La storia
Il Museo di Storia Naturale di Carmagnola ha una storia relativamente più breve rispetto ad altri musei italiani. Nasce infatti all'inizio degli anni '70, sulle ceneri o per meglio dire sul fango, del precedente Museo Civico cittadino. Nel settembre 1973 e nel febbraio 1974, Carmagnola subì due importanti alluvioni e buona parte dei materiali del Museo Civico, con raccolte in prevalenza a carattere storico, furono rovinati dalle acque fangose o andarono dispersi.
Come talvolta succede, la distruzione apportata dall'alluvione lasciò spazio ad un forte impulso per una rapida ripresa e rilancio della cittadina. Per quel che ci riguarda, fu proprio in quel momento che un gruppo di amici ebbe "l'insana" idea di creare, praticamente dal nulla, un nuovo Museo, dedicato però interamente alla Storia Naturale.
Non a caso alcuni di quei ragazzi erano stati fra i primi allievi della Scuola Media Unica, e si erano appassionati alle scienze naturali grazie anche alle lezioni di "Osservazioni Scientifiche", per di più era da poco passato il 1970, primo anno europeo per la conservazione della natura.
Radici antiche
In Piemonte, diversamente da altre regioni italiane, come la Liguria la Lombardia, molti naturalisti sentivano la mancanza di un Museo di Storia Naturale centrale regolarmente aperto al pubblico e così, quasi contemporaneamente, alcuni musei naturalistici videro la luce e ripresero le attività. Questo fermento culminò con la fondazione dell'Associazione Naturalistica Piemontese e del Gruppo Piemontese di Studi Ornitologici "F.A. Bonelli", associazioni che elessero la loro sede proprio nel museo di Carmagnola.
Molte collezioni furono formate ex novo, partendo da piccole collezioni private, entomologiche, ornitologiche e mineralogiche, ma nel contempo vennero recuperate anche collezioni e radici storiche, restaurando e riorganizzando collezioni degli istituti scolastici carmagnolesi, alcune delle quali appartenute a Giacinto Carena (Carmagnola 1778 – Torino 1859), a suo tempo segretario dell'Accademia delle Scienze e amico di Franco Andrea Bonelli, professore di zoologia e riorganizzatore del Museo Zoologico dell'Università di Torino.
Il Museo di Carmagnola, inaugurato nel 1976 al secondo piano di Palazzo Lomellini (molti ormai non più giovani naturalisti ricorderanno le ripidissime scale!), venne spostato nel 1990 da questo punto centrale della città alla cascina Vigna, in periferia, ma circondata da un ampio parco cittadino, non lontano dal Parco fluviale del Po, verso il quale spesso ancor oggi vengono guidate le scolaresche per fare esperienza diretta in natura, dopo aver visitato il Museo.
Le collezioni
Qui oggi l'esposizione si articola in varie sale, la più ampia delle quali ospita diversi diorami, tra cui quello dedicato al Monviso con la pernice bianca, il fringuello alpino e l'ermellino, quello dei boschi collinari del Roero, con un allocco in atteggiamento terrifico a difendere il giovane appena uscito dal nido e quello della Lanca di San Michele, dove un tarabuso si mimetizza perfettamente fra le tife.
Ricca l'esposizione mineralogica prevalentemente centrata sulla collezione dono della famiglia Vaschetti di Chieri, mentre nella sala dedicata ai Vertebrati gli uccelli fanno da padroni con uno splendido gipeto, un'aquila imperiale, ed una vetrina con tutti i rapaci notturni europei. Tra i mammiferi, i reperti più importati sono un cranio di rinoceronte nero ed uno di tigre risalenti agli anni 30 del secolo scorso, oltre ad una stupenda preparazione di cranio umano "esploso". Quelli che richiamano di più l'attenzione dei visitatori sono invece un orso bruno europeo e un baribal americano, naturalizzati ed inseriti in adeguate ambientazioni.
