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Si sta come una libellula, d'inverno

Le "libellule" spesso si associano alla stagione estiva. Eppure in queste foto le vediamo ricoperte di ghiaccio... Volete sapere il motivo? 

  • Paola Viviana Trovò
  • Gennaio 2022
  • Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Sympecma paedisca altrimenti detta 'Invernina delle brughiere' | Foto Roberto Pegolo Sympecma paedisca altrimenti detta 'Invernina delle brughiere' | Foto Roberto Pegolo

Osservare una libellula ricoperta di aghi di ghiaccio non è un fenomeno così strano, innaturale o anomalo.

Stiamo infatti guardando una Sympecma paedisca, chiamata anche Invernina delle brughiere, unica libellula europea che, insieme alla sua congenere S. fusca, sverna allo stadio adulto.

Oltre a questa caratteristica ecologica la S. fusca e la S. paedisca sono molto simili nell'aspetto e si differenziano principalmente per alcune diversità nel disegno toracico.

Nel dettaglio, le Sympecma sono odonati che appartengono al sotto-ordine degli zigotteri - chiamate anche damigelle - che si differenziano dagli anisotteri, ovvero le "libellule" propriamente dette, perché sono di dimensioni più piccole, hanno gli occhi separati e, generalmente, a riposo mantengono le ali chiuse.

Dove osservarla?

La S. paedisca è considerata una specie rara, anche se in Piemonte, di recente, sono aumentate le osservazioni. In Italia è segnalata solo in Piemonte, Lombardia e Trentino Alto Adige, dove però è considerata presumibilmente estinta. In Europa è segnalata nell'Europa centrale fino alla Siberia.

Quando osservarla?

Visibile tutto l'anno, è maggiormente attiva nel periodo riproduttivo, in aprile-maggio e in agosto-settembre, quando la nuova generazione si disperde e migra nei siti invernali. Nelle belle giornate di sole possono tornare in attività anche in inverno.

In quali ambienti cercarla?

In Italia frequenta soprattutto ambienti di torbiera, brughiera e baraggia. Per la riproduzione, utilizza maggiormente fasce di laghi interrati, ma anche paludi e stagni. Le larve si sviluppano in acque basse e con vegetazione acquatica a Carex sp., Thpha sp. e Phragmites australis. I neo-sfarfallati si allontanano anche di diversi chilometri disperdendosi in ambienti prativi, incolti, brughiere e margini boscati. Svernano nei cespugli di Calluna vulgaris o nei cespi secchi di Molinia caerulea ma anche su Rubus sruticosus, Betula sp. e Quercus robur.

Le popolazioni di S. paedisca sono localizzate, isolate e costituite da pochi individui. Su questa specie non si sa molto: scarse sono le conoscenze della distanza fra i siti di riproduzione e svernamento o sui tempi e modi in cui viene compiuta la migrazione. La capacità di orientarsi e di ripercorrere le rotte e di tornare negli stessi luoghi, molto dei quali ancora sconosciuti, resta un mistero. Poco si sa anche sulla loro capacità di dispersione degli individui provenienti da un biotopo e la conseguente capacità di colonizzazione di nuove aree.

A tale proposito, il dipartimento di Scienze dell'Ambiente e della Terra dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca sta effettuando una ricerca, coordinata da Luciano Bani e svolta principalmente nell'area privata della Torbiera di Agrate di Conturbia, con l'obiettivo di comprendere e svelare i misteri della migrazione di S. paedisca.

S. paedisca è una specie tutelata dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE dove è inserita negli allegati II e IV.

 

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