Un piccolo coleottero protetto a livello europeo, che si credeva ormai scomparso dall'Italia, è stato ritrovato sulle Alpi occidentali, grazie a specifiche ricerche condotte dall'Università di Torino.
La specie, Stephanopachys linearis, è stata individuata da Luca Anselmo, dottorando del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell'ateneo, nel corso delle attività di ricerca dedicate allo studio di insetti rari e minacciati — di cui è responsabile scientifica Simona Bonelli e co-tutor Enrico Caprio, entrambi dello stesso dipartimento.
S. linearis è un insetto saproxilico, ovvero legato a microhabitat legnosi, inserito nell'Allegato II della Direttiva Habitat dell'Unione Europea (92/43/CEE), che obbliga gli Stati membri a monitorarne lo stato di conservazione e a designare aree protette per la sua tutela. Prima di questo ritrovamento, l'unica prova della presenza della specie in Italia risaliva al 1937: tre soli esemplari raccolti a Tolmezzo, in Friuli-Venezia Giulia, riportati alla luce e pubblicati nel 2016 da Paolo Audisio (Sapienza Università di Roma) insieme a Gianfranco Nardi, ma mai più confermati sul campo. Un dato talmente vecchio e isolato che la specie non era mai stata formalmente inserita tra quelle da proteggere a livello nazionale ai sensi della Direttiva Habitat.
Nel marzo 2026, durante rilievi sul versante meridionale della Valle di Susa, sono stati individuati numerosi esemplari adulti di S. linearis, in un'area boschiva colpita da un grande incendio nell'ottobre 2017. Gli insetti sono stati trovati sotto la corteccia di pini silvestri e larici sopravvissuti al fuoco. Le piante, seppur vive, erano indebolite dalle bruciature: un habitat ideale per questa specie fortemente "pirofila", che cerca specificatamente alberi danneggiati dagli incendi per alimentarsi e riprodursi.
Il fuoco, che costituisce una nota minaccia in termini generali per la biodiversità, rappresenta paradossalmente per questo coleottero il fattore principale che ne consente la sopravvivenza. Parte dei ritrovamenti è avvenuta anche all'interno del sito Natura 2000 "Rocciamelone" (IT1110039), di competeza dell'Ente di Gestione dei Parchi Alpi Cozie. Un dettaglio che rende la scoperta ancora più significativa: su alcuni degli stessi alberi è stata osservata la compresenza di Stephanopachys substriatus, specie affine anch'essa protetta dalla Direttiva Habitat, la cui presenza in Italia era stata riconfermata dallo stesso Anselmo alcuni anni fa, dopo circa 25 anni di assenza di segnalazioni.
Le Alpi occidentali piemontesi risultano così un'area di importanza eccezionale per la conservazione di entrambe le specie in Italia.
Il nuovo sito si trova a circa 50 km dalla popolazione francese più vicina, nel massiccio del Queyras (HautesAlpes), l'unica zona alpina in cui la specie era finora nota come ancora presente con continuità. Un caso per certi versi analogo era già stato documentato in Polonia, dove la specie — descritta scientificamente proprio a partire da esemplari polacchi nel 1792 — era rimasta "introvabile" per oltre due secoli prima di essere riscoperta nella foresta di Białowieża, sempre grazie a ricerche mirate su alberi bruciati. Il ritrovamento non è quindi casuale: l'assenza di segnalazioni per quasi un secolo riflette più la difficoltà di individuare questa specie — piccola, elusiva e legata a microhabitat rari e temporanei — che una sua reale scomparsa e recente ritorno. Le tecniche di monitoraggio standard per gli insetti forestali, come le trappole d'intercettazione, risultano infatti poco efficaci: individuare le specie del genere Stephanopachys richiede infatti una ricerca visiva mirata e una elevata esperienza specialistica. La riscoperta ha ricadute concrete sulla tutela della biodiversità italiana: S. linearis potrà ora essere formalmente inserito nell'elenco nazionale delle specie protette dalla Direttiva Habitat. Questo comporterà l'adozione di misure di conservazione specifiche e la sua inclusione nei prossimi cicli di rendicontazione ufficiale alla Comunità Europea (Articolo 17 della Direttiva).
Restano aperte diverse domande: quali siano le specifiche esigenze ecologiche della popolazione tritrovata, se il fuoco resti l'unico fattore che ne consente la sopravvivenza sulle Alpi, e quali strategie di gestione per mantenerne la presenza possano essere applicate in ambiente forestale alpino. Sono queste le priorità delle prossime fasi di ricerca, già in corso.
Il ritrovamento è oggetto di una pubblicazione scietifica, firmata da Luca Anselmo, Paolo Audisio, Enrico Caprio e Simona Bonelli, pubblicata sulla rivista scietifica Biogeographia.