La diversità degli invertebrati è illustrata in numerose scatole entomologiche, ed in una rappresentazione delle ricerche eseguite con il famoso "Radeau des Cimes" ideato da Francis Hallé in Madagascar. Per quanto concerne i fossili sono ben rappresentati i molluschi pliocenici, accanto ad alcuni reperti di vertebrati quaternari, che consentono tra l'altro il confronto di un molare di mastodonte con quello di un mammouth.
La ricerca scientifica
Molto ricche e curate sono le collezioni scientifiche, i cui dati sono quasi totalmente catalogati in un database informatico dedicato, in modo che ogni esemplare e i dati ad esso collegati siano facilmente reperibili. Particolarmente importanti quella ornitologica, testimone delle attività di ricerca del GPSO in Piemonte, ma che include anche una delle poche collezioni di pelli proveniente dal Burkina Faso. Vasta la collezione erpetologica, su cui sono basati in buona parte i due volumi "Reptiles of Western Palaearctic" di Roberto Sindaco, e quelle entomologiche, che includono, oltre a quella generale, frutto del lavoro in aree tropicali del curatore di entomologia e del collaboratore Pierfranco Cavazzuti, alcune più specializzate, come quella coleotterologica di Roberto Pescarolo, ed altre dedicate agli Ortotteri (cavallette) ed agli Odonati (libellule), tutte insostituibili per il contributo dato alla conoscenza della fauna piemontese e non solo, come testimoniano numerosissime citazioni in pubblicazioni scientifiche.
I tipi
In queste collezioni sono conservati anche alcuni tipi, esemplari su cui è basata la descrizione di una specie nuova per la scienza. Da citare il tipo del luccio Esox cisalpinus Bianco e Delmastro 2011, un paratipo della salamandra Salamandra lanzai Nascetti et al. 1988, e molti coleotteri, incluse le centinaia di specie di Buprestidi, soprattutto appartenenti al genere Agrilus, conservate nella collezione di Gianfranco Curletti al momento depositata in affidamento al Museo.
Possiamo dire che il Museo ha avuto un suo momento "aureo" tra il 1990 e il 2020, mentre ora il suo futuro desta qualche preoccupazione, essendo rimasto un solo curatore effettivo. Nel 2026 sarà trascorso mezzo secolo dall'inaugurazione al pubblico, l'augurio è che da qui si tragga un nuovo slancio fino al centenario!
La Collezione ornitologica
Rispetto a molti altri musei italiani, la collezione ornitologica scientifica presenta la particolarità di essere stata implementata, soprattutto a partire dal 1990, secondo criteri tendenti a valorizzare al massimo gli esemplari e fornire ai ricercatori la possibilità di un loro uso multiplo. Essa perciò non è composta solo dalle tradizionali "pelli da studio", ma ad esse sono associati diversi altri tipi di preparati che includono: parti scheletriche, ali distese, penne o set di penne, contenuti stomacali e soprattutto, a partire dal 2000, campioni di tessuto conservati in alcool da destinare ad analisi genetiche.
Quando più parti appartengono allo stesso esemplare esse sono corredate dello stesso numero di catalogo, fatto che consente un rapido reperimento dei metadati. La collezione è stata poi collegata con la collezione osteologica "Marco Pavia" conservata presso il Museo di Geologia e Paleontologia dell'Università di Torino. Per ogni scheletro completo preparato per questa collezione viene conservato un set di penne e/o un'ala distesa assieme a un campione di tessuto presso il Museo di Carmagnola, consentendo un accertamento della specie e ricerche sistematiche e genetiche integrate. Non a caso la collezione è già stata utilizzata per numerose pubblicazioni scientifiche.
Gli articoli "I Musei delle Meraviglie" sono curati da Sabrina Lo Brutto, Università degli Studi di Palermo e National Biodiversity Future Center; Vittorio Ferrero, Università degli Studi di Torino; Franco Andreone, Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
Approfondimenti:
Sito Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola
Bibliografia:
Boano G. & Delmastro G.N., 1999 - Il Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola – Guida alla visita. Guide ai Musei in Piemonte, Reg. Piemonte, Ass. Beni Culturali e Ambientali. Torino.
Sullo stesso argomento:
Carmagnola, il museo e i suoi scienziati (da Piemonte Parchi del 12 luglio 2019)
