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Piemonte Parchi

Visto dal fiume è tutto un altro mondo

  • Bruno Gambarotta
  • Giugno 2011
  • Giovedì, 9 Giugno 2011
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In quarta e quinta elementare ho avuto la fortuna di avere un grande maestro: si chiamava Graziano e, dopo averci portato alla licenza elementare, dovette lasciare la scuola controvoglia perché era malato. Da giovane era stato un gran viaggiatore; scapolo per scelta, con la sua Topolino aveva girato mezzo mondo. Insegnava la geografia attingendo ai suoi ricordi di viaggio ed era, nelle sue narrazioni, un incantatore di serpenti. In quella scuola, grazie a Dio felicemente nozionistica, si imparavano a memoria i nomi delle Alpi, usando come promemoria la frase "Ma con gran pena le reca giù" (Marittime, Cozie, Graie, ecc.) e i nomi degli affluenti del Po, di destra e di sinistra. In quegli anni un piccolo gruppo di giovani astigiani si lanciò in un'avventura minuziosamente organizzata: un viaggio in barca sul Po, da Torino alla foce. Il maestro Graziano ce la fece seguire giorno per giorno su una carta molto dettagliata, documentando i passaggi nei quali i viaggiatori dovevano uscire dall'acqua e portare sulle spalle la barca e i bagagli per superare ostacoli della più varia natura nonché le dighe. Ci diceva: "Siete fortunati. Fra qualche anno il Po sarà tutto navigabile, ci saranno dei battelli per il servizio viaggiatori. Fatelo una volta nella vita quel viaggio perché il mondo, visto dalle sponde di un fiume, è completamente diverso". Sono trascorsi 65 anni da allora e a rendere navigabile il Po non ci pensa nessuno, sono tutti intenti a trovare una montagna di soldi al chilometro (con una buona percentuale da versare alla mafia) per raddoppiare tratti di autostrade che resteranno in perenne necessità di manutenzione. Il maestro parlava della rete di canali navigabili della vicina Francia e a noi sembrava che raccontasse una fiaba. Per noi il fiume è stato da sempre motivo di divisione; il primo fiume della mia vita è stato il Tanaro, ebbene, essere nati o risiedere "al di là del Tanaro" voleva dire essere astigiani di seconda scelta. Era inutile far finta di non esserlo poiché si era comunque traditi dal dialetto che da sempre ha sfumature diverse e percepibili da un orecchio allenato per i parlanti al di qua e al di là di un fiume. Forse per le nuove generazioni non è più così ma bisognerebbe chiederlo a loro. Quelle rare volte in cui mi sono trovato, non per merito mio, a navigare sulle acque di un fiume, ho ripensato alle parole del mio maestro, al fatto che il mondo, visto dalle sponde di un corso d'acqua, è un altro e che agli italiani è stata sottratta quest'esperienza, in nome del dio delle quattro ruote. A me è successo nel delta del Mekong, risalendo dalla foce il Mississippi, navigando alla confluenza della Sava col Danubio all'altezza di Belgrado. Alla fine del mese di marzo 1928, Georges Simenon naviga per sei mesi lungo i canali di Francia a bordo della Ginette, una barca a motore ristrutturata, con la moglie Tigy, la governante (nonché amante) Boule e il cane Olaf e scrive ininterrottamente romanzi popolari firmati con vari pseudonimi. L'anno dopo si stabilisce a bordo dell'Ostrogoth,un cutter ormeggiato sulla Senna, al centro del Pont Neuf. Su questa barca compie un viaggio in Belgio, nei Paesi Bassi e in Germania. In settembre si trova ormeggiato a Delfzijl (Paesi Bassi) e lì scrive il primo racconto con Maigret protagonista. Nel 2009, per celebrare gli 80 anni del personaggio, una statua è stata dedicata al celebre commissario. L'ambiente dei canali e della navigazione fa da sfondo a molti romanzi di Simenon e ad alcuni reportage. In uno di questi scrive: "Nella chiusa consiste la vera poesia del fiume o del canale. Avete appena superato una chiatta qualsiasi, o una scuderia, senza neppure prestarvi attenzione. Arrivate alla chiusa dove questa imbarcazione vi raggiunge e, in un piccolo bistrot come non se ne trovano da nessun'altra parte, ecco che, fortunatamente per voi, potere fare conoscenza con i barcaioli". Che dire? Noi possiamo solo provare invidia e, per cercare di imitarlo, navigare sul Po con i due battelli, Valentino e Valentina, su e giù per qualche chilometro.

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