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Piemonte Parchi

Green economy, green society e green education

Note sull'evoluzione dell' educazione ambientale

  • Giovanni Borgarello, Pracatinat s.c.p.a.
  • ottobre 2013
  • Martedì, 11 Marzo 2014
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Green economy, green society e green education
Attività di educazione ambientale
pgc archivio Pracatinat
Edificio Pracatinat
pgc archivio Pracatinat
Fenestrelle
pgc archivio Pracatinat

Ho negli occhi un'immagine: un gruppo di giovani ha approntato un plastico della città, l'ha messo al centro di una piazza sotto un grande gazebo e tutti i cittadini che passano possono fermarsi, chiedere informazioni e dire cosa non va, indicare i problemi del territorio, ma anche i punti di forza e proporre analisi, idee e soluzioni. Le persone si fermano, partecipano, discutono, si appassionano. Una sorta di metafora di un territorio al lavoro, di una polis capace di occuparsi di problemi comuni. Viviamo momenti di crisi in cui le attenzioni e le priorità si concentrano su aspetti e provvedimenti economici, mentre altri come quelli culturali ed educativi rischiano di passare in secondo piano.

Mai come oggi e mai come in questo momento l'educazione è così necessaria. E lo è, perchè è condizione irrinunciabile per costruire una nuova prospettiva, un mondo nuovo, una società sostenibile. E la prospettiva della sostenibilità, cioè di costruzione di una economia, di una società, di una relazionalità che siano intelligenti, solidali, democratici e sostenibili, è davvero l'unica che può far uscire la vecchia Europa ed il mondo intero dalla crisi che li attanaglia.

Perché l'educazione è così essenziale? Non c'è problema coinvolto nella ricerca di sostenibilità – ad esempio, ridurre i rifiuti, cambiare modelli di produzione e consumo, risparmiare suolo e cambiare strategie urbanistiche, impostare politiche di mobilità, una agricoltura sana e sostenibile, un turimo dolce e responsabile, un modello energetico diverso, ecc. ..... - che non implichi una riflessione in profondità da parte dei cittadini, dei produttori e consumatori, dei decisori di diverso livello su consolidate modalità di azione e non richieda a ciascuno una trasformazione di schemi culturali, una ricerca di nuove vie per orientarsi ed uscire dalla/e crisi. Quando parliamo di processi di apprendimento, parliamo delle condizioni (organizzative, metodologiche, ecc.) che li possono rendere possibili e che li possono sostenere nel tempo. Parliamo, cioè, di educazione e della capacità di allestire situazioni e percorsi che ci possano aiutare a pensare ed a cambiare. "Lo sviluppo di una società sostenibile dovrebbe essere visto come un continuo processo di apprendimento, che esplori argomenti e scelte difficili, dove risposte e soluzioni appropriate potrebbero cambiare con la crescita dell'esperienza' per il quale serve una educazione che fornisca 'capacità critica, maggiore consapevolezza e forza per esplorare nuove visioni e concetti e per sviluppare metodi e strumenti nuovi" [Documento strategico dell' UNECE per l'Educazione allo Sviluppo Sostenibile, Vilnius, 2005].

Una prospettiva utopica? Non direi. Corrisponde ad esempio alla strategia Europa 2020 ovvero agli obiettivi che l'Unione Europea si è data e su cui tutti gli stati membri sono impegnati. Anche in questo caso il ruolo dell'educazione, dei sistemi formativi è posta al centro come dimensione strategica. Si parla, ad esempio, delle competenze chiave che vanno promosse e che i cittadini europei dovrebbero avere per poter costruire insieme una Europa sostenibile [si veda il documento "Competenze chiave per l'apprendimento permanente. Un Quadro di Riferimento Europeo"].
Corrisponde all'obiettivo di costruire green economy. Cosa si intende con questa espressione? In realtà non esiste una definizione univoca e condivisa di Green economy. Tra le elaborazioni disponibili prodotte dagli organismi internazionali (UNEP, OECD, EEA), le definizioni che sembrano più appropriate, in quanto più sistemiche ed attente alla varie dimensioni della sostenibilità, interpretano la Green Economy come l'esito di una interazione complessa tra mondo produttivo, cittadini/consumatori, istituzioni e territorio su cui operano le imprese, ponendo l'accento sui ruoli e le relazioni che intercorrono tra tutti i soggetti.
Inoltre, questa prospettiva corrisponde anche alla necessità di una rilancio e riqualificazione della scuola e del suo ruolo, come indicato da molte parti, si veda, ad esempio, la recente IV Conferenza regionale della scuola svoltasi il 5 settembre a Torino e intitolata "Benvenuto cambiamento. La scuola che si rinnova aiuta la rinascita del Paese".
Così come corrisponde alla necessità di un nuovo patto tra cittadini e istituzioni. La polis, i territori, vivono di dialogo, sono fatti di reti di relazione in cui i cittadini comprendono i problemi e individuano e portano avanti soluzioni sulla base di un fitto dialogo tra loro.

Naturalmente tutto ciò trascina con sé delle domande: quali sono i luoghi, i soggetti e i modi per un'efficace educazione alla sostenibilità? Chi avvìa i processi, chi li sostiene?
E come e in che cosa ciascuno è chiamato a trasformarsi? La scuola ad esempio è chiamata a ripensare la propria mission quella di promuovere saperi e competenze all'altezza della sfida della complessità E nel far questo non può essere estranea alla realtà ma deve occuparsene, non può lavorare da sola ma deve imparare a lavorare con altri soggetti territoriali; i suoi progetti acquistano efficacia se sono integrati e dialogano con i percorsi di sostenibilità del territorio.
Ma, allo stesso modo, un ente locale deve decidere se continuare a lavorare nei modi tradizionali (poco prossimi ai cittadini; per compartimenti stagni) o trasformare il proprio modo di lavorare per sviluppare partecipazione attiva intorno a fondamentali beni comuni. Così, un'impresa ha sempre più bisogno per sviluppasi di un territorio sostenibile e smart e di coltivare la propria dimensione green e la propria responsabilità sociale d'impresa.
Diventa quindi essenziale, per fare sostenibilità, capire come fare a mettere in dialogo i soggetti territoriali e a farli lavorare insieme.
Tutto ciò è centrale oggi nel definire il campo dell'educazione ambientale ed alla sostenibilità.
Pracatinat si colloca all'incrocio di queste esigenze di ricerca, per essere "laboratorio", ed aiutare con i propri servizi altri soggetti, in primis la scuola, ma anche gli enti locali ed i soggetti territoriali, a sviluppare la propria mission in un'ottica di sostenibilità, di integrazione e di dialogo. E proprio in questa direzione si sta indirizzando la collaborazione tra Regione e Pracatinat per elaborare proposte ed iniziative che costituiscano, a partire da sperimentazioni mirate e documentate, un riferimento per il territorio piemontese.

Informazioni e dettagli sul centro di Pracatinat: http://www.pracatinat.it/

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