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Il Proteo

Un "piccolo drago" dall'aspetto anguilliforme che vive nei sistemi ipogei del Carso perfettamente adattato alla vita troglobia è attivamente studiato in numerosi laboratori e centri di ricerca per le sue straordinarie caratteristiche.

 

  • Mino Lodola
  • Agosto 2014
  • Giovedì, 28 Agosto 2014
  • Stampa
Il proteo A.Molino Il proteo A.Molino
protei nella grotta di Postumia
Wikipedia
il proteo conservato a Bossea
foto A.Molino

Definirlo quantomeno strano, non sembra esagerato.
Può campare sino a 100 anni, ma anche digiunare per otto anni (ma qualcuno dice anche 12). In compenso niente televisione perché gli occhi a forza di guardare nel buio si sono atrofizzati. Eterno giovanotto mai cresciuto, neotenico totale assoluto impossibilitato a metamorfosare (Vengono indicati come neotenici quelli animali che raggiungono la maturità sessuale pur mantenendo morfologicamente dei caratteri larvali) e nonostante ciò in grado di riprodursi tranquillamente. Parliamo del proteo o mocheril. Corpo anguilliforme lungo sui 25 centimetri, testa allungata muso stretto e depresso. Le zampe, quelle anteriori con 3 dita le posteriori con 2, corte e gracili.
Al di fuori del periodo riproduttivo ha comportamento gregario e il suo habitat sono i corsi d'acqua sotterranei e i laghi a debole corrente con temperature tra gli 8 e i 15 gradi. Raramente raggiunge la superficie, ma c'è chi sostiene che è comunque in grado di compiere anche spostameti terrestri. La colorazione è in genere tra il biancastro e il rosa pallido, ma posto in luoghi illuminati scurisce quasi completamente divenendo simile a suo cugino Proteus( anguinus) parkely che è invece completamente nero. Quest'ultimo scoperto recentemente (1986) e descritto pochi anni dopo, è un endemismo ristretto proprio di un piccolo complesso carsico sloveno (Bela Krajina), che stà facendo discutere gli specialisti se sia o no una nuova specie autonoma, una sottospecie o quant'altro.
Il Proteo è un anfibio troglobio dell'ordine dei Caudati ( salamandre, tritoni etc.) esclusivo dei sistemi carsici ipogei delle Alpi dinariche e del Carso triestino. Si trova quindi in Bosnia, Erzegovina, Slovenia Croazia e Venezia Giulia. Una piccola popolazione alloctona è stata introdotta intorno al 1850 con esemplari provenienti da Postumia in sistemi idrici delle prealpi vicentine (Valstagna) e dove si è naturalizzata. E'l'unico rappresentante europeo della famiglia dei Proteidae di cui fa parte anche il genere nord americano Necturus.
Segnalato già nel 1689 da Johann Weichart Freiherr von Valvasor, scienziato precursore degli studi sul carsismo, come "piccolo drago" di Postumia, fu descritto dal Laurenti nel 1768.
Il problema della sua riproduzione per lungo tempo è rimasto un mistero. Ora è accertato che si tratta di una specie ovipara ma che eccezionalmente può anche essere vivipara. Le uova vengono deposte in natura una alla volta nell'arco di circa un mese, in numero di 20-80. Normalmentesono attaccate le une alle altre sulle rocce e sotto le pietre e la schiusa delle larve dopo 13-20 settimane. Il tasso di nascita è di circa il 50%.
Le grotte di Postumia e Trieste sono i luoghi dove anche chi non è speleologo o ricercatore può vedere il bizzarro proteo esposto in appositi acquari.
L'eccezionalità di questo animaletto ha spinto molti centri di ricerca ad approfondirne lo studio come alla stazione scientifica di Bossea o a quella celeberrima pirenaica nell'Ariege dove nel 1962 si è riusciti a far riprodurre per la prima volta in cattività il Proteo, cosa mai osservata invece in natura.

Per saperne di più:
Lanza B., Nistri A.&Vanni S. (2009). Anfibi d'Italia
Quaderni di Conservazione della Natura: Numero 29: Ministero dell'Ambiente
Grandi e Grandi Editori

 

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