Il 2 febbraio si è celebrata la Giornata Mondiale delle Zone Umide (World Wetlands Day), che ricorda la firma, avvenuta nel 1971, della Convenzione Internazionale di Ramsar sulle zone umide di importanza internazionale.
L'obiettivo è sensibilizzare sull'importanza di questi ecosistemi fondamentali per le persone e per il pianeta.
La convenzione definisce zone umide paludi, acquitrini, torbiere e bacini naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua dolce, salmastra o salata.
Si tratta dell'unico trattato internazionale dedicato specificatamente a questi ambienti, che ospitano una ricca biodiversità e svolgono un ruolo essenziale nella regolazione delle risorse idriche, nella produzione di cibo e nella mitigazione dei cambiamenti climatici.
Il tema del 2026 è stato "Zone umide e conoscenza tradizionali: celebrare il patrimonio culturale", per valorizzare il contributo delle pratiche tradizionali alla tutela di questi ecosistemi e alla conservazione delle identità locali.
In Italia i siti di Ramsar sono 61, distribuiti in 15 regioni, per un totale di oltre 78 mila ettari. tra i criteri di riconoscimento, due riguardano in modo specifico gli uccelli acquatici: la presenza regolare di almeno 20 mila individui o dell'1% di una popolazione di specie.
I censimenti degli uccelli acquatici sveranti, coordinati da ISPRA, si svolgono ogni anno in più di 2 mila zone umide grazie al lavoro di una vasta rete di rilevatori e collaboratori.
Un progetto attivo da oltre 30 anni, che nel 2026 celebra i 60° anniversario
Nel ricordare l'importante ricorrenza della Giornata Mondiale delle Zone Umide, il Sito ufficiale delle Aree protette della Valsesia ricorda come, nel 2024, si siano conclusi all'Alpe Sorbella, nel comune di Rassa (VC), alcuni interventi finanziati con fondi PSR 2014/2022 che hanno prodotto importanti risultati ambientali a favore della biodiversità degli habitat di prateria, di torbiera e del fagiano di monte.
Gli interventi si sono concentrati su tre ambiti principali. Il primo ha riguardato il recupero dei prati da pascolo attraverso il decespugliamento delle piante nitrofile, così da ripristinare un ambiente favorevole alle attività pastorali, come spiega Luciano Rossi, ex dipendente dell'Ente di Gestione delle Aree Protette della Valsesia. La seconda azione ha previsto tagli a mosaico degli arbusti di rododendro, con l'obiettivo di favorire la vegetazione tipica dell'habitat del gallo forcello. Infine, il terzo intervento ha comportato l'installazione di reti per delimitare e proteggere le torbiere, evitando che vengano calpestate dalle mandrie.
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