Il termine autoctono, così come il suo sinonimo indigeno, indica l'appartenenza di qualcosa o qualcuno a un determinato luogo e, in campo biologico, indica una specie che è originaria del luogo in cui si trova.
Al contrario, per specie alloctona o aliena o esotica si intende una specie introdotta all'esterno del suo areale di distribuzione naturale per azione dell'uomo.
Esiste quindi una grande differenza tra specie alloctona e specie alloctona invasiva: non sempre una specie introdotta riesce a acclimatarsi e/o a diventare un'entità realmente invasiva.
Molto importante è anche considerare il concetto di autoctonia e alloctonia non solo dal punto di vista della geografia politica, ma anche da quello zoogeografico a scala di bacino o sottobacino idrografico.
Spesso la transfaunazione, ovvero gli spostamenti di ittiofauna da un bacino all'altro della nostra penisola, ha causato danni pari, se non maggiori, rispetto all'introduzione di specie di origine straniera; ad esempio l'introduzione di specie originarie del bacino del Po in altri bacini dell'Italia peninsulare e della Sardegna hanno causato l'estinzione locale di specie originarie.
La Convenzione sulla diversità biologica (CBD, dall'inglese Convention on Biological Diversity), trattato internazionale adottato nel 1992 al fine di tutelare la diversità biologica, ha individuato sei differenti categorie riguardo alle cause della bioinvasione:
- rilascio volontario di animali in natura, agenti per il controllo biologico, piante utilizzate per modellare il paesaggio;
- fuga da giardini, da impianti di itticoltura, o da giardini zoologici;
- contaminazione con piante, agenti patogeni o infestanti trasportati involontariamente;
- trasporto di "clandestini" in acqua di zavorra, nel trasporto merci, negli aerei cargo;
- corridoi (ad es. strade, canali) con particolare accento sul ruolo svolto dalle infrastrutture di trasporto;
- migrazione spontanea – la diffusione naturale in un determinato territorio di una specie alloctona.
Per quanto riguarda la fauna ittica, le cause principali di questo tipo di invasione vanno individuate nel rilascio volontario di stock ittici alloctoni e/o transfaunati finalizzati alla gestione dell'attività alieutica e, secondariamente, per motivi di lotta biologica come il caso della Gambusia (Gambusia holbrooki), introdotta a più riprese fin dagli Anni '20 del secolo scorso per contrastare la zanzara Anophele, vettore della malaria.
Più raramente l'invasione potrebbe avere avuto origine dalla liberazione di esemplari da acquario o dal rilascio di esca viva. È interessante ricordare come nel nostro paese già i Romani avessero introdotto specie come la carpa (Cyprinus carpio) nativa dell'Oriente e, forse, anche il persico reale (Perca fluviatilis) dai bacini danubiani e che documenti medioevali confermano lo spostamento di diverse specie di pesci da un bacino all'altro della penisola, tra cui Salmonidi.
Attorno alla seconda metà dell'800, con l'unità d'Italia, il governo autorizza l'immissione di specie originare del bacino del Mississippi come il pesce gatto (Ameiurus melas), il persico trota (Micropterus salmoides) e il persico sole (Lepomis gibbosus), specie che riuscendo a vivere in acque stagnanti potevano costituire un apporto proteico nella dieta delle campagne e prevenire la pellagra. Tra la fine del'800 e l'inizio del'900 prende il via anche l'allevamento e la conseguente introduzione in natura di Salmonidi alloctoni quale la trota di torrente di linea evolutiva atlantica (Salmo trutta) e la trota iridea (Oncorhynchus mykiss).
Alla fine della guerra fredda era vantaggioso acquistare stocks di "pesce bianco" ovvero ciprinidi dai paesi dell'ex blocco comunista da utilizzare per pesca ricreativa e questo ha comportato la comparsa e l'acclimatazione di molte specie di origine danubiana nei bacini italiani, tra cui il barbo europeo (Barbus barbus) e il famigerato siluro (Silurus glanis).
Scarica gratis il numero speciale 'Pesci esotici - L'invasione silenziosa' da cui è tratto questo articolo
L'evento - Predatori silenziosi
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