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Perdita di biodiversità, occorre un cambio di marcia

Da due rapporti stilati in base ai dati di 196 Paesi ONU, continuando ad adottare gli approcci tradizionali alla gestione della biodiversità, in futuro occorrerà far fronte a costi molto alti, stimati tra 10 e 25 mila miliardi di dollari all'anno.

Lunedì, 13 Gennaio 2025
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Perdita di biodiversità e della disponibilità d'acqua, insicurezza alimentare, rischi per la salute e cambiamenti climatici. Come affrontarli? Quali decisioni prendere? 

Da due rapporti di valutazione dell'IPBES, l'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services, approvati il 16 dicembre scorso da scienziati, esperti e rappresentanti dei governi di 196 Paesi delle Nazioni Unite emerge che perseguendo gli approcci tradizionali si dovrebbe fare fronte ad alti costi.

La piattaforma, nata nel 2012, ha il compito di valutare lo stato della biodiversità e dei servizi eco-sistemici, con l'obiettivo di promuovere l'interfaccia tra scienza e politica. L'Italia ha aderito alla piattaforma intergovernativa nel gennaio del 2020 e partecipa ai lavori anche attraverso il supporto tecnico di ISPRA.

Il primo rapporto, noto come Nexus Report, affronta le sfide legate a temi complessi quali perdita di biodiversità e cambiamenti climatici ed esorta i decisori politici ad assumere decisioni e azioni che guardino oltre l'approccio "a scompartimenti stagni", non solo per evitare effetti negativi ma anche per massimizzare i benefici attraverso "elementi di collegamento" tra i diversi settori. 

Il secondo rapporto, chiamato in breve Transformative Change Report, ribadisce quanto sia urgente un cambiamento trasformativo per fermare e invertire la perdita di biodiversità e per impedire di innescare il declino potenzialmente irreversibile e il collasso previsto delle funzioni chiave dell'ecosistema, come l'estinzione delle barriere coralline a bassa quota, della foresta pluviale amazzonica e la perdita delle calotte glaciali della Groenlandia e dell'Antartide occidentale.

Il rapporto stima che il costo dovuto al ritardo delle azioni per fermare e invertire il declino della natura in tutto il mondo sarebbe il doppio del necessario se agissimo ora e valuta che, per arrestare questo declino, ci vorrebbe poco meno di 1 miliardo di dollari l'anno, pari a circa l'1% del PIL mondiale.

Agire immediatamente può anche sbloccare enormi opportunità di business e innovazione attraverso approcci economici sostenibili, come l'economia positiva per la natura, l'economia ecologica. Secondo stime recenti, entro il 2030 potrebbero essere generate opportunità di business per un valore di oltre 10 mila miliardi di dollari e creati 395 milioni di posti di lavoro a livello globale.

Per approfondimenti: 

Sito ISPRA Ambiente 

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