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Rete Natura 2000, quando l'Europa fa bene alla biodiversità

Ecco come funziona la rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione per conservare gli habitat e le specie di flora e fauna minacciati o rari

  • Mauro Pianta
  • maggio 2014
  • Mercoledì, 21 Maggio 2014
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Fioritura a Pian dell'Alpe Dante Alpe Fioritura a Pian dell'Alpe Dante Alpe
Gipeto
Toni Farina

La biodiversità è una ricchezza per tutti. E conservare la natura significa ottenere, nel lungo periodo, benefici comuni. Anche economici, perché no. Sono alcuni dei principi alla base di Rete Natura 2000, la rete ecologica diffusa su tutto il territorio dell'Unione Europea, istituita proprio per garantire il mantenimento degli habitat naturali e delle specie di flora e fauna minacciati o rari.
Una rete, insomma, un insieme di aree che l'Europa considera fondamentale per il nostro ecosistema. «Perché un conto – spiega Marina Cerra, del Settore Aree Naturali Protette della Regione Piemonte – è stilare l'elenco delle specie e degli habitat protetti, un altro è creare sul territorio le condizioni affinché questa operazione abbia delle declinazioni concrete».

La direttiva europea del 1992 all'origine di questo strumento prevede che la rete sia costituita da Siti di Interesse Comunitario (i SIC identificati dai singoli stati membri e successivamente designati quali Zone Speciali di Conservazione) e dalle Zone di Protezione Speciale (ZPS) pensate per la salvaguardia degli uccelli selvatici.
In Italia i SIC, le ZSC e le ZPS coprono complessivamente circa il 21 per cento del territorio. In Piemonte il territorio interessato da Rete Natura 2000 rappresenta il 15,63 per cento del totale. E più della metà dei 123 SIC piemontesi si trovano all'interno di aree protette regionali.

Già, i parchi. Quando i SIC si trovano al loro interno tocca proprio a questi Enti gestirli. Ma i proprietari dei siti Natura 2000 possono anche essere dei soggetti privati ai quali viene richiesta una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico. Attenzione, però: ciò non significa che nelle aree in questione siano escluse le attività umane. «La Direttiva Habitat 92/43 – chiarisce Vincenzo Maria Molinari, dirigente del settore Aree Naturali Protette della Regione Piemonte – tutela la natura attraverso la conservazione, senza dimenticare la possibilità di uno sviluppo sostenibile». Insomma, la normativa riconosce la funzione positiva svolta dalla eventuale presenza umana ma rifugge una visione antropocentrica. Detto questo, è chiaro che in Natura 2000 vi sono una serie di macro divieti. Niente cave o discariche, per esempio. No all'uccisione di specie animali o vegetali (ma la caccia è consentita in alcuni casi), no al danneggiamento di tane, nidi, filari, sorgenti, fontanili. «I divieti – spiega ancora Cerra - sono ovviamente legati al tipo di tutela: non è possibile tagliare a raso un bosco nel quale nidificano specie tutelate».

Spetta dunque ai parchi e alla Regione adottare le "misure di conservazione", ossia gli obblighi e le buone pratiche, necessarie per la tutela della Rete Natura 2000 in Piemonte. Tra gli strumenti più utilizzati dagli Enti vi sono le "valutazioni di incidenza". Si tratta di procedimenti amministrativi ai quali è necessario sottoporre, prima della loro realizzazione, quei progetti che possono incidere significativamente sugli habitat e sulle specie presenti in un sito della Rete.

Ma quali sono in Piemonte gli ambienti e gli animali in pericolo e dunque custoditi da Natura 2000? «Occorre considerare - risponde Cerra - soprattutto le zone umide, i prati usati per il pascolo e le faggete. Quanto alle specie, le peculiarità più significative nel nostro territorio sono gli anfibi in generale e un piccolo rospo in particolare, (il "Pelobate Fosco"), il gambero di fiume, i chirotteri, il lupo e la lince. Certo – prosegue il funzionario - con Rete Natura 2000 si sono fatti molti passi avanti, ma le scarsità di risorse può pregiudicare il mantenimento dei risultati raggiunti. Penso concretamente alla manutenzione di una zona umida o al monitoraggio di una specie che se non è aggiornato è come non averlo...».

«Natura 2000 – conclude Molinari - è un inizio importante, ha consentito di alzare il livello di attenzione sulla conservazione della biodiversità soprattutto rispetto ai diversi attori che operano sul territorio, ma bisogna proseguire attraverso azioni che incrementino la consapevolezza culturale su temi così essenziali anche per l'Europa».

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