I vigneti non sono solo "paesaggi da cartolina", ma vere e proprie architetture agricole, spesso plasmate con tecniche che raccontano un modo diverso di rispettare il territorio. Recuperare vigneti storici o che stavano scomparendo (come nel caso del Boca), integrando le buone pratiche per la biodiversità promosse dalla Regione Piemonte e sviluppate da ARPA Piemonte, significa non solo custodire un patrimonio, ma rilanciare un modello di viticoltura capace di unire qualità del prodotto, identità locale e rispetto dell'ambiente.
Su questo fronte, un progetto ambizioso è stato condotto da ARPA Piemonte, in collaborazione con ISPRA e su incarico del Ministero dell'Ambiente. Lo racconta Enrico Rivella, esperto di valutazione ambientale:
"Abbiamo testato diversi vigneti piemontesi confrontando quelli che adottavano pratiche biologiche e soluzioni che rafforzavano la biodiversità con altri che usavano prodotti fitosanitari convenzionali. I risultati, statisticamente significativi, mostrano come i prodotti di sintesi abbiano effetti negativi sulla flora e sulla fauna, anche in un'ottica multi-taxon".
Un'analisi preziosa, che ha spinto il Ministero a chiedere nuove misure non solo per limitare prodotti chimici, ma per rafforzare attivamente gli ecosistemi agricoli. "ISPRA ha deciso di affidare il lavoro sui vigneti ad ARPA Piemonte proprio per la ricca vocazione del territorio a questo tipo di produzione" prosegue Rivella.
Il caso del Boca
Nel cuore del Piemonte, il caso del Boca rappresenta un esempio emblematico. Un territorio viticolo in fascia prealpina, tutto interno a un'area protetta, abbandonato per decenni a causa dell'industrializzazione, dove la natura aveva ripreso il sopravvento, spesso sotto forma di specie invasive. Ma un uomo, Christoph Künzli, ha saputo vedere ciò che gli altri non vedevano rilanciando una produzione viticola che stava scomparendo per sempre. In questo lavoro di recupero è stato fondamentale il contributo del Parco della Val Sesia.
"Oggi, afferma Rivella, coltivare all'interno di un'area protetta come il Parco dell'Alta Val Sesia non è più un limite, ma un valore aggiunto. La vigna è un ecosistema erbaceo che, se gestito con cura, può avere un ruolo fondamentale nella tutela della biodiversità. Il parco ha colto questa potenzialità, tanto da elaborare un piano d'area che ha reso possibile il recupero delle antiche zone vitivinicole del Boca e del suo terroir".
In questo caso il parco ha elaborando in primis un piano d'area e recentemente ha fatto proprie le buone pratiche studiate da ARPA Piemonte. È nata così una sinergia tra tutela ambientale e produzione agricola di qualità.
Il caso del Boca non è solo una bella storia locale. È un modello replicabile in altri territori dove l'abbandono rurale e la perdita di biodiversità rappresentano ancora sfide aperte. La strada tracciata dal Piemonte mostra che un'agricoltura diversa è possibile, dove il vino torna a essere un presidio culturale, ecologico e identitario. Sul tema dice Rivella: "Se si va oltre una visione puramente burocratica e si punta su una collaborazione autentica e ben coordinata, possono nascere sinergie virtuose. Personalmente, credo che coltivare all'interno del parco debba essere considerata una pratica di valore che deve essere premiata".
Con l'occasione abbiamo intervistato il viticoltore Christoph Künzli delle Piane del Boca: ecco cosa ci ha raccontato.
Christoph, cosa l'ha spinta a investire nella zona del Boca, e come ha scoperto l'esistenza di antichi vigneti al di sotto dei boschi?
La zona dell'alto Piemonte era morta, il Boca quando sono arrivato negli anni '90 praticamente era scomparso. Questa zona soffriva di una grande crisi di identità. Alla domanda: "perché proprio in questa zona?" Io rispondo: "perché no?". All'epoca venni a conoscenza di Antonio Cerri, un produttore ottantenne che aveva vinificato fino al 1981. Quando assaggiai i suoi vini rimasi folgorato, era un vino straordinario, ed è stato proprio quel vino a portarmi fin qui. All'inizio mi limitai ad acquistarlo e tornai in Svizzera, stupito dalla sua qualità. Ma fu durante la mia seconda visita che compresi davvero la situazione: le vigne erano abbandonate, il bosco stava invadendo tutto e lo stato complessivo era drammatico. Mi resi conto che lì potevo fare qualcosa, altrimenti si sarebbe persa una grande vocazione. È per questo che oggi sono qui: per il vino.
