Nonostante le loro dimensioni spesso incospicue, essi svolgono in molti ambienti terrestri importanti funzioni ecosistemiche legate ai cicli dei nutrienti e dell'acqua. Sono inoltre microhabitat e nutrimento per moltissimi invertebrati, materiale da nidificazione per gli uccelli, cibo invernale per gli ungulati in ambienti proibitivi. L'uomo ha imparato a utilizzarli come cibi, medicinali, sostanze tintorie, ma anche come bioindicatori delle condizioni ambientali.
Licheni, questi sconosciuti
I licheni costituiscono un gruppo abbastanza diversificato: solo in Italia ne sono state segnalate finora oltre 2.800 specie, ma il numero reale è sicuramente maggiore. Rispetto ad altri gruppi viventi, infatti, i licheni sono ancora poco studiati e scarsamente conosciuti anche in aree geografiche che ci aspetteremmo essere ben esplorate dal punto di vista della biodiversità. Specie licheniche mai trovate prima vengono ancora scoperte quasi ogni anno non solamente in aree remote del pianeta, ma anche in aree antropizzate della vecchia Europa.
A riprova di ciò, è stata da poco pubblicata sulla rivista specialistica The Lichenologist la descrizione di una specie di lichene nuova per la scienza, trovata per la prima volta in quel mosaico di praterie e boschi che è il cuore della valle fluviale del Ticino. È stata battezzata Leprocaulon inexpectatum.
La scoperta della nuova specie
La scoperta affonda le radici in un progetto di ricerca e conservazione sulle comunità licheniche delle praterie aride della Pianura Padana occidentale culminato con il progetto europeo Life Drylands. Benché il lavoro di campo riguardasse i licheni terricoli, era impossibile non notare che le querce cresciute isolate in mezzo alle praterie, così come le robinie che le stanno inesorabilmente invadendo, sono ricoperte di licheni epifiti crostosi grigio-verdastri tutti molto simili tra loro. Si tratta di specie criptiche, che a causa del loro aspetto molto simile possono essere identificate solamente prelevando campioni da studiare in laboratorio con tecniche chimiche e, nei casi più complicati, anche genetiche. Dal momento che in Italia nessuno se ne era mai occupato sistematicamente, nel 2022 avviai un progetto per studiarle.
La scoperta della nuova specie è avvenuta però fondamentalmente per caso: durante il lavoro di campo per la ricerca sulle "croste verdi" epifite, raccolsi anche diversi campioni di una specie che, ad un'accurata analisi in laboratorio, si rivelò non corrispondere a nessuna già nota. Le successive analisi genetiche, svolte in collaborazione con esperti lichenologi delle Università di Graz e Praga, confermarono che si trattava di una specie mai descritta prima, appartenente al genere Leprocaulon.
Questo nuovo lichene è stato battezzato "inexpectatum", che significa letteralmente "inaspettato", per rimarcare la sorpresa di scoprire una specie mai descritta in precedenza in quella che è una delle aree più impattate dall'uomo e più inquinate di tutta Europa. Non il luogo in cui ci aspetteremmo di trovare nuove specie di licheni, organismi molto sensibili non solamente all'inquinamento, ma in generale alle alterazioni ambientali causate dall'azione dell'uomo.
La Valle del Ticino e la sua biodiversità
Va però sottolineato che, nonostante il generalizzato degrado ambientale, nella Pianura Padana sono ancora presenti "isole verdi" in cui una ricca biodiversità riesce a conservarsi, perpetuarsi e in alcuni casi espandersi. Esempio eclatante è la Valle del Ticino, tutelata da due Parchi Naturali – uno piemontese e uno lombardo – che costituisce un fondamentale serbatoio di biodiversità e corridoio ecologico immerso in un contesto marcatamente antropizzato, ed è la prima area in cui Leprocaulon inexpectatum è stato rinvenuto.
Questo dimostra quanto l'esistenza delle aree protette sia fondamentale per la biodiversità, a patto che il ruolo dei Parchi non si limiti a una semplice protezione passiva, bensì persegua una conservazione attiva, che in determinati contesti necessita anche di azioni gestionali pragmatiche, come ad esempio il ripristino degli habitat più frammentati o degradati.
L'esistenza di aree protette dinamiche è vitale oggi più che mai, tra le altre cose, per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, che rappresenta una seria minaccia per molti organismi viventi, da quelli più noti ed amati, come i grandi vertebrati, a quelli più discreti e misconosciuti, come appunto i licheni. In contesti come quello padano, tuttavia, altre minacce sono ancora più incalzanti. La principale è il consumo di suolo, primo responsabile della scomparsa di habitat naturali e seminaturali, che a sua volta è la principale causa di estinzione delle specie viventi non solamente nelle pianure dell'Europa temperata, ma a livello globale. Ma anche l'inquinamento elevato ha impatti non trascurabili.
La presenza in altre aree
Protezione e gestione a fini conservazionistici, per essere efficaci, devono essere precedute dalla comprensione dei fenomeni che influenzano la biodiversità. Ma per comprendere gli effetti di tali fenomeni è necessario aver prima sviluppato solide conoscenze di base sulle specie in gioco, un traguardo dal quale siamo ancora molto lontani. Quindi, la ricerca di Leprocaulon inexpectatum è continuata, e lui, sempre facendo fede al suo carattere "inatteso", è stato trovato anche in altre aree apparentemente molto diverse da quella iniziale: nei castagneti secolari della Val Camonica e sui colli pistoiesi in Toscana, sempre in foreste di latifoglie di bassa quota ben conservate. Questa serie di piccole ma significative sorprese ci insegna a fare un po' più di attenzione a queste forme di vita neglette, non solamente per conoscere meglio la diversità biologica che ci circonda, ma anche per scoprire la bellezza che può rivelarsi su una scala così minuscola a chi la sappia osservare con il giusto sguardo.
* Gabriele Gheza è un naturalista, attualmente lavora come Assegnista di Ricerca al Dipartimento BiGeA dell'Università di Bologna.