisti, sostengono che la sicurezza in montagna non esiste, allora, perché lo stesso Soccorso Alpino, il Cai, organizzano delle giornate: "Sicuri sulla neve", "Sicuri sul sentiero", "Sicuri sulle cascate di ghiaccio". "Sicuri in falesia"? Un controsenso assurdo. Perché si fa così fatica a utilizzare la formula "più sicuri"? Infatti possiamo mettere in campo tutte quelle norme tecniche e comportamentali che ci portano a una "maggiore sicurezza", ma mai si dovrebbe vendere l'illusoria "sicurezza". Dovremmo essere onesti e affermare che quando si entra in un ambiente non antropizzato i pericoli sono molti, i rischi aumentano proporzionalmente alle difficoltà oggettive e soggettive, ci si può fare davvero male e anche morire. Questo, però, non soddisfa certe esigenze di "marketing" che purtroppo oggi influenzano l'etica anche di quegli ambiti che dovrebbero essere "al di sopra". Quanto alla gestione delle emergenze e come si attiva un soccorso, è dato ampio spazio al termine del manuale. Io mi concentrerei di più, però, sulla questione delle scelte consapevoli.
Il 21 maggio sarai al Parco delle Vallere per un incontro dedicato al tuo libro. Ci dai un buon motivo per partecipare e venirti ad ascoltare dal vivo?
Innanzi tutto perché questo manuale, frutto di un lavoro di squadra, inaugura una nuova visione della formazione di base in montagna, sdoganando per la prima volta dei concetti proprio come quello della "maggior sicurezza". In più, il taglio è molto culturale e si dà spazio allo sviluppo delle abilità innate dell'individuo senza cedere troppo alla deità della tecnologia, che oggi è spesso invasiva mitigando la "consapevolezza". Poi, se proprio si vuole parlare di me, partecipate perché io sono notoriamente una voce "fuori dal coro". Vivendo in montagna e la montagna tutti i giorni, da tanti anni ho abbandonato l'idea dell'attività prettamente sportiva e di prestazione, anche dell'alpinismo, dedicandomi molto di più allo sviluppo di un rapporto profondo e oltre il dato sensibile con l'ambiente alpino.
Titolo incontro: Leggere la natura. Due chiacchiere con Marco Blatto.
Insieme con: MARCO BLATTO (intervistata da Emanuela Celona ed Alessandra Corrà).
Quando: 21 MAGGIO 2026 - ore 17.30
Dove: CASCINA VALLERE - Torino.
Ingresso: gratuito.
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