L'autore smonta con attenzione critica le rappresentazioni romantiche e stereotipate delle "terre alte", facendoci notare come spesso ciò che consideriamo natura incontaminata sia in realtà il risultato di narrazioni idealizzate, quasi mitologiche. Sasso ci invita quindi a guardare oltre la superficie delle immagini da cartolina e a riconoscere la montagna per ciò che è oggi: un territorio vivo e vulnerabile, attraversato da trasformazioni ambientali, sfide climatiche, pressioni economiche e profonde questioni identitarie.
Un viaggio tra Alpi, Dolomiti e Appennini
Sasso assume pienamente il ruolo del reporter: percorre i territori, ascolta le comunità locali, approfondisce dati e confronta modelli di sviluppo diversi. Il suo intento non è solo descrittivo, ma interpretativo: vuole capire come la montagna stia cambiando e, allo stesso tempo, mettere in discussione ciò che noi stessi immaginiamo quando parliamo di "montagna".
Il libro si struttura attorno a tre assi principali: il rapporto sempre più complesso tra città e territori montani; la crisi climatica e ambientale che ridefinisce paesaggi e abitudini; e infine il tema della "restanza", intesa come risposta culturale e sociale allo spopolamento e ai processi di sfruttamento che hanno segnato le aree interne.
Oltre le cartoline: critica alla "snow economy" e ai modelli insostenibili
Uno dei nuclei più forti del libro è la critica alla cosiddetta "snow economy", l'economia fondata sul turismo invernale e sull'innevamento artificiale. Sasso mostra come questo modello, oltre a richiedere quantità ingenti di acqua ed energia, rappresenti una visione di sviluppo ormai inadeguata al contesto climatico attuale. Molte infrastrutture – dagli impianti sciistici agli eventi di massa – appaiono, nelle sue analisi, come tentativi di riprodurre frammenti di città in ambiente naturale, snaturando i territori montani e riducendoli a prodotti da consumare piuttosto che a comunità da vivere e tutelare.
La "restanza" e il nuovo abitare
Tra i concetti più suggestivi del libro emerge quello di "restanza", ripreso dall'antropologo Vito Teti. Non si tratta semplicemente di resistere, ma di scegliere consapevolmente di restare: coltivare un legame profondo con il proprio territorio e costruire modelli di vita e di economia che vadano oltre il semplice flusso turistico. Sasso intreccia questa idea alle storie di comunità che sperimentano nuove forme di abitare e di lavoro, delineando scenari in cui le montagne italiane non sono più luoghi marginali, ma spazi capaci di generare futuro.
Conclusione: una narrazione necessaria
Montagne immaginarie mette a nudo i modelli economici che abbiamo costruito e le possibilità, oggi urgenti, di ripensarli. Michele Sasso invita il lettore a superare le apparenze, a smontare le visioni idealizzate della montagna e ad abbracciare uno sguardo più autentico, sostenibile e rispettoso. È una lettura imprescindibile per chi ama questi territori, per chi li abita o per chi desidera comprendere a fondo le trasformazioni che attraversano il nostro presente.
Montagne immaginarie di Michele Sasso. Edizioni Ambiente, 200 pag. 18,00 euro.
