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Un nido in scatola

Con l'arrivo dei primi freddi, impariamo ad attirare nel giardino dietro casa, o sul balcone, gli uccelli selvatici. Dal nostro archivio, i consigli per costruire un surrogato dei siti naturali di nidificazione, sempre più rari nelle nostre città e campagne

  • Riccardo Ferrari
  • novembre 2010
  • Giovedì, 1 Dicembre 2016
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Un nido in scatola
Mangiatoie per uccelli
Un nuovo 'inquilino' della mangiatoia...

"Casa dolce casa", viene da pensare quando si osservano gli uccelli che costruiscono il proprio nido nella siepe del giardino. E lo fanno con impegno e cura notevoli, oltre che con una certa fatica, dal momento che devono sobbarcarsi l'opera utilizzando il becco come unico strumento di lavoro. Ma questa grande fatica, che in linguaggio etologico si definisce investimento parentale, non serve a realizzare una vera e propria abitazione. Per gli umani la casa è il luogo dove vivere la maggior parte della propria esistenza.

Per gli uccelli il nido non è questo: la sua unica funzione è di accogliere le uova e i piccoli fino all'involo, e meno dura questo periodo meglio è: un nido pieno di uccellini pigolanti è un richiamo irresistibile per i predatori e tutta la famiglia rischia le piume se il covatoio non è ben dissimulato nella vegetazione. Ecco perché la scelta del sito dove nidificare è molto accurata e da essa dipende la riuscita della riproduzione. Una volta involata la prole, il nido verrà abbandonato e nessun componente della famiglia vi farà mai più ritorno.
In realtà, in alcune specie di uccelli, il nido viene utilizzato più volte nella stagione, o negli anni successivi, ma si tratta di una minoranza: perlopiù sono animali di grandi dimensioni, come i rapaci o le cicogne, e i loro nidi sono difficilmente accessibili ai predatori.

L'evoluzione delle specie ha portato alle scelte più diverse per garantire il successo di una attività così delicata come la nidificazione; alcune costruiscono complessi nidi con materiale vegetale intrecciato, come i fringillidi, altri utilizzano il fango per costruire delle robuste coppe, come le rondini, altri ancora scavano i tronchi degli alberi per ricavarne cavità sicure e inaccessibili, come i picchi. Ma molte specie forestali sfruttano semplicemente le cavità naturali o prodotte da altri uccelli; oppure i nidi artificiali che gli appassionati mettono a loro disposizione.

Vista la grande adattabilità delle specie, verrebbe da chiedersi che utilità abbiano le cassette-nido per la nidificazione. In un bosco maturo, ricco di alberi secolari con cavità, popolato di picchi che ogni anno scavano e poi abbandonano comodi rifugi, i nidi artificiali possono essere superflui: ma vista la sempre maggior rarità di boschi degni di questo nome, dove gli alberi vengono lasciati al loro ciclo naturale di vita e non sfruttati come "fabbriche di legname", mettere a disposizione cavità artificiali per la riproduzione è quasi un dovere.

Soprattutto in giardini, viali e parchi urbani, in cui non si trovano quasi più alberi degni di questo nome ma solo piante che assomigliano più a elementi di arredo che ad esseri viventi. Proviamo allora a intraprendere la divertente quanto utile attività di offrire ai piccoli uccelli che frequentano il cortile dietro casa un luogo adatto a costruire il loro nido, che non potrebbe essere ospitato dalla vegetazione, solitamente troppo ridotta e poco naturale. La strada più semplice è quella di rivolgersi alla sede LIPU più vicina, dove procurarsi i nidi già pronti e ottenere i consigli su come posizionarli. Ma forse gli appassionati di bricolage vorranno cimentarsi nella costruzione in proprio del covatoio: è una grande soddisfazione vedere occupato un nido che abbiamo costruito con le nostre mani.

Qui forniamo le indicazioni per realizzare un nido artificiale di tipo chiuso, cioè che simula una cavità naturale; è il modello più facilmente occupato dagli uccelli dei giardini e le specie che ospiterà saranno perlopiù cinciallegra, cinciarella, passera d'Italia e passera mattugia, uccelli che utilizzerebbero buchi negli alberi o nei muri, o nidi di picchio abbandonati. Esistono anche nidi di tipo aperto, senza la parete anteriore, che vengono occupati da pigliamosche e pettirossi, ma meno frequentemente; perciò consigliamo il modello con il foro d'ingresso, il cui diametro non deve superare i 3 centimetri, per evitare che i predatori possano insidiare la nidiata.

