Anche quest'anno l'Ente di Gestione delle Aree Protette del Monviso ha aderito all'International Waterbird Census (IWC), il programma mondiale di monitoraggio degli uccelli acquatici che si svolge ogni gennaio in 143 Paesi. Il censimento ha interessato le riserve naturali lungo il fiume Po, nel tratto cuneese, caratterizzate dalla presenza di laghi di cava dismessi o ancora in attività.
Nei siti monitorati sono stati contati complessivamente 2.923 esemplari appartenenti a 15 specie diverse. La specie più numerosa è risultata il germano reale, con 1.732 individui svernanti, seguito dall'alzavola con 617 esemplari. Presenti anche folaga (171), moretta (143), canapiglia (103), cormorano (42) e fischione (39), oltre a gabbiano reale mediterraneo, svasso maggiore, tuffetto, moriglione, piro piro culbianco, anatra mandarina, gallinella d'acqua e airone cenerino. I dati mostrano un incremento numerico rispetto agli anni precedenti e confermano una buona varietà di specie.
Particolarmente rilevante è l'osservazione del moriglione, specie rara e considerata vulnerabile dalla Lista Rossa dell'IUCN: nel 2026 sono stati avvistati quattro esemplari, contro uno solo dell'anno precedente. Proprio per la sua condizione di rischio, il moriglione è al centro di un piano nazionale di gestione redatto da ISPRA e dal Ministero dell'Ambiente.
Il Parco del Monviso collabora all'International Waterbird Census da molti anni, nell'ambito di un progetto coordinato in Italia dall'ISPRA dal 1985. Per approfondire la conoscenza delle specie presenti nelle aree protette, è attivo anche il progetto iNaturalist del Parco, aperto alla partecipazione dei cittadini.
Gli uccelli acquatici rappresentano un importante indicatore della salute delle zone umide: la loro presenza e il loro numero forniscono informazioni preziose sulla qualità degli ecosistemi. Durante l'inverno, molte specie migrano dalle regioni nordiche verso aree più miti, rendendo questa stagione l'unico periodo in cui è possibile osservare alcune specie che non nidificano localmente. Il censimento IWC contribuisce così a monitorare fenomeni migratori e a sostenere politiche di tutela ambientale basate su dati scientifici.
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