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Perché dichiarare un'emergenza sanitaria globale

Tra le svariate problematiche dell'emergenza climatica c'è la perdita di biodiversità. Si tratta di un problema spesso affrontato in maniera a se stante, ma che fa parte della crisi ambientale. Per questo, diverse autorità scientifiche si sono mobilitate chiedendo all'Organizzazione Mondiale della Sanità di approcciarsi ai due fenomeni come se fossero un'unica emergenza globale.

  • Sonia Biasutto
  • Novembre 2023
  • Giovedì, 30 Novembre 2023
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Immagine da Pixabay Immagine da Pixabay

L'aggravarsi della crisi climatica e della perdita di biodiversità ha portato oltre 200 riviste mediche scientifiche (tra le cui The BMJ, The Lancet e Medical Journal of Australia) a pubblicare, contemporaneamente, un editoriale collettivo che si appella all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). La richiesta è di considerare le due crisi - quella ambientale e la perdita di biodiversità - parte di un unico problema e di dichiarare, quindi, uno stato di emergenza globale. Le ripercussioni che questi fenomeni hanno sulla salute umana sono infatti sempre più evidenti e preoccupanti. Gli scienziati sostengono che il primo passo per affrontarli sia proprio quello di riconoscere l'interconnessione delle problematiche, evitando approcci risolutivi compartimentati. Sarebbe quindi auspicabile lavorare in un'ottica di integrazione dei piani climatici con quelli sulla biodiversità.

A dimostrazione del fatto che attualmente le due emergenze vengono affrontate in maniera singola e disconnessa, ci sono le COP (Conference Of the Parties, ovvero Conferenze delle parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici) che si riuniscono separatamente, sia a livello spaziale sia a livello temporale: la COP28 sul clima avrà infatti luogo a breve a Dubai, mentre la COP16 sulla biodiversità si terrà in Turchia, nel 2024.
Inoltre, i membri che vi partecipano raramente entrano in contatto tra di loro. Unico evento nel quale vi era stata una forma di collaborazione, si è tenuto nel 2020, quando gli esperti avevano concluso un seminario con queste parole: "Solo considerando il clima e la biodiversità come parti dello stesso problema complesso [...] si possono sviluppare soluzioni che evitino il disadattamento e massimizzino i risultati benefici".

I requisiti per richiedere l'emergenza sanitaria globale 

L'OMS può dichiarare emergenza sanitaria nel momento in cui quest'ultima rispetti 3 prerequisiti, ovvero che sia:

  • Grave, improvvisa o inaspettata
  • Comporti problemi per la salute pubblica oltre i confini nazionali
  • Richieda un'azione internazionale immediata

Si potrebbe puntualizzare che il cambiamento climatico, così come la perdita di biodiversità, non siano di certo eventi che ci hanno colto di sorpresa, ma non per questo non si tratta di fenomeni estremamente gravi e insoliti.

La scienza concorda quindi in maniera unanime sul fatto che tutti i requisiti siano, in maniera più o meno diretta, presenti. Da qui, la richiesta all'OMS di dichiarare la "crisi indivisibile del clima e della natura come un'emergenza sanitaria globale" durante l'Assemblea Mondiale della Sanità, che si terrà a maggio 2024.

Perchè un'emergenza sanitaria globale

Il problema di fondo è che un ambiente sofferente equivale a uno stato di salute sofferente che, dal punto di vista sociale, economico e sanitario colpisce in particolar modo quella fascia di popolazione meno abbiente e con minori strumenti, in generale. L'inasprirsi di eventi meteorologici, l'aumento delle temperature, il diffondersi delle malattie infettive e l'inquinamento atmosferico sono solo alcuni tra i fattori che vi concorrono.

Inoltre, la combinazione dei primi due va ad alterare indirettamente il ciclo del carbonio, accelerando i fenomeni erosivi e inibendo lo stoccaggio di questo elemento, il che si traduce in un ulteriore aumento di temperatura per tutto il Pianeta. Per questo, si è convinti che il cambiamento climatico diventerà, a breve, la causa principale di perdita di biodiversità, andando a superare l'impronta antropica connessa a deforestazione e consumo di suolo.

Il Report sullo stato del clima 2023 

Il ritmo con il quale le crisi climatica e ambientale avanzano non ha precedenti e le azioni intraprese dall'uomo nel tentativo di contrastare questo fenomeno risultano irrisorie se paragonate all'entità del problema. Da qui nasce il dovere morale di scienziati e istituzioni di comunicare, in forma chiara e accessibile, lo stato di salute del Pianeta in report e aggiornamenti. Così hanno fatto i ricercatori con il Report per lo stato del clima riferito all'anno 2023, nel quale vengono elencati e approfonditi tutta una serie di problematiche correlate all'emergenza climatica tra cui: i picchi di temperatura mai registrati prima, il riscaldamento degli oceani, la perdita di copertura forestale, il record di concentrazioni di gas serra, il rimpicciolimento dei ghiacciai, l'acidificazione degli oceani e l'aumento della frequenza e dell'entità degli eventi estremi.

Le raccomandazioni degli scienziati 

L'approccio per affrontare l'emergenza climatica deve essere coordinato e multisettoriale ed è contornato da non poche questioni.

In primo luogo la difficoltà di scindere l'impatto delle attività economiche sull'ambiente dai benefici che queste apportano in termini monetari alla società. Si rende quindi necessario cambiare i principi di base che regolano i sistemi economici attuali, spesso incompatibili con i concetti di sostenibilità ambientale.

in secondo luogo è necessario ridurre l'utilizzo dei combustibili fossili e investire in sistemi naturali e innovativi che possano sequestrare l'anidride carbonica. Quindi ridurre il consumo di carbone che ha visto un'impennata negli ultimi anni, soprattutto in Paesi come la Cina, e che resta la causa di circa il 40% di emissioni di anidride carbonica in atmosfera e incentivare alleanze e trattati internazionali che accompagnino i Paesi meno abbienti alla transizione verso energie rinnovabili.

Gli sforzi andrebbero anche indirizzati nella ricerca per aumentare la resistenza e la resilienza delle colture, visto l'aumentare degli eventi estremi che ne minacciano la sopravvivenza, aumentando il rischio di carestie.

"Grandi problemi richiedono grandi soluzioni"

Il riscaldamento globale è solo una delle innumerevoli conseguenze derivanti dalla crisi climatica. Quella che stiamo affrontando è una vera e propria crisi ambientale che potrebbe facilmente condurci al collasso della nostra società, a cui siamo abituati. 
Compito della scienza è avvisare e mettere in guardia la popolazione sui rischi che si corrono: la speranza è che la comunicazione sullo stato climatico del Pianeta (effettuata, ad esempio, nel Report 2023 per il clima), unita alla richiesta di dichiarazione di uno "Stato di emergenza globale (portata avanti nell'editoriale collettivo), possano rappresentare un primo passo nell'affrontare sistematicamente il problema, da molteplici punti di vista, sia politico, economico che sociale. I progressi tecnico scientifici infatti, per quanto indispensabili, non sono sufficienti nella loro singolarità per risolvere il problema.

Per approfondimenti:  

The 2023 state of the climate report: Entering uncharted territory  

Lista autori firmatari 

Articolo Icona Clima

Articolo Nature 

 

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