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Il mistero del doppio abete rosso della Val Soana

Lo straordinario incontro con un abete rosso della Val Soana. Un mistero avvolge quest'albero che si divide in due tronchi distinti eppure uniti, probabilmente nati dallo stesso seme e poi separatisi durante la crescita o, forse, unitisi nel tempo per avvicinarsi insieme al cielo.

  • Testo e foto di Tiziano Fratus
  • Marzo 2025
  • Venerdì, 21 Marzo 2025
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Il mistero del doppio abete rosso della Val Soana

Gli alberi che oscillano nel vento

Gli abeti sono alberi che crescono in larghe famiglie. Prediligono boschi di montagna, si assiepano, costruiscono consorzi di centinaia o talora, migliaia di esemplari. L'uomo oltremodo, per i suoi bisogni, ne ha incentivata la coltivazione su vasta scala. Sull'arco alpino si parla anzitutto di peccio, ossia di abete rosso (Picea abies), facile da riconoscere per le venature rossastre nelle cortecce e per la presenza, sui rami, quando a terra, di numerose pigne marroni a spoletta, integre. L'abete bianco è più discontinuo, cresce di suo sulle Alpi quanto in Appennino, ha colorazioni grigiastre e biancastre tra le schegge di corteccia e presenta soltanto pigne spinte verso l'alto, in cima alle sue chiome, che si sfarinano prima di toccare terra. Distinzioni sommarie, cari botanici e arboricoltori...

Se può capitare di imbattersi in larici e pini cembri monumentali, risulta meno comune invece incontrare grossi tronchi dimensionati di pecci, anche se nel corso di un quarto di secolo qualche gigante del genere mi è capitato. Ricordo ancora quanto fosse solenne avvicinarsi a quel che era ritenuto, fino ad una decina di anni orsono, il più alto albero autoctono del Nord Italia, in quel di Malga Laghetto, a Lavarone, coi suoi 54 metri (in circa 250 anni di storia), dai più noto come l'Avez del Prinzipe (ma era comunque un abete bianco). E ricordo anche gli svettanti 50 metri che fioccavano in una particella di una stretta valle remota dove ero andato a ricercarli, in Val Visdende, nel boscosissimo Cadore bellunese. E ancor prima gli abeti di Vallombrosa, alcuni nel frattempo precipitati, schiantatisi a terra, come è accaduto per l'Avez, e poi a causa dei venti di Vaia, le altre conifere citate poche righe fa.

Dalla mia esperienza era come se gli abeti fossero comunque destinati a non raggiungere età sufficienti per farne degli alberi monumentali, e non soltanto per quella loro testardaggine di voler raggiungere i 50 metri, e superarli, ma soprattutto per le dimensioni basali. E poi mi è capitato di percorrere una strada che risale i villaggi e accrocchi di case che costellano la Val Soana, remoto rifugio per montanari amanti della pace e dei cammini, collocato quasi in silenzio tra Canavese, Gran Paradiso e Val d'Aosta. La strada che si segue è la provinciale 47, e nel tratto che intercorre tra Valprato Soana e Campiglia Soana, esattamente al km 17.3, potrete parcheggiare, ma già vi sarete accordi delle due alte cime arboree che salgono, a diapason, a "V", dalla base corpulenta di un grosso albero radicante a lato della lingua d'asfalto. Siamo a circa 1200 metri di altitudine.

Gemelli di seme?

A questa nuova visita mattutina noto qualcosa che, curiosamente, mi era sfuggito ai primi incontri. I due tronchi si aprono dalla base, e risalgono per diverse decine di metri fino alle cime, probabilmente non sono le proiezioni di un unico seme, ma due alberi concresciuti, come accade talora ai faggi, e fusesi durante i decenni e qui, direi anche quei suoi non improbabili 120-150 anni. Girando intorno alla base, piramidale, un lato è ricoperto di muschi, e si nota la frattura che intercorre tra le due distinte basi. Da questo punto di vista la distinzione sembra assodata, scontata. Riguardandolo dalla parte diametralmente opposta invece qualche dubbio sulla sua unità permane, come se fosse potuto essere anche un unico seme che, per ragioni statiche e/o strutturali, ad un certo punto, si è diviso in due crescite; forse una rottura, o chissà quale altra ipotesi del dio dei legni vivi.

Misure

Quando lo avvistai ne diedi comunicazione a chi opera al Parco Nazionale del Gran Paradiso, affinché se ne prendessero le misure e si avviasse la procedura per il riconoscimento ad albero monumentale. Le mie prime stime, relative alla circonferenza del tronco, si aggiravano ai 570 cm; è comunque cresciuto in un modo che ne rende complessa la misurazione: fattibile a monte, come si dice, ossia presa salendo sul terrapieno che punta alla strada, mentre a valle, alla base del tronco, è di fatto impossibile. Questa misura comunque ne faceva il più largo abete che avessi mai incontrato dal vero in Italia, visto che superava i 560 dell'Avez, ma anche i 500 del Re dell'Abetone in Toscana. Ora che lo misuro con una rotella metrica riesco a essere più preciso: ottengo 610 di circonferenza del tronco alla base, così come si può prendere a monte, ossia nel punto più basso avendo piede sul terrapieno, mentre salendo in piedi, accanto all'albero, tra albero e strada, a circa 130 cm, ottengo le misure di 575 e 580 cm. La ripeto più volte, siamo lì.

L'altezza resta un enigma: con gli occhi ci si inganna molto facilmente. Cautelamente direi almeno 30 metri, anni fa la stimai addirittura in 40. Negli aggiornamenti dell'albo dei Monumentali del Ministero dell'Agricoltura, è segnalato un abete a Valprato, alto 46 metri (addirittura!) e con una circonferenza del tronco pari a 525 cm: è certamente questo.

Maestro della lingua delle acque e dei venti

A poche decine di metri di distanza ruscelleggia il torrente che si svena nella valle, è il rumore costante che il nostro alberodonte, quanto tutti gli altri suoi fratelli intorno, ascolta fin da quando era un'idea dentro un guscio, ovvero quando i gemelli si sono schiodati finalmente dalle pigne, dai semi, e hanno iniziato il loro lento, inevitabile, inesorabile, avvicinamento al cielo e alle cime che lo circondano. Salire da zero a 46 metri: quanta costanza, quanta energia, quanta cieca fede in qualcosa di misterioso.

 Per approfondimenti:

Sito alberi monumentali della Regione Piemonte

 

La biforcazione del tronco
Il doppio tronco
Primo piano del tronco dal basso
Dettaglio corteccia
Particolare delle pigne dell'abete
L'abete nella sua interezza

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abete val soana

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