Anzitutto le norme. In Piemonte la prevenzione dell'inquinamento luminoso è regolata dalla Legge regionale n. 31 del 2000, aggiornata nel 2018, che promuove anche il risparmio energetico. La legge impone l'uso di impianti schermati e orientati verso il basso, vieta i fasci luminosi diretti verso il cielo e pone limiti alle insegne luminose, con l'obiettivo di ridurre la dispersione della luce.
La notte è osservata dallo spazio
Per studiare l'evoluzione dell'illuminazione notturna ci si affida a osservazioni sistematiche: satelliti gestiti da NASA e NOAA sorvolano il pianeta ogni notte, registrando l'intensità della luce emessa dalle città, dalle strade, dagli impianti industriali e da tutte le infrastrutture illuminate. Proprio grazie a questo confronto continuo è possibile affermare che la luminosità artificiale globale è in crescita.
"Poco sfugge agli occhi elettronici" spiega Daniele Gardiol dell'Istituto Nazionale di Astrofisica, Osservatorio di Torino a Pino Torinese. "Le misurazioni scientifiche sono sempre più precise e anche il nostro istituto contribuisce alla ricerca coordinando l'installazione di diversi misuratori sull'arco alpino. Il sensore pilota è qui nel Comune di Pino Torinese".
"L'inquinamento luminoso è un problema serio" aggiunge Gardiol "e non lo è affatto soltanto per noi astrofisici. Negli ultimi decenni il cielo notturno è cambiato silenziosamente, non è successo da un giorno all'altro e non sempre ce ne accorgiamo, ma anno dopo anno la notte diventa sempre meno buia, la quantità di luce artificiale notturna cresce mediamente del 2–3% ogni anno. Italia e Corea del Sud sono i due paesi più inquinati del G20 e in Italia il problema è aggravato dall'assenza di una normativa nazionale unitaria: la tutela del cielo notturno è lasciata alle singole regioni, che spesso faticano a far rispettare le leggi in vigore".
"Un altro ostacolo è una convinzione infondata che riguarda i LED. In molti hanno pensato che l'arrivo dei diodi a emissione di luce, spesso collegati con impianti solari autonomi, più efficienti dal punto di vista energetico, avrebbe ridotto l'inquinamento luminoso. In realtà è accaduto esattamente il contrario. Proprio perché consumano meno, i LED vengono installati in quantità maggiori, sovente con intensità più elevate e anche in zone prima buie. È il cosiddetto "effetto rimbalzo": quando la luce costa meno, la si usa di più. Il risultato non è una notte più scura, ma una notte sempre più illuminata."
L'inquinamento luminoso e il suo impatto silenzioso sulla fauna selvatica
Nelle città come nelle periferie, dalle pianure fino alle aree montane, l'oscurità naturale è stata progressivamente sostituita da un chiarore artificiale permanente. È il fenomeno dell'inquinamento luminoso: una pressione ambientale poco percepita, ma con effetti sempre più evidenti anche sugli ecosistemi.
Per milioni di anni, animali (compresa la nostra specie) e piante si sono evoluti seguendo l'alternanza di luce e buio, un ritmo fondamentale per la regolazione dei processi biologici. La luce artificiale notturna interrompe questo equilibrio, trasformando la notte in un giorno che non finisce mai. Eppure, la notte è un habitat vivo, popolato da specie che diventano attive proprio quando noi dormiamo e che hanno bisogno del buio per sopravvivere.
Gli uccelli, ad esempio, possono disorientarsi durante le migrazioni. I pipistrelli, animali simbolo della notte, evitano le aree illuminate o ne diventano dipendenti, con effetti negativi sulla biodiversità. Anche gli insetti notturni, come le falene - impollinatrici fondamentali quanto le api - sono attirati dalle lampade fino allo sfinimento, con conseguenze a catena sugli ecosistemi.
L'uso diffuso dei LED amplifica il problema: questa emissione luminosa ricca di toni blu interferisce con la produzione di melatonina e altera i ritmi biologici di molte specie, inclusa la nostra.
Gli effetti sulla salute umana
Dal punto di vista biologico, l'essere umano è una specie diurna, progettata per vivere di giorno.
Con una buona illuminazione vediamo meglio grazie ai recettori dell'occhio specializzati nei dettagli e nei colori – i coni - mentre al buio entrano in funzione i bastoncelli e la vista perde definizione, il risultato è che ci sentiamo insicuri.
La luce, se presente nelle ore notturne, confonde il nostro orologio biologico: dice al cervello di restare attivo e riduce la produzione di melatonina, l'ormone del sonno. Così, per supplire, si ricorre sempre più frequentemente a tisane o integratori tranquillanti sovente proprio a base di melatonina. Non solo, sul lungo periodo, l'alterazione del ciclo giorno-notte può avere conseguenze sul sistema nervoso e diversi studi scientifici la mettono in relazione con patologie come l'Alzheimer.
Il mito della sicurezza
Dire che l'inquinamento luminoso cresce costantemente significa riconoscere che la perdita della notte non è un incidente, ma il risultato di scelte quotidiane su come, dove e quanto illuminiamo.
