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Un museo naturalistico nella Città Eterna

Il Museo Civico di Zoologia ha lo scopo di promuovere e diffondere le conoscenze scientifiche nell'ambito delle scienze biologiche e naturali. Oltre alla conservazione si occupa di studi sulla sistematica, sulla biogeografia e sull'ecologia animale e svolge attività di divulgazione, educazione e formazione sul territorio e presso la cittadinanza.

  • Carla Marangoni
  • Aprile 2026
  • Giovedì, 14 Maggio 2026
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Evento con i bambini in Sala Scheletri  Evento con i bambini in Sala Scheletri

Il Museo Civico di Zoologia di Roma si trova in un settore di Villa Borghese adiacente al Bioparco. È stato istituito nel 1932, come appendice del Giardino Zoologico, al quale è rimasto legato amministrativamente fino al 1998, e ancora oggi ha sede nell'edificio, terminato nel 1910, che ospitava il ristorante dello zoo.

Alca impenne, simbolo delle specie estinte

Il Museo Civico di Zoologia di Roma è, insieme a quelli di Torino, Milano, Pisa e Firenze, uno dei pochi a possedere un esemplare in pelle di Alca impenne (Pinguinus impennis L.), specie estinta a causa dell'uomo. Per ricordarla, il Museo ha commissionato allo scultore americano Todd McGrain una scultura in bronzo, che dal 2007 è collocata all'ingresso di via Ulisse Aldrovandi.

Anche se il suo aspetto può farlo pensare, l'Alca non era imparentata con i pinguini dell'emisfero meridionale, ma era abbondantemente diffusa in tutto l'Atlantico settentrionale, dalla Groenlandia, al Canada orientale e alle coste nordorientali del Nord America, fino all'Islanda, le Isole Färöer, Ebridi e Orcadi. Nel Quaternario l'areale dell'Alca si estendeva fino al Mediterraneo; anche in Italia, nel giacimento pleistocenico di Grotta Romanelli in Puglia, sono stati ritrovati un omero e un femore che ne testimoniano la presenza.

Nel 1844, con l'uccisione dell'ultima coppia, la specie si è estinta in natura, dopo essere stata pesantemente sfruttata per le sue uova, la carne e le piume.

Una storia rocambolesca

A volte i curatori devono vestire i panni di un investigatore per scoprire l'origine dei reperti. L'esemplare di Alca del Museo ha una provenienza misteriosa. Potrebbe infatti trattarsi di uno degli esemplari catturati in Islanda nel 1832 che il parroco tedesco Christian Ludwig Brehm acquistò e preparò personalmente. Dopo la sua morte, l'Alca e il resto della sua collezione, fu dimenticata fino a quando (forse nel 1867), Friedrich Hermann Otto Finsch, direttore del Museo di Brema, ebbe la visita di un professore di zoologia di Firenze, probabilmente Adolfo Targioni Tozzetti, che chiese se fosse possibile comperare un esemplare di Alca impenne per conto di uno sconosciuto personaggio. Finsch allora contattò il suo amico Alfred Brehmper chiedergli se potesse vendere l'Alca che aveva ereditato dal padre. Il Brehm accettò, ma quando Finsch vide il pessimo stato di preparazione dell'esemplare, si rifiutò di venderlo. Così lo affidò al celebre tassidermista Schwerdtfeger, il quale lo restaurò in modo eccellente, tanto da farlo risultare uno dei più begli esemplari montati. In realtà il vero acquirente dell'Alca impenne era Re Vittorio Emanuele II che lo acquistò nel 1868 per circa 7000 marchi, somma notevole per il tempo. Soltanto agli inizi del Novecento, Re Vittorio Emanuele III donò la collezione ornitologica del castello di Moncalieri, che includeva anche l'Alca di Brehm, al Museo Zoologico della Regia Università di Roma, da cui poi fu trasferita all'attuale Museo Civico di Zoologia.

Un Museo che viene da lontano

Il Museo oggi ha un patrimonio di circa 5 milioni di reperti, che rivestono un notevole valore sia storico che scientifico. Le collezioni zoologiche più antiche risalgono all'Archiginnasio Pontificio e alla Regia Università di Roma in quanto, grazie ad una convenzione con quest'ultima istituzione, trovarono un'idonea collocazione nell'attuale sede di Via Ulisse Aldrovandi, andando a costituire il nucleo originario delle raccolte. Esse si compongono di due lotti: la Collezione Generale, che comprende soprattutto conchiglie, insetti e uccelli provenienti da tutto il mondo e risalenti alla prima metà dell'Ottocento, e la Collezione Romana, che include collezioni private appartenute in gran parte a nobili romani con la passione per la caccia e per il collezionismo naturalistico. Si tratta di un archivio di dati importantissimo sulla presenza, ai primi del '900, di specie della cosiddetta Campagna Romana, molte delle quali rappresentano entità del tutto scomparse sul territorio, come il coleottero Carabus clatratus antonelli, legato alle paludi, il Picchio nero, di ambienti boschivi, catturato ad Ardea, o la Gallina prataiola, di aree steppiche, ad Ostia, o ancora la Lontra e lo Storione, rinvenuti nel Tevere alla fine dell'Ottocento.

