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Piemonte Parchi

L'erba del vicino non è più verde

La cura del giardino di casa, durante una Pandemia, può essere un momento di liberazione da restrizioni che ci obbligano a restare a casa. Anche quando è quello dei vicini. 

Una pagina di diario scritto ai tempi del Coronavirus. 

  • Raffaella Amelotti
  • Aprile 2020
  • Martedì, 7 Aprile 2020
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 Foto di R. Amelotti Foto di R. Amelotti

La mia casa ha mare e terra,
la mia donna ha grandi occhi
color nocciola selvatica,

quando si fa notte il mare
si veste di bianco e di verde,
e la luna tra le schiume
sogna come una sposa marina.

Non voglio cambiare pianeta.

(Pablo Neruda)

 

Dal mio balcone vedo un piccolo giardino: un bel prato ora tutto punteggiato di fiori di tarassaco e di pratoline. Al centro c'è un ciliegio fiorito che proietta la sua fresca ombra sull'erba.

Questo giardinetto, durante la giornata, è il campo da tennis in cui si allena un bambino insieme alla mamma, che, forse in questi giorni, sostituisce l'allenatore: è la valvola di sfogo di un'anziana signora che, con il suo cappotto con il collo di pelliccia, ne percorre il perimetro.

Da qualche giorno è anche il posto al sole per un merendino primaverile di una famigliola.

Sono tutti molto rispettosi delle regole al tempo del Covid-19, dunque il giardino non gioca mai ruoli diversi nello stesso momento, ma ospita i suoi fruitori nei diversi momenti della giornata.

Sono quasi vent'anni che abito in questa casa e in quel giardino avevo visto solo gli abitanti del condominio alternarsi, infastiditi, nei lavori di manutenzione: lo sfalcio dell'erba, la potatura del povero ciliegio erano un'incombenza condominiale cui non ci si poteva sottrarre e spesso erano gestiti in maniera estrema in modo da poterne estendere l'effetto il più a lungo possibile.

Evidentemente era una perdita di tempo, un dovere da cui non ci si poteva esimere: ben altra sarebbe stata la meta ambita, per una tiepida giornata di aprile. La riviera, ad esempio, da Alessandria è a meno di un'ora di macchina.

Una passeggiata sul lungomare e il primo sole stesi in spiaggia ancora vestiti è sempre una forte attrattiva. Perché perdere tempo con i lavoretti in un giardino di cui non si usufruisce mai?

Oggi è tutto cambiato: ci siamo addormentati liberi di scegliere dove andare e ci siamo risvegliati in un mondo in cui questo non è, al momento, possibile.

Le città non sono più frenetiche, le spiagge non sono più affollate, Venezia è vuota, così come i sentieri in montagna.

Non ci resta che vivere la nostra casa, il nostro balcone; è così che riscopriamo il nostro giardino, e impariamo ad apprezzare le piccole cose: un fiore che sboccia o una farfalla che lo visita.

Da un mese alterniamo pochi capi di abbigliamento, giusto il tempo della lavatrice e dell'asciugatura: abbiamo armadi pieni di vestiti che non stiamo indossando.

Per vivere ci basta davvero poco: una casa riscaldata, cibo (e ne abbiamo in abbondanza!), un balcone, un giardino con il ciliegio e un po' di sole!

Abbiamo compreso che il denaro non serve ad acquistare la libertà che ci viene "negata" dall'emergenza sanitaria.

All'improvviso, la lontananza dai nostri genitori è una scelta d'amore, una forma di tutela nei confronti di chi, nato durante o appena finita la guerra, credeva di aver vissuto o sfiorato il periodo più difficile di questo ultimo secolo.

Oggi gli abbracci e i baci sono pericolosi: ma non è incredibile?

E' un cambio epocale, mai le 'ultime' generazioni aveva vissuto una situazione simile.

Intanto il mondo, senza di noi, sembra stare meglio: gli animali selvatici scorrazzano nelle strade deserte, l'aria è meno inquinata...

"Niente passa invano" cantava Massimo Bubola: questo deve essere il nostro mantra. Quando usciamo di casa, non possiamo dimenticare ciò che ci ha insegnato questo periodo.

Siamo ospiti di questo Pianeta, non ne siamo i padroni.

Da qui tocca ripartire, considerando anche quanto di positivo è stato attuato per gestire l'emergenza: per esempio, il telelavoro, predisposto nel giro di pochi giorni in modo efficace, potrebbe alleviare, anche nella normalità, molti spostamenti legati a motivi di lavoro.

Il giardino dei vicini riflette le nostre priorità: oggi, è apprezzabile una passeggiata nella natura, senza necessariamente percorrere migliaia di chilometri (magari in aereo) per trascorrere una vacanza esotica 

La mancanza di libertà di questi giorni può essere vissuta come un percorso che ci aiuta a dare valore ciò che si ha a disposizione, elaborando rinunce, prima inammissibili: il giardino versus la riviera, le località turistiche più vicine versus le mete lontane!

Ne scaturirà un miglioramento della qualità della vita, oltre che dell'aria che respiriamo.

Il tempo ritrovato è già di per sé una ricchezza. La vita in questi giorni scorre con i ritmi del passato, quando da bambini potevamo "perdere" tempo affacciati alla finestra o sdraiati in un prato a guardare le nuvole trasformate dal vento.

Forse è questa la nostra normalità. 

E' la consapevolezza delle nostre fragilità, che dobbiamo utilizzare al meglio quando potremo uscire di casa: consci del fatto che "l'unica cosa che conta è la salute".

Questi sono i miei pensieri dopo un mese di smart working per il Parco del Po vercellese-alessandrino.

Lavoriamo tutti da casa, eccetto i guardiaparco, che con le dovute precauzioni e l'utilizzo di dispositivi di sicurezza, continuano a presidiare il territorio.

Lo sforzo comune al momento è quello di non interrompere le attività in corso. 

Perchè il parco non si ferma, esattamente come la Natura.

In attesa di reicontrarci presto e più consapevoli. 

 

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