Una delle ragioni di tutto questo è il falso mito della sicurezza: luce uguale sicurezza non corrisponde al vero. Gardiol sorride: "Da quando siamo bambini abbiamo paura del buio, è un fattore antropologico, nella luce ci sentiamo a nostro agio e al sicuro, ma questa è solo una percezione, non coincide automaticamente con una maggiore sicurezza reale. Per fare un esempio, un'illuminazione fissa e molto intensa nel giardino di casa può nascondere i movimenti e favorire le intrusioni. Sono senza dubbio più efficaci soluzioni a bassa potenza, schermate e integrate con sensori di movimento, in quel modo ci si accorge immediatamente che sta succedendo qualcosa di anomalo. Luci schermate e a bassa intensità sono idonee a tutelare la sicurezza dei frequentatori anche nelle aree urbane." In ultima analisi l'evidenza scientifica indica che più luce non equivale direttamente a meno crimine e una buona illuminazione è progettazione, non quantità.
Risparmio energetico
La buona notizia è che l'inquinamento luminoso è una delle poche emergenze ambientali che possiamo risolvere istantaneamente: per eliminare le luci di troppo, mal progettate, troppo potenti, non schermate e accese in momenti della notte e in luoghi che non sono utili a nessuno, basta il click di un interruttore. Consiste in una transizione rapida, pacifica e vantaggiosa che dà un risparmio immediato e concreto, soprattutto in questi tempi in cui le risorse sono scarse e potrebbero essere destinate a obiettivi importanti. Non si tratta di spegnere tutto e di cambiare le nostre abitudini, ma di usare la luce in una maniera più virtuosa. Un esempio importante è quello della Francia: dal 2018, con una legge nazionale, ha ridotto del 33% l'inquinamento luminoso in sette anni.
Nel 2018 si è dotata di una legge nazionale che sta facendo la differenza.
Progetti di lotta all'inquinamento luminoso
Parallelamente, si stanno anche sviluppando iniziative che vanno nella direzione opposta. Il sistema delle Aree protette piemontesi, in prima fila quelle più lontane dalle grandi fonti di luce, come le Alpi Marittime, le Cozie e l'Appennino piemontese, collaborano con l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) in progetti come Interreg DARKERSKY4CE, STARLIGHT, ALCOTRA Cieli stellati, che mirano a raggiungere amministratori, cittadini e visitatori coinvolgendoli e rendendoli più consapevoli. In particolare, quest'ultimo progetto, guidato dalle Aree Protette delle Alpi Marittime, crea una rete di monitoraggio del cielo tra Italia e Francia la cui chiave è proprio lo scambio di competenze con i partner francesi, decisamente avanti su questo tema. Non è un caso che l'Osservatorio Astrofisico di Torino e il Planetario Infini.to abbiano sede a Pino Torinese, nel cuore del Parco naturale della Collina di Superga e delle Aree Protette del Po piemontese. Conosciuto come il "Paese delle Stelle", questo territorio riconosce nel cielo notturno un patrimonio naturale e culturale da preservare. In quest'ottica, e per contrastare il fenomeno dell'inquinamento luminoso, l'Ente di gestione delle Aree Protette del Po piemontese ha approvato un'intesa con l'INAF.
La dimensione trascendente del cielo stellato
Trattenersi sotto un cielo stellato con almeno un migliaio di stelle visibili è un'emozione che sfugge a qualsiasi descrizione, è meraviglia, ci immerge nell'immensità e nel medesimo attimonesso momento raffigura confini alla nostra percezione distorta di onnipotenza, lasciando tracce profonde nel modo in cui ci leghiamo agli altri e al mondo che ci circonda. Una notte meno illuminata è fonte di incanto, è un invito alla meraviglia: ci aiuta a guardare oltre noi stessi, a riflettere e a riconoscere i nostri limiti.
Bellezza, tutela dell'ambiente – anche in termini di contrasto alla crisi climatica - e della biodiversità, qualità della vita migliore e anche risparmio, in termini di energia e di denaro che resta nelle nostre tasche. A questo punto una domanda è inevitabile: se non agiamo adesso, quando dovremmo farlo?
Proteggere il cielo notturno significa preservare la bellezza, sostenere la biodiversità, contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico e migliorare la qualità della vita delle persone. Significa anche consumare meno energia e spendere meno, con un immediato alleggerimento dei costi delle utenze. Di fronte a vantaggi così concreti dobbiamo agire subito e, se non adesso, quando?
Daniele Gardiol è dirigente tecnologo presso l'Osservatorio Astrofisico di Torino in capo all'Istituto Nazionale di Astrofisica. Tra le altre cose si occupa del progetto PRISMA, la prima rete italiana per la sorveglianza sistemica di meteore e atmosfera.
Approfondimenti:
Ispra Illuminazione a led e sostenibilità ambientale
Inquinamento luminoso | Arpa Piemonte
Ti racconto l'inquinamento luminoso – MEDIA INAF
https://starlight.oato.inaf.it/
Progetto Cieli stellati/Trame noire
