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Piemonte Parchi

L’Alta Val Maira

Uno scoglio di quarzite che si staglia verticale sui pascoli sottostanti, un bosco di pino uncinato che cresce dove non dovrebbe, una sorgente gagliarda.

  • Aldo Molino
  • gennaio 2015
  • Martedì, 20 Gennaio 2015
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le sorgenti del maira foto A.Molino le sorgenti del maira foto A.Molino
Inverno in alta Valle maira
foto A.Molino
Le sorgenti del Maira
foto A.Molino
La Rocca e la Croce Provenzale
foto A.Molino
Un abitante delle praterie verso il Colle Maurin
foto A.Molino

L'alta valle Maira è davvero un mondo a parte. Anche se i suoi arlecchini non ballano più, la bella addormentata ha risollevato la testa e della mancanza di impianti a fune può farsene un vanto.
Turismo di qualità, un microcosmo che non cessa di stupire e di affascinare il visitatore. Montagne arcigne, conche assolate, laghi, importanti geositi, una rete di sentieri (alcuni molto impegnativi) percorsi dal turismo itinerante internazionale.
Solo una piccola parte del territorio è tutelata, ma sono le sue stesse caratteristiche a preservarla da un assalto indiscriminato.
A cominciare dalla sua strada di accesso, l'ex statale, un interminabile nastro tutte curve che finalmente termina la sua corsa ai 2100 m del vallone del Maurin.
A Saretto una deviazione sulla sinistra conduce alle Sorgenti della Maira (parcheggio, campeggio estivo, pic-nic) una delle principali emergenze naturalistiche di un Sic che si estende per 712 ettari e che sale sino ai 3.000 metri della Rocca Bianca. Al centro della conca, formata dalla morena laterale sinistra del ghiacciaio che in tempi remoti scendeva da Chiappera, sgorgano e scorrono impetuose le acque convenzionalmente identificate come quelle che costituiscono la sorgente del torrente Maira.
Acque spumeggianti e cristalline che quasi scivolano su un tappeto di muschi tra una flora esuberante. Basta risalire di poche decine di metri per raggiungere la sorgente ubicata a 1645 m di altezza. Una copiosa polla, con una portata media di 800/l.s., che costituisce uno dei principali fronti sorgivi di tutta la regione, costante nell'anno e che in parte è imbrigliata da una captazione dell'acquedotto.
Attorno troviamo, uno stuolo di sorgenti secondarie che vengono alla luce in corrispondenza di depositi morenici cementati dai potenti depositi travertinosi che ricoprono le rocce carbonatiche.
L'area carsica che alimenta questo sistema è da ricercarsi molto più in alto nella dorsale montuosa che si estende dalla Rocca Bianca alla Meja e che racchiude diversi laghi (Apzoi, Vinassa etc.).
Con grande delusioni degli speleologi però nella zona non sono presenti grotte significative, in quanto le acque percolano molto lentamente nella roccia fortemente fessurata ma priva di importanti vie di drenaggio. Esperimenti fatti con coloranti e studi hanno evidenziato come i tempi di deflusso siano davvero molto lenti dell'ordine anche di anni.
Queste acque fortemente mineralizzate hanno originato un habitat dall'impronunciabile nome scientifico di cratoneureto del tutto particolare, caratterizzato dalla presenza dei cosiddetti "muschi calcarizzanti" che oltre alla presenza di Cratoneuron commutatum presenta numerose specie erbacee igrofile (amanti dell'acqua).
Il non lontano Bosco di Saretto ospita un lembo di pino uncinato che cresce su sub-strato calcareo e che costituisce anche un importante bosco da seme.
L'emergenza più significativa dell'alta valle è la singolare bastionata che si abbassa dal Monte Eighier oltre il Colle Gregouri. Estremamente scenografica, muta forma con il cambiare del punto di osservazione e dalla strada che sale verso Chiappera sembra un corno inaccessibile (la via normale di salita che presenta poche difficoltà tecniche ma diversi tratti esposti passa di qui). In realtà le cime sono almeno tre di cui quella che si vede immediatamente è la Croce Provenzale.
Il toponimo non è collegato alla regione Provenza come verrebbe naturale congetturare, bensì al parroco di don Agostino Provenzale parroco di Lausetto che avrebbe salito la montagna nel 1850 per collocare una croce votiva conseguente al fatto di essere miracolosamente scampato al peggio durante la battaglia di Novara.
Il gruppo, Castello provenzale è un monolito quarzifero a giacitura verticale messo a nudo dall'erosione delle più morbide rocce carbonatiche circostanti.
Proprio di fronte altre balze rocciose costituiscono il complesso delle cascate di Stroppia. A primavera lo spettacolo è grandioso mentre a fine estate è appena percepibile.
La ricca flora dell'alta valle nelle zone meno acclivi è minacciata da un eccessivo pascolamento, ma presenta diverse specie interessanti come Genziana ligustica, mentre sembra essersi estinta la regima delle Alpi. Il cardo blu.
Il popolamente ornitico è composto da specie tipicamente montane ma merita segnalare la presenza del Gracchio corallino, corvaceo che predilige le scogliere rocciose siano esse montane che marine.
Lungo tutta l'alta Val Maira da Ponte Marmora in su, in inverno è tracciata una pista da fondo con anelli intermedi agibile però normalmente solo parzialmente a secondo delle condizioni dell'innevamento e delle possibilità gestionali.

Per saperne di più:
Sindaco R., Savoldelli P., Selvaggi A., 2009 La rete natura 2000 in Piemonte-I Siti di Importanza Comunitaria

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valle maira sorgenti sic fenomeni carsici

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