Quanto è stato importante l'aiuto del parco per portare avanti questo progetto? Ha trovato resistenze?
Un ringraziamento speciale va al Parco della Valsesia. Presentammo il nostro progetto nel 1997 e sin da subito accolsero la proposta con grande entusiasmo. Compresero immediatamente le potenzialità dell'iniziativa, soprattutto perché avrebbe permesso di eliminare i boschi invasivi di rovigna. Insieme avviammo la progettazione di un piano di disboscamento, studiato per essere il più efficace possibile e pienamente integrato dal punto di vista ecologico.
Purtroppo oggi la situazione è molto diversa: per poter impiantare una nuova vigna serve il via libera di ben sette enti diversi. È da cinque anni che il nostro progetto è fermo per questa ragione. Il parco, che un tempo era protagonista attivo, è stato relegato oggi ha un ruolo marginale. La burocrazia purtroppo rischia di soffocare un progetto che ha dimostrato di poter rilanciare in modo concreto e sostenibile un'intera area. e l'iter è estremamente complesso: ogni ente (che si occupi di foreste, archeologia, amministrazione provinciale, ecc.) interpreta il progetto secondo il proprio specifico punto di vista. Il risultato è uno stallo decisionale che ci impedisce di andare avanti. Questa cosa mi dispiace molto. La cosa che ci incoraggia, però, è l'entusiasmo della gente del posto, gli abitanti sono felici di vedere la loro terra riprendere vita, e questo ci spinge a continuare.
Cosa rappresenta per lei il rilancio del vino Boca? È un'operazione agricola, culturale o personale?
Io nasco come importatore di vino: per me il cuore del progetto è sempre stato il vino, la cantina è il mio terreno naturale. Fin dall'inizio, però, al mio fianco c'è stato Nicola del Boca, che ha invece una formazione e un interesse profondamente radicati nella componente agricola, lui è venuto qui con l'obiettivo di occuparsi delle vigne.
In un certo senso, il suo approccio al Boca era l'opposto del mio, le nostre prospettive erano diverse, ma proprio per questo perfettamente complementari. È durante la vendemmia che queste due visioni si incontrano: lì avviene la sintesi tra le nostre competenze, ed è proprio da questo incontro che nasce la forza del nostro progetto.
Dopo il suo esempio, altri produttori hanno ripreso a fare il Boca. C'è uno spirito di comunità tra voi viticoltori della zona?
Oggi siamo dodici produttori e si è creato un vero spirito di comunità tra noi. Tutti sono stati attratti dal vino e dalla bellezza di questo territorio.
All'inizio, altri colleghi faticavano a comprendere la scelta di investire in una zona come questa, che sembrava marginale e abbandonata. Ma col tempo le cose sono cambiate: oggi si è tornati a valorizzare davvero questo angolo di Piemonte, riconoscendone il prestigio e il fascino.
Quando sono arrivato, ormai ventisette anni fa, la situazione era completamente diversa, sono felice di vedere questo rilancio e questo entusiasmo.
Cosa consiglierebbe a un giovane agricoltore che voglia intraprendere un percorso simile al suo?
Fate solo qualità. Queste zone sono vocatissime, non ci sono molti ettari, non si possono inseguire i grandi numeri, bisogna puntare su prodotti di altissimo livello, che possano giustificare anche prezzi elevati. I giovani di oggi hanno ben compreso le difficoltà che ha attraversato questa zona in passato. Proprio per questo sanno quanto sia importante distinguersi, essere competitivi attraverso l'eccellenza.
È questo il messaggio che vorrei lasciare alle nuove generazioni di produttori e viticoltori: puntate sempre sulla qualità. È l'unica strada possibile per dare futuro a queste terre straordinarie.
Glossario
Terroir: è un concetto che indica l'insieme di fattori naturali e umani che concorrono a definire le caratteristiche di un vino, di un prodotto agricolo o di un luogo
Piano d'area: è uno strumento di pianificazione territoriale che si occupa di definire gli obiettivi e le strategie per lo sviluppo di un'area specifica, spesso tra i livelli della pianificazione regionale e comunale.
Ottica multi-taxon: guardare al mondo vivente tenendo in considerazione i vari gruppi e raggruppamenti (taxa) a cui appartengono.
Sullo stesso argomento:
Tra i filari del Boca doc (da Piemonte Parchi del 2/9/2010)
