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I Musei di storia naturale sono indispensabili per la conservazione

Le collezioni e i musei di storia naturale costituiscono l'infrastruttura scientifica fondamentale per la scoperta di nuove specie, la ricerca sistematica e il monitoraggio ambientale a lungo termine. 
Secondo Franco Andreone, curatore del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e membro del Comitato Italiano IUCN, in Italia serve coordinare l'enorme patrimonio disponibile

Venerdì, 24 Luglio 2026
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La Commissione IUCN per la Sopravvivenza delle Specie (SSC) ha rilasciato il Documento di posizionamento della IUCN sul ruolo fondamentale delle collezioni biologiche – quali quelle conservate nei musei di storia naturale, negli erbari, nei fungari e in altri archivi – per la conservazione della biodiversità.
Il documento si pone i seguenti obiettivi: 1) delineare la posizione della SSC sul ruolo indispensabile svolto dai musei di storia naturale (NHMC) nella conservazione delle specie e nella scoperta scientifica; 2) sollecitare governi, università e agenzie a dare priorità e a finanziare queste collezioni in quanto infrastrutture scientifiche fondamentali; 3) incoraggiare la comunità globale impegnata nella conservazione a integrare pienamente le risorse e le competenze delle collezioni di storia naturale (NHMC) in una strategia collaborativa volta ad arrestare il declino della biodiversità.

Le collezioni e i musei di storia naturale - si legge sul sito internazionale della IUCN - costituiscono l'infrastruttura scientifica fondamentale per la scoperta di nuove specie, la ricerca sistematica e il monitoraggio ambientale a lungo termine. Lungi dall'essere semplici depositi passivi, sono piattaforme dinamiche e basate su prove concrete, eppure il loro potenziale rimane gravemente sottoutilizzato proprio mentre la perdita di biodiversità accelera. Ogni esemplare conservato – un insetto appuntato, un anfibio conservato in liquido, una pianta essiccata – è un dato primario: georeferenziato, datato, documentato morfologicamente; sono prove concrete.

"La Commissione per la Sopravvivenza delle Specie dell'IUCN ritiene che le collezioni biologiche costituiscano una base di dati insostituibile che ci consente di colmare il divario tassonomico, il quale a sua volta è il presupposto per la valutazione e le azioni di conservazione. Il loro valore scientifico non è quindi meramente accademico, ma cruciale per la conservazione", ha affermato Vivek Menon, presidente della Commissione per la Sopravvivenza delle Specie dell'IUCN.

Una sfida fondamentale che la scienza della biodiversità deve affrontare oggi è l'ostacolo tassonomico: è necessario documentare, denominare e descrivere l'intero spettro della vita sulla Terra. A oggi, circa due milioni di specie hanno ricevuto nomi scientifici formali. Stime prudenti collocano il numero reale totale tra i sei e i sette milioni, anche se potrebbe arrivare fino a 100 milioni. Questo divario costituisce una barriera strutturale a un'efficace conservazione.

Franco Andreone - membro della SSC, curatore del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino e membro del Comitato Italiano IUCN - precisa la situazione del nostro Paese. "L'Italia non dispone di un censimento unico e ufficiale delle proprie collezioni naturalistiche, ma vanta centinaia di musei e raccolte – circa 200 aperti al pubblico – gestiti da amministrazioni locali, università, privati ed enti ecclesiastici, senza un coordinamento centrale a livello nazionale. Il patrimonio di maggiore rilevanza – prosegue Andreone - si concentra principalmente in tre grandi poli metropolitani: Firenze, Genova e Torino. Il sistema museale fiorentino (in particolare la sezione di Zoologia e La Specola) conserva esemplari che testimoniano oltre quattro secoli di storia, configurandosi tra le collezioni naturalistiche più antiche e prestigiose d'Europa. Genova, con il Museo Civico di Storia Naturale "Giacomo Doria", custodisce reperti ed esemplari provenienti da ogni angolo del mondo, frutto di esplorazioni pionieristiche. Il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino vanta oltre cinque milioni di reperti tra fossili, minerali e animali tassidermizzati o conservati in alcol; esso gestisce, in base a una convenzione anche le storiche collezioni dell'ateneo.

Complessivamente questi tre istituti superano i 20 milioni di esemplari. L'intero patrimonio nazionale – incluse le centinaia di raccolte minori e gli erbari – è stimabile in decine di milioni di reperti, ma si presenta fortemente disperso, spesso privo di personale scientifico dedicato e messo a rischio dai tagli al bilancio della cultura. A differenza di Francia (con il Muséum national d'Histoire naturelle, ente statale unificato con piena autonomia di ricerca), Regno Unito (con il Natural History Museum, che conta 80 milioni di esemplari e oltre 300 ricercatori) e Stati Uniti (con lo Smithsonian), in Italia manca un unico ente nazionale di ricerca di riferimento per le scienze naturali. Ciononostante – conclude Andreone - il patrimonio diffuso rimane una risorsa scientifica e storica di primissimo livello per la conservazione della biodiversità, grazie a collezioni secolari insostituibili. Proprio per questo, la sua tutela è ormai considerata urgente dagli stessi addetti ai lavori".

Fonte: https://www.parks.it/news/dettaglio.php?id=87675 

 

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