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Piemonte Parchi

Riqualificazione ambientale all'Isolone di Bertolla

L'attività di pascolo e eliminazione di alcune piante è una soluzione agronomica a basso impatto ambientale a garanzia della biodiversità dell'Ente

Martedì, 4 Febbraio 2020
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Per dare una corretta informazione ai cittadini che vedono tagliare piante e arbusti e pascolare animali domestici in una Riserva naturale della Regione Piemonte, è utile precisare che il bosco sull'isolone di Bertolla non può essere considerato un bosco. Gli alberi presenti infatti, per la maggior parte cloni di pioppo, coltivati in passato su quei terreni per trarne legno per l'industria, ma che si rinnovano nel tempo, per ragioni sia tecnico-agronomiche, sia normative, sono di fatto coltivazioni, al pari di mais e soia.

Oltre ai pioppi clonali sono presenti anche tante altre piante "esotiche invasive" estranee alla nostra vegetazione locale: sono piante che provengono da tutto il mondo, come dal Giappone, dall'America del Nord, dall'America meridionale e dalla Cina, e che rappresentano un problema serio per la loro aggressività e per la loro diffusione rapida a danno delle piante autoctone. Questa sorta di giungla impenetrabile di specie esotiche di nessun valore naturalistico ha ormai colonizzato il sottobosco e occupato tutto lo spazio disponibile mettendo in pericolo la biodiversità.
Negli anni il pioppeto è deperito naturalmente; i pioppi marciscono sul posto o si schiantano a terra, rappresentando così un rischio per l'incolumità pubblica e un pericolo potenziale in caso di piena, perché potrebbero finire nel Po e occludere le arcate dei ponti, possibilità che purtroppo è da mettere in conto.

I terreni dell'isolone sono demaniali e l'Ente-Parco, a cui l'Agenzia del Demanio li ha dati in gestione in convenzione, ha ritenuto opportuno affidarli ad un'azienda agricola che li conduce a pascolo. Il titolare, che non riceve alcun compenso economico dall'Ente-Parco, gestisce un'attività, che non è dunque un onere per la collettività, e si è impegnato, mediante un accordo formale, a osservare una serie di condizioni, proprio nel rispetto di un luogo di grande interesse naturalistico, in coerenza con le Misure di Conservazione per la tutela dei Siti Natura 2000.

L'agricoltore ha ripulito l'area, all'epoca particolarmente degradata, dai rifiuti presenti, ha riseminato le aree a prato con erbe tipiche dei prati da pascolo piemontesi e rispetta gli arbusti e i rari alberi nostrani; questi ultimi tutti accuratamente segnati dai tecnici dell'Ente-Parco affinché siano conservati. E' bandito l'uso di diserbanti e di concimi chimici, vengono utilizzati solo sano stallatico e concime naturale a lenta cessione. Chiaramente tutte le attività svolte sono costantemente monitorate dal personale tecnico e di vigilanza dell'Ente Parco.

Partecipano all'opera di rinaturalizzazione anche aiutanti indispensabili come pecore, asini, pony e capre; ci sono anche agnellini e piccoli asinelli nati da pochi mesi, brucano e tengono sotto controllo le specie invasive, che senza il loro intervento nell'arco di qualche mese riprenderebbero possesso del terreno vanificando gli sforzi fatti.

Su altri alberi che vivono nella parte opposta dell'isolone rispetto alla zona di pascolo, in un'area dove non vengono eseguiti interventi, hanno nidificato per anni gli aironi cenerini formando unagarzaia che negli ultimi tempi si sta svuotando e che forse a breve scomparirà completamente. Le dinamiche naturali, in cui non entrano l'inquinamento o il disturbo causato dalle attività degli esseri umani, si manifestano in questo modo; il comportamento degli aironi è semplicemente questo: colonizzano zone nuove e abbandonano quelle vecchie verosimilmente alla ricerca di territori più ricchi di cibo. Per contro, nelle nuove radure naturali che si stanno formando, con un po' di fortuna, potremo assistere nelle prossime stagioni all'arrivo di uccelli rari come le gru, che amano le praterie aperte in cui sostare e rifocillarsi dopo i loro lunghi viaggi.

L'attività di pascolo e di eliminazione delle piante oggi presenti, un intervento che potrebbe sembrare una violazione della natura e un impoverimento è, a conti fatti, una soluzione agronomica a basso impatto ambientale a garanzia della biodiversità, nel rispetto delle finalità istitutive dell'Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese.

Per informazioni:

Ente di gestione delle Aree protette del Po torinese: 0114326520 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 

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