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La palude di Romano Canavese

Un area umida dell'anfiteatro morenico di Ivrea

  • Filippo Ceragioli
  • aprile 2015
  • Martedì, 7 Aprile 2015
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pl laghetto di Romano camavese foto F.Ceragioli pl laghetto di Romano camavese foto F.Ceragioli
il lavatotoio di Gurgo
foto F.Ceragioli
la roggia del mulino
foto F.Ceragioli
la palude
foto F.Ceragioli
sorgente Gurgo
foto F.Ceragioli
Romano Canavese
foto F.Ceragioli

Qualche anno fa, quando sono stati definiti i SIC (Siti di Importanza Comunitaria) del Piemonte, una particolare attenzione è stata riservata alle "zone umide", ovvero alle aree dove l'acqua scorre lentamente o ristagna. Ambienti come pantani, torbiere, stagni o risorgive sono infatti habitat importanti per la varietà di animali e vegetali che sono in grado di sostenere, ma purtroppo nella nostra regione sono piuttosto rari e in costante regresso. In passato questi ambienti erano infatti considerati insalubri (basti pensare alle campagne contro la malaria) o comunque improduttivi, e sono stati quindi oggetto di bonifiche, arginature o pura e semplice cementificazione. La piccola palude collocata tra l'abitato di Romano Canavese e l'autostrada Torino-Aosta, fortunosamente scampata all'espansione dell'edificato e dell'agricoltura intensiva, è stata così inserita nel 2009 nell'elenco dei SIC piemontesi. Si tratta di un'area di poche decine di ettari situata nella pianura interna all'Anfiteatro Morenico di Ivrea, a breve distanza dalla linea di colline che lo delimita verso sud. La posizione ribassata del terreno favorisce l'emersione in superficie della falda freatica e la presenza di risorgive. Buona parte della zona è oggi occupata da vegetazione arborea che, in genere su terreno parzialmente inondato, forma associazioni vegetali di varia natura. A fianco del "volgare" robinieto si trovano boschi di pregio naturalistico molto maggiore come il "querco-carpineto" (formato appunto da querce e carpini) e l'"alneto", dove nel caso specifico prevale l'ontano nero. Oltre a boschi più o meno fitti sono inoltre presenti fossi, canali e piccoli specchi lacustri i quali, oltre che ospitare una ricca flora acquatica, sono anche stati censiti come siti riproduttivi di specie di anfibi tra le quali la rana di Lessona, la raganella italiana, la rana agile e il tritone punteggiato. Sempre legate alla presenza di acqua stagnante o a corso lento sono le presenze del gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) e di ben 17 specie di libellule tra le quali Somatochlora flavomaculata, ormai rara in Piemonte. Varie parti della palude durante i mesi estivi possono prosciugarsi, risentendo come il resto del Canavese della variabilità climatica tipica dell'Europa meridionale. Il periodo più propizio alla visita sono le "mezze stagioni", quando le zanzare si rilassano ma flora e fauna sono lontane dal periodo del riposo invernale.

La visita

Il SIC è contornato da una serie di stradine che, partendo dall'abitato di Romano, permettono con facilità di avvicinarsi all'area paludosa. Avventurarsi all'interno della stessa è invece sconsigliato sia per la difficoltà di procedere nella boscaglia fangosa e intricata sia per non disturbare la fauna. Il punto forse più interessante della zona è la risorgiva nota come "sorgente Gurgo" (dal nome della vicina frazione di Romano); questa alimenta un piccolo corso d'acqua, la "gora del Mulino", che scende verso est e contribuisce a rifornire di acqua l'area paludosa. La risorgiva è raggiunta da una delle diramazioni dell'Alta Via dell'Anfiteatro Morenico, un itinerario escursionistico segnalato con cartelli e segnavia triangolari. Per arrivarci si può partire dalla piazza centrale del paese, posteggiando nei pressi del municipio (piazza Ruggia) e percorrendo verso ovest via Santa Teresina. Al termine si attraversa via Sant'Isidoro (sull'asse della SS 26) e si imbocca via Valle, che dopo un breve tratto asfaltato diventa sterrata ed esce dal paese. La stradina, a tratti accuratamente acciottolata, prosegue fiancheggiata sulla sinistra da un modesto cordone collinare. Tralasciate un paio di diramazioni secondarie poggiando lievemente a sinistra si esce su un pianoro coltivato a cereali. Sempre seguendo le indicazioni dell'Alta Via si prosegue verso l'autostrada e si prende poi verso destra sullo sterrato che la fiancheggia. Con una curva si scende a raggiungere un bivio e di qui, tenendosi sulla sinistra, si giunge infine alla sorgente, ribassata di vari metri rispetto al piano autostradale.Dal centro del paese si tratta di camminare circa mezz'ora. Proseguendo lungo la gora del Mulino sarebbe in teoria possibile raggiungere la frazione Gurgo e il vicino laghetto attrezzato per la pesca sportiva, ma la fitta vegetazione e il terreno fradicio lo sconsigliano. Per chi abbia voglia di approfondire la conoscenza del territorio forse è meglio, sempre partendo dal centro di Romano, visitare il "parco della Torre" (indicazioni) e la bella zona di vigneti che si estende sulla collina ad est del paese.

Cartografia
La zona della palude è coperta dall'ottima carta 1:25.000 di Mu edizioni "Anfiteatro Morenico di Ivrea" (n. 7)

 

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