A queste prime raccolte si aggiunsero diverse collezioni provenienti dall'Africa orientale in quanto il Museo era strettamente legato all'adiacente Museo delle Colonie, divenuto in seguito Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente. Dopo la dismissione di questo Ente, i reperti zoologici furono ceduti al Museo. Tra questi, il calco del cranio di Stegotetrabelodon syrticus, elefantide fossile del Miocene superiore rinvenuto in Libia ad As Sahabi, che fu descritto su un singolo reperto da Carlo Petrocchi nel 1943 come genere e specie nuovi. Se l'originale in Libia dovesse essere stato distrutto a causa dei recenti eventi bellici, il calco rappresenterebbe l'unica testimonianza di questa specie.

Nella prima metà del XX secolo furono acquisite inoltre l'importante collezione di insetti coleotteri di Paolo Luigioni, primoconservatore del museo, la raccolta ornitologica di Arrigoni degli Oddi, padre dell'ornitologia italiana, ancora oggi archivio di dati fondamentale per lo studio dell'ornitofauna, e la collezione malacologica del Marchese di Monterosato, uno dei più importanti malacologi dell'Ottocento, ricca di esemplari "tipo" sui quali sono descritte numerose nuove specie per la scienza.

Lo stretto rapporto del Museo con il Giardino Zoologico ha permesso di arricchire la collezione osteologica, a cui è stata dedicata la Sala degli Scheletri. Tra questi lo scheletro di M'Toto, un enorme elefante africano vissuto allo zoo per circa 30 anni, che avrebbe ucciso involontariamente il suo guardiano nel 1928. Della stessa collezione rivestono una notevole importanza gli esemplari di cetacei e tartarughe marine, come lo scheletro di Balenottera comune di 14 metri recuperata nel 1953 a Salerno, ed esposta nella Sala della Balena, spazio adibito alle mostre temporanee. La tradizione cetologica, iniziata negli Anni Settanta, è stata portata avanti nel Museo fino al 2014 con il recupero di animali spiaggiati sulle coste del Lazio.

Negli ultimi 40 anni sono state acquisite ulteriori collezioni, soprattutto entomologiche e ornitologiche, oltre a diversi animali deceduti nel territorio o nel vicino zoo, che sono stati preparati per lo studio o l'esposizione nel laboratorio di tassidermia del Museo, oggi non più operativo. Recentemente è iniziata la digitalizzazione di alcune collezioni di conchiglie, insetti e reperti osteologici grazie ad una collaborazione con Sapienza - Università di Roma, con fondi PNRR per il Centro Nazionale della Biodiversità (NFBC).

Un percorso sulla biodiversità animale

Fino alla fine degli Anni Ottanta le sale del Museo erano allestite con vetrine piene di animali. Oggi la maggior parte dei reperti non sono esposti ai visitatori, ma vengono conservati in depositi dove sono disponibili a studiosi per motivi di ricerca. Dalla fine degli Anni Novanta il percorso espositivo è stato completamente rinnovato sulla base del "Progetto Biodiversità", che accompagna il visitatore alla scoperta della diversità animale, dalla sua origine ("Amori Bestiali") agli adattamenti a diversi tipi di ambienti ("Vivere al Limite"), fino all'immersione nella "Barriera corallina" e nelle zone umide della "Campagna romana". Due sale sono dedicate alla collezione "Arrigoni degli Oddi", dove l'avatar del Conte racconta la sua carriera e le sue raccolte. Dopo una moderna "wunderkammer", che introduce alla bellezza delle forme animali, si passa alla sala successiva ("Uomo e Natura"), che racconta come la nostra specie stia mettendo a rischio la sopravvivenza di varie specie animali. A seguire, la saletta dedicata agli Anfibi e Rettili, e la grande Sala degli Scheletri, dove sono illustrati alcuni adattamenti morfologici nei Vertebrati. Due sale del percorso, "Sala della Biodiversità" e "Sala del Bioverso", sono state recentemente riallestite integrandole con tecnologie multimediali, grazie a fondi PNRR di Sapienza - Università di Roma e dell'Università di Padova.

Il Museo vanta una lunga tradizione di ricerca e sperimentazione educativa. Oltre alle visite guidate e ai laboratori tematici nello "zoolab", dedicati alle scuole di ogni ordine e grado, vengono svolte attività STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per far avvicinare ragazze e ragazzi alla scienza, con particolare attenzione alla parità di genere.

 

Per saperne di più:

Sito Ufficiale del Museo Museo Civico di Zoologia di Roma

Gli articoli "I Musei delle Meraviglie" sono curati da Sabrina Lo Brutto, Università degli Studi di Palermo e National Biodiversity Future Center; Vittorio Ferrero, Università degli Studi di Torino; Paola Nicolosi, Museo di Storia Naturale, Università di Pisa e Franco Andreone, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.

NB: Le foto di questo articolo sono pubblicate su gentile concessione del Museo Civico di Zoologia di Roma

L'ingresso del Museo
Esemplare di Alca impenne
Il montaggio dello scheletro di Toto
La Sala della Balena
La Collezione Luigioni
La collezione malacologica
L'iniziativa Laboratori per tutti
La facciata del museo dal lato del Bioparco

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