Anche la profondità interna è importante; se troppo profondo potrebbe diventare una trappola per i piccoli che non riuscirebbero a uscire agevolmente; se non abbastanza, favorirebbe un involo precoce dei piccoli, o permetterebbe a un predatore di raggiungere i nidiacei attraverso il foro d'entrata. Una volta acquistato o realizzato, il nido va posizionato nel modo migliore, per invogliare i futuri ospiti a sceglierlo. La posizione più adatta è con esposizione a est o a ovest (evitare il sud, se non ombreggiato, e il nord), sopra i primi rami di un albero, ma anche su un muro. Contrariamente a quanto si pensa, le specie che usano i nidi artificiali non nidificano molto in alto ma, solitamente, entro i primi metri dal suolo; in un luogo frequentato dal pubblico è però consigliabile posizionare i nidi un po' più in alto, per evitare che spariscano dopo pochi giorni.

È importante che il nido sia in piano o, ancor meglio, un po' inclinato in avanti: in questo modo lo spiovente del tetto coprirà bene il foro d'ingresso, impedendo all'acqua di entrare, cosa che porterebbe alla perdita della nidiata. Ricordate di praticare dei fori sul fondo della cassetta-nido, favoriranno lo scolo dei liquidi che si potranno accumulare; anche una mano di olio di lino (da preferire alle vernici perché biologico) sulle pareti esterne sarà un importante contributo all'isolamento dall'acqua.

Quando il nido sarà posizionato, entro l'autunno o l'inizio dell'inverno, gli uccelli lo ispezioneranno e, se sarà di loro gradimento, a primavera potranno utilizzarlo per la riproduzione. Ricordate che la scelta sta a loro e se non verrà usato subito non scoraggiatevi, ma provate a riposizionarlo. Quando verrà occupato, cercate di resistere alla tentazione di andare a curiosarci dentro: osservatelo da lontano, con un buon binocolo o un cannocchiale, e imparerete in diretta le abitudini, la dieta e molti altri aspetti della vita dei simpatici ospiti alati dei giardini. In autunno svuotate e ripulite bene la cassetta-nido, effettuate, se servono, piccole manutenzioni, e riposizionatela: vi regalerà osservazioni e soddisfazioni per molti anni.

Come costruire una cassetta-nido

Da un asse di 121x15 cm si ricavano tutti i pezzi per assemblare il nido. Il taglio tra fronte e retro dovrebbe essere angolato, per garantire la miglior chiusura del tetto. Per praticare il foro d'ingresso utilizzate un trapano con punta a lama circolare, o il seghetto da traforo. Assemblate le varie parti con chiodi o viti da legno; fissate il retro al supporto con delle viti, per garantire la tenuta. Per consentire l'ispezione e la pulizia periodica del nido, fissate il tetto con una cerniera e un gancio con occhiello, in modo che sia apribile agevolmente.

La LIPU per i nidi

La conservazione della biodiversità passa anche dalle piccole cose, come realizzare e posizionare un nido artificiale. Per questo la LIPU realizza corsi, conferenze e progetti didattici incentrati sul "birdgardening", termine che indica le attività, tra cui la costruzione delle cassette-nido per realizzare, anche in pochi metri quadri di verde, un ambiente adatto ad ospitare gli uccelli. La costruzione di nidi artificiali o di mangiatoie è una divertente attività manuale che consente di approfondire molti aspetti della vita degli uccelli, diffondendo una conoscenza e una sensibilità carenti nella nostra cultura.

In Piemonte la LIPU è presente con 5 sezioni locali, un'Oasi e due Centri, che organizzano attività legate all'uso dei nidi artificiali; a Torino sono ormai dieci anni che viene realizzato il progetto "birdgardening" con le scuole, insegnando agli allievi a costruire i nidi artificiali e facendo conoscere loro la biologia degli uccelli ospiti delle città.

Info:www.lipu.it/sedilocali


Sfoglia l'articolo pubblicato su Piemonte Parchi n. 200 - novembre 2010 (pag 22-24)

 

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