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Il cammino dei ribelli, le tracce del passato e l’anima di territori dimenticati

Il Cammino dei ribelli di Giacomo D'Alessandro e Irene Zembo è un viaggio affascinante attraverso la Val Borbera, un territorio situato al confine tra il Piemonte e la Liguria, in un itinerario che si articola in sette tappe. Questi luoghi, spesso marginali e poco conosciuti, custodiscono storie e tradizioni che rischiano di essere dimenticate dalla frenesia della modernità. Con uno stile narrativo avvincente e ricco di dettagli, l'autore ci invita a scoprire e riscoprire la bellezza di queste terre spopolate, dove il tempo sembra essersi fermato, ma dove le radici culturali sono ancora vive, seppur silenziose.

  • Alessandra Corrà
  • Maggio 2026
Mercoledì, 1 Aprile 2026
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Il cammino dei ribelli, le tracce del passato e l’anima di territori dimenticati

Il cammino non è solo un percorso fisico, ma anche un viaggio nella memoria storica, che ci porta a confrontarci con le sfide e le difficoltà vissute dai popoli di montagna, costretti a lottare contro lo spopolamento e la perdita di tradizioni millenarie.

Le Sette Tappe del Cammino

1. La partenza da Fabbrica Curone: Il viaggio inizia da uno dei punti più simbolici della Val Borbera, un luogo che, purtroppo, non sfugge alle problematiche dello spopolamento. La prima tappa è caratterizzata dalla bellezza degli antichi borghi e dei paesaggi incontaminati. L'autore ci introduce subito nell'atmosfera della valle, raccontando la condizione delle terre spopolate, ma anche i segni di resistenza e le piccole realtà che si sono mantenute vive nonostante le difficoltà.

2. Tra boschi e borgate dimenticate: La seconda tappa si svolge lungo sentieri che attraversano boschi fitti e borgate abbandonate. Qui D'Alessandro ci racconta delle vecchie tradizioni, come quelle della transumanza e della raccolta di erbe, che continuano a essere praticate da chi ancora vive in questi luoghi. L'autore ci invita a riflettere su come la natura e l'uomo siano legati in una danza di adattamento reciproco, dove la montagna insegna la forza della sopravvivenza.

3. Il Montebore e la tradizione gastronomica: Arrivati nella zona del Montebore, l'autore ci racconta una storia affascinante legata alla tradizione gastronomica locale. Il Montebore è un formaggio che affonda le sue radici nel Medioevo, ed è famoso per il suo sapore intenso che cambia con le stagioni. D'Alessandro non si limita a parlarci di un formaggio, ma ci narra di come il Montebore rappresenti la resistenza culturale di un intero territorio. Il formaggio è simbolo di un'identità che non si piega alle logiche della modernità, e persino la storicità del suo inserimento nel banchetto nuziale tra Isabella d'Aragona e Gian Galeazzo Sforza nel 1491 diventa un simbolo di prestigio e raffinatezza, un legame tra le tradizioni rurali e la cultura della corte milanese.

4. La resistenza culturale in una valle di montagna: La quarta tappa si concentra sulla lotta degli abitanti della Val Borbera per preservare le proprie radici. D'Alessandro racconta di persone che, nonostante le difficoltà, hanno scelto di restare, mantenendo vive le tradizioni agricole e artigianali. È una testimonianza di come la montagna, spesso considerata una terra di confine, sia in realtà un luogo di forte identità culturale, dove la storia e la tradizione si intrecciano in un unico filo che resiste al tempo.

5. L'isolamento e la bellezza del paesaggio: La quinta tappa ci porta in un'area remota della valle, dove il silenzio e l'isolamento creano un'atmosfera quasi magica. Qui D'Alessandro si sofferma sul paesaggio, che pur nella sua durezza e nella sua difficoltà di accesso, offre una bellezza selvaggia e intatta. Il viaggio si fa quasi contemplativo, come se l'autore volesse invitarci a fermarci e riflettere sulla necessità di fermarsi per apprezzare ciò che è rimasto.

6. La comunità che resiste: La sesta tappa è dedicata alla comunità che ancora vive in questi luoghi marginali, nonostante le difficoltà. D'Alessandro racconta di piccole realtà locali che cercano di preservare un pezzo di passato, facendo tesoro delle tradizioni che sono sopravvissute al tempo. Qui emerge la forza di chi ha deciso di non abbandonare, di non piegarsi alla desertificazione culturale e sociale che sta colpendo molte aree rurali d'Italia.

7. L'arrivo e la riflessione finale: Il cammino si conclude in un punto simbolico della Val Borbera, dove il paesaggio lascia spazio alla riflessione finale. D'Alessandro ci invita a guardare a questi luoghi non come a terre dimenticate, ma come a custodi di un patrimonio inestimabile che merita di essere preservato. La lotta per la sopravvivenza delle tradizioni e delle identità locali è anche una battaglia contro il rischio di omologazione, contro l'oblio di una storia che non deve essere cancellata.

Conclusioni

Il cammino dei ribelli non è solo un reportage di viaggio, ma una riflessione profonda sulla memoria storica e sull'importanza di preservare le tradizioni, anche quando sembrano destinate a svanire. D'Alessandro e Irene Zembo ci invitano a fare nostro il compito di non lasciare che questi luoghi e le loro storie scompaiano nel nulla. La nostra speranza è che, grazie a lavori come questo, le terre marginali possano essere riscoperte e valorizzate per ciò che realmente sono: tesori di tradizione, cultura e identità.

 

Il Cammino dei ribelli, di Giacomo D'Alessandro e Irene Zembo, Editore: Terre di Mezzo, Collana: Percorsi, Anno edizione: 2025

Pagine: 105 p., ill. , Brossura, EAN: 9791259963178 - Euro 15.20

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