Nelle Aree protette delle Alpi Cozie, molto frequentate anche in virtù della vicinanza a Torino, si sono recentemente verificate alcune situazioni di overtourism, benchè sporadiche.
L'Alta Val Chisone e la Val Troncea
In Alta Val Chisone, tra agosto e l'inizio di settembre 2025, si sono susseguiti settimanalmente numerosi gruppi turistici religiosi provenienti da tutta Italia, che hanno soggiornato presso una grande e nota struttura alberghiera di Pragelato. In quest'occasione una delle mete preferite delle comitive è stato il Parco Naturale della Val Troncea, ed in particolare l'itinerario che conduce al Rifugio Troncea, situato nell'omonima frazione. Benchè il rifugio sia normalmente frequentato da un numero elevato di escursionisti, l'arrivo di questi gruppi (che sono arrivati a contare anche 600 persone ciascuno) ha inevitabilmente "intasato" la struttura, che si è trovata in difficoltà nel gestire i servizi base, quelli igienici in primis. Problematiche analoghe si è trovata a fronteggiare la vicina azienda agricola, che ha visto preso d'assalto il piccolo locale dedicato alla vendita di formaggio. Notevole anche l'impatto sull'ambiente circostante a causa dell'abbandono di piccoli rifiuti e del calpestìo dei pascoli, dato che la maggior parte degli escursionisti ha pranzato "al sacco" all'aperto. Inoltre molti di essi non erano informati del fatto di trovarsi in un'area protetta e ciò ha determinato una scarsa attenzione ai comportamenti da adottare verso l'ambiente circostante.
"L'aspetto che più ci ha colpito è che gruppi così numerosi di escursionisti non fossero accompagnati da guide professioniste ma da membri volontari della comitiva stessa, oltretutto non del posto. Non conoscendo bene la zona, crediamo dunque non fossero preparati a gestire questo tipo di situazioni" spiega Simone Bobbio, funzionario dell'Area Comunicazione, Fruizione ed Educazione dell'Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Cozie.
"L'approccio da noi utilizzato per cercare di ovviare a queste problematiche è stato dedicato soprattutto alla prevenzione: abbiamo organizzato, all'inizio di ogni settimana di soggiorno, una sorta di briefing con gli accompagnatori, in cui abbiamo spiegato loro le principali misure e accorgimenti da adottare per tutelare l'ambiente e la biodiversità nell'ambito di un'area protetta, sottolineando il necessario rispetto per chi vive e lavora sul territorio" spiega Davide Giuliano, guardiaparco e responsabile della vigilanza per il settore Val Chisone delle Aree protette delle Alpi Cozie. "Si è trattato indubbiamente di un aggravio di lavoro per il personale dell'Ente che però ha consentito alle guide non pratiche del posto di acquisire gli elementi conoscitivi necessari da trasmettere ai turisti, affinché tenessero comportamenti rispettosi dell'ambiente".
Turismo ed eventi sportivi sulle strade ex-militari
Altri hotspot per il turismo nelle Alpi Cozie sono indubbiamente le strade di alta quota come quelle dell'Assietta e del Colle delle Finestre, molto frequentate soprattutto in estate da ciclisti, motociclisti e mezzi fuoristrada e incluse nel Parco Naturale Gran Bosco di Salbertrand e nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè.
Nel solo periodo estivo di apertura delle strade, che va dal 15 giugno al 31 ottobre, si contano fino a 22 mila passaggi di mezzi motorizzati. Numeri importanti, di cui ancora non si conosce nel dettaglio l'impatto sull'ambiente, ma che pongono problematiche di convivenza con chi frequenta la montagna in bici o a piedi. Questi ultimi, nei mesi di luglio e agosto, possono tuttavia fruire della chiusura della strada dell'Assietta ai mezzi motorizzati nelle giornate di mercoledì e sabato. Fra gli eventi che hanno reso popolari queste strade si può citare il passaggio del Giro d'Italia al Colle delle Finestre in ben 5 occasioni a partire dagli anni duemila (2005, 2011, 2015, 2018 e 2025).
