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Intervista a Antonio Cederna

Milano, 27 ottobre 1921 - Ponte in Valtellina, 27 agosto 1996

  • Mariano Salvatore
  • novembre 2010
  • Martedì, 2 Novembre 2010
  • Stampa

Su una delle strade più antiche del mondo, dinnanzi alla tomba degli Orazi e Curiazi, scorgo la sagoma fiera e asciutta del padre dell'ambientalismo italiano.
On. Cederna, il suo nome è ormai associato al Parco dell'Appia Antica, un luogo sublime carico di storia e di valori naturalistici che ha rischiato, però, letteralmente di scomparire.
Purtroppo è vero, dal secondo dopoguerra al 1997, anno dell'istituzione del Parco, tutta l'area intorno all'Appia Antica è stata fortemente minacciata da abusivismo e speculazione edilizia. Duemila anni di storia archeologica e paesaggistica hanno rischiato la cancellazione.
La storia dell'Appia Antica è lunga come il suo tracciato, e le testimonianze storiche che conserva sono tuttora numerose. Può raccontarci cosa la affascina maggiormente di questo luogo.
Devo premettere che ho studiato archeologia presso l'Università di Pavia, perfezionandomi poi a Roma. Qui la scoperta di quest'area archeologica è stata una folgorazione. Nei 16 chilometri che vanno dalle mura aureliane fino a Ciampino sono custoditi tesori che raccontano la storia della Roma repubblicana e imperiale, ma anche delle trasformazioni di un paesaggio rurale unico al mondo. È questo connubio di arte e natura che trovo ineguagliabile.
Sono state queste le motivazioni che l'hanno spinta ad abbracciare la battaglia per la tutela del luogo?
Ha usato il termine giusto: "battaglia". Ho dovuto lottare con tutte le mie forze e per decenni prima di vedere realizzato il sogno di una vita. Ho iniziato nel 1950 denunciando i rischi cui era sottoposto non solo il territorio della Via Appia, ma l'intero patrimonio artistico italiano sulle pagine del Mondo, il giornale per cui scrivevo. Ma mi accorsi presto che denunciare, pur smuovendo la coscienza collettiva, non bastava a fermare gli interessi speculativi di potenti imprenditori. Dovevo passare ad azioni concrete.
Quale fu il passo successivo?
Nel 1955 fondai l'Associazione ambientalista Italia Nostra, che mi permise una maggiore visibilità e la possibilità di aggregare molte più persone intorno al tema della salvaguardia del territorio. Ma dovevamo sbrigarci perché quello che aveva rappresentato una meta ideale per scrittori, artisti e viaggiatori del Gran Tour nel '700 e '800, poteva precipitare nell'oblio della cementificazione.
Come è possibile che soltanto poche persone fossero preoccupate del disastro cui si andava incontro?
Si può comprendere se si pensa che il Paese era da poco uscito da una guerra disastrosa. Le priorità all'epoca erano altre. Pensi che nel 1955 Papa Pio XII benedisse la prima pietra di uno Stadio Olimpico da costruire sulle catacombe di S. Callisto. Fortunatamente non fu mai realizzato.
Le sue campagne per la tutela del territorio non si fermarono all'Appia Antica: si dedicò alla difesa dei centri storici italiani, cercando di promuovere un'idea differente di sviluppo; ci può spiegare qual è questa idea?
Per me la lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l'affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti.

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