"Mi è sempre piaciuto lavorare in montagna e il lavoro che mi appassionava maggiormente, qualche anno fa, era l'allevamento; prima di pensare di intraprendere una nuova strada, passavo i mesi estivi in alpe per la lavorazione del formaggio Bettelmatt, io, il mio cane Artù e la montagna soltanto" comincia a raccontare Bruna.
Una carriera iniziata in alpeggio
Ben presto però, continua a raccontare Bruna, si accorge che il lavoro sull'alpe, seppur un'occupazione meravigliosa per svariate ragioni, cominciava a farla sentire meno libera di quanto davvero desiderasse. "Stare ferma all'alpe faceva sì che passassi lunghe giornate con lo sguardo che vagava sognante tra le cime e le valli dell'Ossola, desiderando, sempre di più, di andare all'avventura in quegli spazi e non limitarmi a osservarli da lontano ogni giorno". È da queste prime ispezioni spontanee che comincia a interessarsi e ad appassionarsi all'osservazione e al riconoscimento delle specie, con una maggiore predilezione per il mondo dell'avifauna e per lo studio del territorio.
"Questa nuova passione e la voglia di cambiamento mi hanno spinta a provare ad entrare nelle Aree Protette dell'Ossola, un luogo di lavoro che vedevo come il più adatto a farmi entrare in quel mondo che mi stava appassionando tanto. Il Servizio Civile Universale mi ha dato l'opportunità di avere un primo assaggio del lavoro che avrei potuto svolgere, con un po' di fortuna e studio, in modo professionale, in futuro."
Il Sevizio civile alle Aree protette dell'Ossola
Così, nel 2022, Bruna manda la sua candidatura ad Aurive (associazione del territorio che si occupa di gestire il Servizio Civile Universale) e inizia la tanto desiderata avventura presso l'Ente di gestione delle Aree Protette dell'Ossola. "Già dopo qualche mese, ho avuto l'impressione che fosse l'ambiente adatto a me, così ho deciso di tentare vari concorsi per guardiaparco e in Polizia Provinciale. A fine Servizio Civile, l'opportunità che mi è stata data di continuare a lavorare per il Parco con contratto interinale è stata fondamentale per spronarmi a continuare su questa strada", si lascia scappare con sincerità Bruna. "Se con il Servizio Civile ho avuto un assaggio di cosa vuol dire lavorare all'interno e per un'area protetta, la prima assunzione mi ha fatto comprendere appieno il lavoro che avrei potuto fare. Di questa possibilità sono grata a chi, al Parco, ha dato e continua a dare fiducia e lo spazio per crescere professionalmente e umanamente".
Le tappe per diventare guardiaparco
Per prepararsi e partecipare al bando di gara per guardiaparco, nel frattempo completa il corso come guida escursionistica ambientale finché, all'inizio del 2024, riesce finalmente a entrare in graduatoria al concorso per guardiacaccia in provincia di Biella e, nel giugno 2025 - dopo una gara di mobilità andata deserta - viene chiamata dalle Aree Protette dell'Ossola, prendendo servizio come guardiaparco a partire dal mese successivo. Una data che Bruna ricorderà sicuramente anche in futuro: il giorno in cui un sogno si è realizzato.
Il bilancio del percorso
"Rispetto a quando ero servizio civilista e poi dipendente, il lavoro è cambiato un poco, specialmente per quanto riguarda il lavoro di vigilanza della fruizione e di vigilanza venatoria, di cui non dovevo occuparmi in precedenza. Sicuramente è una delle attività più impegnative del mestiere perché bisogna confrontarsi con persone che si trovano nella condizione di dover rispettare delle regole e, nel momento in cui questo non accade, è necessario procedere con controlli ulteriori e/o sanzioni, insomma situazioni che sono sempre delicate".
Nonostante qualche difficoltà che può sorgere nelle attività quotidiane di vigilanza, Bruna concentra la sua attenzione su ciò che trova maggiormente appagante e affascinante del mestiere di guardiaparco: monitoraggi, biodiversità e osservazioni faunistiche.
"Tutto ciò che riguarda la fauna e i monitoraggi per me rimane ciò che c'è di più bello in questo lavoro. Il contatto con la montagna più vera è sempre gratificante. Ricordo una volta in cui, durante un censimento primaverile sulla pernice bianca, allo spuntar del sole al mattino presto, mi sono ritrovata sola a stretto contatto con una donnola che gironzolava intorno alla tenda, saltellando sulla neve, per poi correre indisturbata. Questi incontri sono quelle piccole cose che emozionano e che rendono questo lavoro il più bello del mondo, almeno per me!"
Bruna - con gli altri colleghi guardiaparco - mette tutto lo sforzo possibile per passare questa passione anche ai più giovani. Infatti, tra le mansioni di un guardiaparco alle Aree Protette dell'Ossola, vi è anche quella di fare educazione ambientale nelle scuole elementari e medie del territorio. "Spero che i bambini e le bambine, quando entriamo nelle loro classi per educarli ad avere una certo tipo di sensibilità verso l'ambiente, percepiscano genuinamente la passione che mettiamo in questo lavoro e non che imparino soltanto delle nuove nozioni. Siamo noi guardiaparco a svolgere attività di educazione ambientale anche per questo motivo, a mio avviso. Perché la nostra attenzione e passione, vissuta in prima persona, possano veicolare contenuti sinceri e costruttivi per il futuro".
Un lavoro ancora "maschile"?
Oltre ad essere una storia vincente di crescita professionale all'interno di un'area protetta, la storia di Bruna è allo stesso emblematica e piena di speranza. Difatti, nonostante dagli anni Novanta la situazione sia migliorata, ancora oggi, la figura del guardiaparco rimane caratterizzata da un accento fortemente maschile, sia in termini di assunzioni che di immaginario collettivo. Secondo dati aggiornati al 2023, risulta che tra i guardiaparco regionali le donne siano una su sette (fonte: Piemonte Parchi, "La sorveglianza si colora di rosa" di Nicoletta Fedrighini). "Come guardiaparco sono l'unica donna, ma non sono l'unica alle Aree Protette dell'Ossola, dove la quota femminile è in maggioranza, con una percentuale di più del 60%. Inoltre, da anni le donne dell'Ente che gestiscono la parte amministrativa partecipano con la loro squadra alla Danilo Re, la gara internazionale dei parchi e aree protette, portando a casa dei bei risultati. Il mio augurio è che ci siano sempre più donne che vogliano fare questo lavoro, credo davvero che sia ora che le donne si prendano il posto che nei parchi, per anni, non è stato sufficientemente riconosciuto".
A frenare le donne a provare ad essere guardiaparco, oltre al contesto generalmente maschile, molto spesso ci sono anche motivazioni e dubbi legati alla forza fisica e alla resistenza che il lavoro spesso richiede (lunghe camminate, notti fuori al freddo ecc,), ma come Bruna e altre donne guardiaparco hanno già dimostrato in precedenza, non solo è possibile, è assolutamente necessario. "Come ogni mestiere, anche quello del guardiaparco ha le sue difficoltà. Nonostante tutto, lo sceglierei ancora mille volte. Spero che la mia scelta possa essere un'ispirazione per quelle bambine che incontro nelle scuole e che, un giorno, potrebbero scegliere di essere guardiaparco", conclude Bruna con un sorriso.
Per approfondimenti:
Sito Aree protette dell'Ossola
Servizio Civile 2026 nelle Aree protette