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Ponte Raut

in Val Germanasca enigmatiche pitture a calcina e antichi graffiti custodiscono gelosamente il segreto delle fate

  • di Aldo Molino
  • novembre 2013
  • Lunedì, 17 Marzo 2014
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Ponte Raut

Se non fosse per il toponimo, "Roc della Fantino" di primo acchitto ci sarebbe da dubitare dell'antichità del luogo. Una leggenda locale che qualcuno ricorda ancora racconta di una fata locale che arrabbiata si rifugiasse giusto in cima al roccione tracciando a fini di maleficio gli enigmatici disegni. Chi riuscisse a decifrarli avrebbe accesso a favolose miniere d'oro. In mancanza di prove certe ciascuno può elaborare la propria congettura così c'è che ha visto raffigurate reti per catturare i pesci chi per similitudine mappe topografiche o quant'altro. Preistorici o no, le pitture-graffito del Ponte Raut pongono numerosi interrogativi.

Antecedenti ai terrazzamenti vitati, o coevi con quei dissodamenti? E quale il loro significato?

Ponte Raut si trova nella gola del Germanasca poco a monte dell' abitato di Pomaretto. Sul lato più soleggiato della valle sino a dove è stato possibile organizzare un po' di terra fertile sono stati realizzati infiniti terrazzamenti sostenuti da muretti a secco collegati tra di loro da scale litiche infisse direttamamente nei muri. Una viticoltura di frontiera sviluppatasi in tempi antichi e ripresa presumibilmente nel 700 dopo la fase più cruenta delle guerre di religione, che a fatica ha superato la crisi della fillossera poi quasi completamente abbandonata dopo la seconda guerra mondiale. Viticoltura di montagna che si spingeva sino a 1.000 metri di altezza con minuscoli appezzamenti acqistati o affittati dagli abitanti dell'alta valle che scendevano a coltivarli dalle borgate più isolate di Praly o di Pragelato. Di certe produzioni vallive, si diceva che in certe annate in mancanza di aceto per l'insalata andasse bene anche il vino! Negli ultimi lustri un rinnovato interesse per le produzioni di nicchia e la riscoperta dei vitigni autoctoni ha portato ad un recupero ed una moderata ripresa di qualche coltivazione nelle zone più vocate. Nella conca di Ponte Raut oggi non c'è più traccia di vigneto, bosco e rovi la fanno da padrone quasi ovunque. Restano i muretti a secco, i terrazzamenti ormai irraggiungibili, e i ciabot, le piccole costruzioni di servizio dove un tempo si vinificava. Basta sbirciare all'interno di qualcuna di queste costruzioni per rendersi conto che effettivamente anche qui un tempo si facesse il vino: torchi, cerchi di botti e vasche per il verderame.

Il luogo comunque è davvero suggestivo e vale la pena di una breve passeggiata (non più di 10 min.).Da Perosa Argentina in Val Chisone si risale la valle del Germanica per qualche chilometro sino alle gole dove la carrozzabile si porta in sin orografica. Dal ponte (637 m), salendo, si prende il sentiero che pianeggia sulla destra transitando di fronte alla baita sul cui muro una lapide ricorda l'eccidio di due partigiani. Durante la guerra la roccia delle Fantine con i suoi segni ben visibili dal ponte stesso fu presa a cannonate dalle truppe di occupazione causando comunque dei danni. Si continua sul sentiero per qualche decina di metri sino ad un casotto sulla destra. Guardando a sinistra poco più in alto si vedono altri casotti e altri ruderi addossati ad una parete. Si svolta a sinistra e utilizzando una scala di pietra di collegamento tra le fasce si sale al più alto dei ciabot all'interno del quale si trova ancora un torchio da uve.

Si continua in piano per qualche metro poi utilizzando altre scale si rimontano i vari terrazzamenti sino al più elevato dove si trova il riparo sotto roccia alto circa 1 metro e sessanta largo due e lungo quattro. All'interno del riparo e sulla sovrastante parete aggettante si trovano i graffiti.
Descritti per la prima volta da Pons in uno storico numero del bollettino della società storica valdese (1938) sono stati oggetto più volte di riflessioni e indagini senza conclusioni certe.

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