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Piemonte Parchi

Vapore dal centro della Terra

Le Colline metallifere, coprono una vasta estensione nel parte centro meridionale della Toscana, tra Siena, Grosseto, e Livorno.

  • Aldo Molino
Mercoledì, 5 Marzo 2014
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Fumarole e zolfo nativo.  Foto: A. Molino Fumarole e zolfo nativo. Foto: A. Molino
Bulicami di fango
Foto: A. Molino
Fopri di zolfo
Foto: A. Molino
Un lagone
Foto: A. Molino
Fumarole e zolfo nativo - Torre di raffreddamento della centrale di Monterotondo - Fumarole
Foto: A. Molino
Alcuni aspetti delle fumarole - Vapore a Sasso Pisano
Foto: A. Molino

Da prima che gli Etruschi sbarcassero a Populonia e iniziassero in grande stile i lavori fusione, i filoni mineralizzati erano sfruttati dalle popolazioni autoctone. Non solo miniere di pirite, ma anche, zinco, argento, piombo, rame e lignite. L'industria mineraria florida dal medieoevo al XIX secolo andò esaurendosi nel XX secolo quando cessò completamente.
Oggi quelle testimonianze del passato e i Geositi collegati costituiscono il Parco nazionale delle Colline metallifere che opportunamente valorizzate costituiscono una importante risorsa turistica.
Particolarmente interessante e unico nel suo genere in Italia è il Parco delle Biancane.

Siamo a Monterotondo Marittimo (anche se il mare lo si vede molto lontano con il binocolo) paese noto oltre che per i suoi fenomeni geologici per aver dati i natali a Renato Fucini (poeta e scrittore).
Ci si arriva in una trentina di chilometri da Venturina o da Piombino seguendo le tortuose strade dell'entroterra. Poco prima di arrivare in paese una deviazione sulla sinistra porta alle Biancane.
Il piccolo ma efficiente ufficio informativo e centro di accoglienza turistica è in grado di soddisfare ogni curiosità e eventualmente organizzare visite guidate.
Le Biancane sono un po' l'anticamera dell'inferno, il nome deriva dal colore bianco delle rocce e dalla scarsa vegetazione, dovuto dall'emissioni di vapore d'acqua ad alta pressione contenente idrogeno solforato che reagendo con la coltre di calcare lo trasformano in gesso. Tutto il terreno fuma e in corrispondenza degli sbocchi si possono osservare cristallizzazioni di zolfo nativo.

Nei pressi si possono vedere il lavatoio, l'antica vasca di decantazione dell'acido borico, svariate fumarole e un lagone di fango ribollente. Un assolato sentiero porta più in alto alle Biancane vere e proprie. Ma ci si può arrivare anche in auto proseguendo sulla strada asfaltata che porta alla centrale idrotermica dell'Enel e al successivo piazzale. Un sentiero segnalato conduce alla sorgente dell'acqua forte" oltre la quale inizia un interessante percorso panoramico ad anello che consente la visita dell'area in tutta sicurezza. Dalle Biancane un sentiero consente anche di raggiungere, scavalcando il crinale, la vicina località di Sasso Pisano dove troviamo altre zone a fumarole e putizze con acido solfidrico e anidride solforosa e opportunamente recintato un "bulicami", un "geiser" di fango bollente che quando è di buon umore da spettacolo.
La scoperta dell'acido borico nelle sorgenti di Monterotondo risale alla fine del '700 per opera di Uberto Francesco Hoeffler un tedesco, poi intorno al 1817 un francese de Larderel brevettò un sistema più efficace di produzione e tutta l'area prese nome di Larderello (toponimo nello specifico relativo oggi a una frazione del comune di Pomarance). Il 4 luglio 1904 il principe Ginori effettuò il primo esperimento al mondo di generazione di energia geotermoeletttrica. Nel 1916 furealizzata la prima centrale industriale. Cessata la produzione di acido borico, continua attivamente quella di energia geotermica con nuove e continue trivellazione per captare il prezioso vapore nelle profondità della terra: i "soffioni".

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