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Il bello delle renne volanti? Il parcheggio, ovvio

Dicembre tempo di slitte e di regali: cerchiamo di restare vivi nonostante la sbornia consumistica

  • di Carlo Grande
  • dicembre 2013
  • Martedì, 18 Marzo 2014
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Il solstizio è un giorno magico: il giorno più corto, il Sol Invictus che rinasce, la luce che torna a crescere. Tempi di renne, di slitte (di Santa Claus) e di regali. Questo è il tempo dei sogni e delle illusioni, compriamo di tutto, compriamo i miraggi... Se sognare un po' è pericoloso – dice Proust - la cura non è sognare meno, ma sognare di più, sognare sempre. Perché sono tempi confusi, dice Woody Allen, pieni di rischi ma anche di opportunità. "L'importante è schivare i tranelli, cogliere al volo le occasioni e rientrare in tempo per cena".
Arriva il periodo in cui si ammazzava il maiale, fra Santa Lucia (13 dicembre) e Sant'Antonio Abate (il 17 gennaio), le settimane più fredde dell'anno: il rito, secolare e cruento, poteva contare sul gelo per la conservazione della carne. Noi cerchiamo di restare vivi, nonostante la sbornia di merci e di consumismo. Cerchiamo di restare con i piedi per terra, come i bambini di oggi: ne ho sentito uno chiedere "E' vero che Babbo Natale ha le renne volanti?". Il padre non sapeva cosa rispondere. "E dove le parcheggia?", insisteva il bambino, già consapevole che le fantasie sono belle, ma il traffico è traffico.
Mica è facile posteggiare una renna in città. Quelle di Santa Claus sono otto, si chiamano Dasher, Dancer, Prancer, Vixen... (in italiano Fulmine, Ballerina, Donnola, Freccia...). Loro stanno bene ovunque, al Polo Nord o sopra le nuvole, lì non ci sono problemi di parcheggio.
Per quelle vere è diverso: resistono nel freddo circumpolare e mangiano licheni nella tundra, ma rischiano di scomparire perché a quelle latitudini cadono piogge incessanti. Nel "grande caldo" nevica di meno, crescono muffe e funghi sui licheni e rendono sgradito il loro menù. Anche il Grande Nord è avariato: poco poetico ma vero. Non ditelo ai bambini. Senza speranza (o illusioni) si vive assai male. Dunque, certo che esistono le renne volanti. E Babbo Natle le parcheggia dietro all'Auchan, è ovvio. Un po' di fantasia, che diamine.
E noi, dopo aver scartato i regali, cerchiamo di non tornare a essere come il misterioso "A Bao A Qu" del Manuale di zoologia fantastica di Borges, che vive in letargo ai piedi della scala di un'antica torre ed è un essere dai contorni indefiniti. Ma se un vivente sale la scala lui lo segue, prende forma, si rianima. Più il visitatore è puro più l'A Bao A Qu acquista energia, irradia "una viva luce azzurra". Quando il vivente se ne va lui ritorna triste e inanimato, come un cane o un bambino, in un angolo. Il suo lamento, dice Borges, è appena percettibile, "simile al fruscio della seta".

Il solstizio è un giorno magico: il giorno più corto, il Sol Invictus che rinasce, la luce che torna a crescere. Tempi di renne, di slitte (di Santa Claus) e di regali. Questo è il tempo dei sogni e delle illusioni, compriamo di tutto, compriamo i miraggi... Se sognare un po' è pericoloso – dice Proust - la cura non è sognare meno, ma sognare di più, sognare sempre. Perché sono tempi confusi, dice Woody Allen, pieni di rischi ma anche di opportunità. "L'importante è schivare i tranelli, cogliere al volo le occasioni e rientrare in tempo per cena".
Arriva il periodo in cui si ammazzava il maiale, fra Santa Lucia (13 dicembre) e Sant'Antonio Abate (il 17 gennaio), le settimane più fredde dell'anno: il rito, secolare e cruento, poteva contare sul gelo per la conservazione della carne. Noi cerchiamo di restare vivi, nonostante la sbornia di merci e di consumismo. Cerchiamo di restare con i piedi per terra, come i bambini di oggi: ne ho sentito uno chiedere "E' vero che Babbo Natale ha le renne volanti?". Il padre non sapeva cosa rispondere. "E dove le parcheggia?", insisteva il bambino, già consapevole che le fantasie sono belle, ma il traffico è traffico.
Mica è facile posteggiare una renna in città. Quelle di Santa Claus sono otto, si chiamano Dasher, Dancer, Prancer, Vixen... (in italiano Fulmine, Ballerina, Donnola, Freccia...). Loro stanno bene ovunque, al Polo Nord o sopra le nuvole, lì non ci sono problemi di parcheggio.
Per quelle vere è diverso: resistono nel freddo circumpolare e mangiano licheni nella tundra, ma rischiano di scomparire perché a quelle latitudini cadono piogge incessanti. Nel "grande caldo" nevica di meno, crescono muffe e funghi sui licheni e rendono sgradito il loro menù. Anche il Grande Nord è avariato: poco poetico ma vero. Non ditelo ai bambini. Senza speranza (o illusioni) si vive assai male. Dunque, certo che esistono le renne volanti. E Babbo Natle le parcheggia dietro all'Auchan, è ovvio. Un po' di fantasia, che diamine.
E noi, dopo aver scartato i regali, cerchiamo di non tornare a essere come il misterioso "A Bao A Qu" del Manuale di zoologia fantastica di Borges, che vive in letargo ai piedi della scala di un'antica torre ed è un essere dai contorni indefiniti. Ma se un vivente sale la scala lui lo segue, prende forma, si rianima. Più il visitatore è puro più l'A Bao A Qu acquista energia, irradia "una viva luce azzurra". Quando il vivente se ne va lui ritorna triste e inanimato, come un cane o un bambino, in un angolo. Il suo lamento, dice Borges, è appena percettibile, "simile al fruscio della seta".

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