L'opinione dei gestori dei Rifugi
I grandi numeri sono di norma considerati positivi dall'industria del turismo ma anche a questo proposito non mancano le eccezioni.
E' il caso del Rifugio Selleries, situato a 2030 mt slm nel Parco Naturale Orsiera Rocciavrè. "Durante l'estate appena trascorsa, in virtù della chiusura della strada carrozzabile di accesso per lavori di manutenzione, abbiamo lavorato meglio del solito, con afflussi turistici inferiori e, per questo, più gestibili" spiega il gestore Massimo Manavella.
Al Rifugio Capanna Mautino, che si trova in Alta Val di Susa, nella zona dei Monti della Luna, all'interno di una Zona Speciale di Conservazione, i gestori hanno fatto istanza al comune competente di chiudere l'accesso, che avviene tramite strada non asfaltata, alle auto. Precedenza dunque a chi arriva a piedi o in bicicletta, nei mesi estivi, oppure con con le ciaspole o gli sci da alpinismo, d'inverno.
La situazione nel Parco Naturale dei Laghi di Avigliana
"Il turismo nel Parco Naturale dei Laghi di Avigliana è analogo a quello che caratterizza i parchi urbani o di prossimità alla città" spiega Fabio Santo, guardiaparco e responsabile della vigilanza per il settore Avigliana Val Sangone delle Aree pprotette delle Alpi Cozie. "Si tratta di turisti mordi e fuggi, che si concentrano soprattutto nelle giornate festive e nei weekend, e nel periodo della bella stagione che va grossomodo da Pasqua fino all'autunno. In alcuni casi le persone non sanno neppure di trovarsi all'interno di un'area protetta, e sono più interessate alla fruizione turistica in senso stretto piuttosto che agli aspetti naturalistici".
Ma quali sono le principali criticità che si riscontrano nei periodi di maggiore affluenza turistica?
"Nel parco esistono aree attrezzate per picnic e grigliate ma a volte le persone utilizzano prati destinati allo sfalcio per la produzione di foraggio. Occorre ricordare che esistono normative regionali che vietano di calpestare queste aree, così come di accendere fuochi a terra" prosegue Santo. "L'Ente parco cura la segnaletica informativa e provvede anche a informare direttamente le persone tramite il proprio personale che è sempre reperibile sul territorio o in sede, anche nelle giornate festive in cui le persone che visitano l'area dei laghi possono anche essere migliaia. Questo comporta inevitabilmente una serie di conseguenze come il littering, cioè la dispersione di rifiuti, soprattutto di piccole dimensioni e spesso in modo involontario, oppure il disturbo della fauna, da parte di chi percorre le sponde o naviga con piccole imbarcazioni, disturbo che comprende anche l'abitudine di dare da mangiare agli animali selvatici, che può causare loro svariati problemi ed è dunque da evitare. Altro problema è l'utilizzo non autorizzato di droni, che stiamo riuscendo a limitare anche grazie all'inserimento nell'app D-Flight della cartografia dell'area protetta con il divieto di sorvolo e una funzione che impedisce automaticamente al drone di decollare.
Vi sono poi gli abbandoni di animali di specie esotiche invasive, come le tartarughe esotiche guance rosse Trachemys scripta, che grazie anche al cambiamento climatico, iniziano a trovare le condizioni adatte a riprodursi nei nostri boschi con una sempre maggiore occupazione della nicchia ecologica dell'autoctona Emys orbicularis ormai presente con una popolazione stimata di 25/30 esemplari. E' infine da considerare che l'eccessiva concentrazione di persone è un problema di per sé, con conseguenze che vanno dagli aspetti igienici a quelli di convivenza, tenendo conto anche della diversità delle attività e sport che si praticano sulla terraferma (escursionismo a piedi, a cavallo, in mtb o e-bike) oppure in acqua, (nuoto e navigazione con sup o imbarcazioni più o meno piccole). I guardiaparco effettuano costantemente sopralluoghi e attività di sorveglianza che sono però limitati, in attesa di nuovo personale che rimpiazzi almeno i recenti pensionamenti" conclude Santo.